Centrale di Itaipú: al via il negoziato tra Brasile e Paraguay

Pubblicato il 14 maggio 2019 alle 6:30 in Brasile Paraguay

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Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, e il suo omologo del Paraguay, Mario Abdo Benítez hanno posto lo scorso fine settimana la prima pietra di un nuovo ponte che collega i due paesi sul fiume Paranà. L’evento, tenutosi nella città di confine di Foz de Iguazú, è stato una nuova dimostrazione delle ottime relazioni che intercorrono tra i due presidenti, entrambi eletti nel 2018. Brasile e Paraguay, tuttavia, hanno davanti una sfida difficile: iniziare negoziati sulla gestione condivisa della centrale idroelettrica di Itaipú, il principale centro di produzione di energia idroelettrica al mondo e il cui trattato di uso congiunto scade nel 2023.

Il nuovo ponte sarà il secondo binazionale e attraverserà le acque che alimentano la diga. Sebbene il Brasile e il Paraguay condividano migliaia di chilometri di confini terrestri, il lavoro cerca lo sviluppo della cosiddetta Triple Frontiera, come viene chiamato il punto che unisce entrambi i paesi con l’Argentina. Il progetto del nuovo ponte ha più di 30 anni, Abdo e Bolsonaro hanno promesso che sarà finito prima del 2022. Il nuovo attraversamento binazionale si unirà al Ponte dell’Amicizia, inaugurato nel 1965 e prevede un costo di circa 75 milioni di dollari. I soldi arriveranno proprio dai guadagni garantiti dalla centrale di Itaipú.

Bolsonaro e Abdo concordano su numero temi, dal Venezuela alla critica della Corte interamericana dei diritti umani o al rifiuto dell’aborto legale. Ma il negoziato che li attende sembra essere un tema spinoso: un nuovo accordo che determini la distribuzione dell’energia prodotta a Itaipú, una delle principali fonti di elettricità per il Brasile e di valuta estera per il Paraguay, che vende la produzione in eccesso, che non usa, al vicino.

In Paraguay, la questione della distribuzione dei profitti di Itapú è una questione di Stato. Diplomatici, economisti, politici, avvocati, scienziati politici, giornalisti e leader sociali discutono la rinegoziazione dell’allegato C del trattato Itaipú firmato nel 1973 tra due dittature: quella di Stroessner in Paraguay e quella del generale Emilio Garrastazu Médici in Brasile. Secondo il testo, ancora in vigore, il paese più piccolo, il Paraguay, trasferisce l’energia in eccesso al prezzo di costo al più grande, il Brasile. Tale accordo, che il Paraguay considera ingiusto, scade 50 anni dopo la sua firma. Il termine è dunque previsto per il 2023 e il periodo dei negoziati coincide con le presidenze di Abdo Benítez e Bolsonaro.

Nel 2009, il presidente brasiliano Lula da Silva e il suo omologo paraguaiano, Fernando Lugo, avevano acconsentito a triplicare il pagamento del Brasile al Paraguay per raggiungere i 360 milioni di dollari all’anno. Anche all’epoca c’era intesa tra Brasilia e Asunción, erano gli anni di auge della sinistra latinoamericana. Ora e fino al 2023, due governi nati proprio dalla reazione a quell’esperienza, devono decidere cosa faranno con la distribuzione di energia. Esistono opinioni di ogni tipo. Dagli abitanti del luogo, leader indigeni e contadini che chiedono riparazioni per le perdite subite a causa della centrale, ai rapporti di esperti contattati dal potente settore agroindustriale paraguaiano che sostengono che il Paraguay può richiedere fino a 5,3 miliardi di dollari al Brasile.

La questione è importante e, pertanto, il Paraguay ha creato una Commissione nazionale definita “una squadra multidisciplinare con i migliori uomini e donne, che avrà la missione di affrontare la sfida e difendere gli interessi della Repubblica, sostenendo ciò che in giustizia spetta al Paraguay come partner del Brasile”.

Bolsonaro, d’altro lato, non può permettersi di scaricare sulle bollette dei brasiliani i costi dell’aumento che dovrà essere pagato ad Asunción.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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