Venezuela: polemiche tra USA e Spagna

Pubblicato il 13 maggio 2019 alle 6:10 in Spagna USA e Canada Venezuela

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L’unità d’intenti dei paesi europei e americani contro il regime di Nicolás Maduro inizia a mostrare fratture mentre i mesi passano senza che il leader chavista mostri di perdere l’effettivo controllo del Venezuela. Il ministro degli Esteri spagnolo Josep Borrell ha accusato Washington di aver agito “come un cowboy” in questa crisi e ha avvertito che la soluzione non può che essere “pacifica, negoziata e democratica”. L’inviato speciale di Donald Trump per il Venezuela, Elliott Abrams, in un’intervista al quotidiano spagnolo El País, ha difeso l’atteggiamento e la posizione del suo governo come reazione alla pressione di altri paesi che sostengono Maduro, come Russia e Cuba. “È un atteggiamento responsabile, non diplomazia da cowboy” – ha detto Abrams.

Il presidente dell’Assemblea nazionale del Venezuela, il leader dell’opposizione Juan Guaidó, è stato riconosciuto come presidente ad interim lo scorso 23 gennaio dagli Stati Uniti, cui si sono aggiunti immediatamente oltre cinquanta paesi, tra cui i principali paesi latinoamericani (tranne il Messico), la Spagna e altri 23 paesi della UE. 100 giorni dopo, però, Guaidó non è riuscito ad aggiungere un sostegno sufficiente né in piazza né soprattutto in seno all’esercito per forzare la caduta del successore di Hugo Chávez e l’usura del giovane leader dell’opposizione è già di dominio pubblico. In un’intervista alla televisione spagnola, Borrell ha detto che gli Stati Uniti si comporta nella crisi del Venezuela “come il cowboy occidentale, che dice ‘guarda come sfodero bene la pistola’”, mentre, a suo avviso, la situazione nel Paese “non si risolve mostrando le armi”, ma cercando e trovando “una soluzione pacifica, negoziata e democratica”.

Gli Stati Uniti non escludono un intervento militare in Venezuela, e ripetono costantemente, ma senza determinare qual è la linea rossa che farebbe scattare questo percorso, ma il continuo ricorso alla minaccia di attacco militare contro Caracas sta creando tensioni con paesi, come il Canada e gli stati europei, che sostengono Guaidó, ma non voglio nemmeno sentire parlare dell’opzione militare.

D’altra parte Abrams sottolinea che “c’è già un intervento militare in Venezuela, quello di Cuba“. “Le guardie del corpo di Maduro in Venezuela sono soldati di Cuba ed è chiaro che la Russia sta diventando sempre più coinvolta in Venezuela, come si è visto con il recente invio di cento soldati e di equipaggiamento militare” – ha spiegato l’inviato di Trump. “È sbagliato pensare che Guaidó sarà in grado di trattare con russi e cubani, e questo è qualcosa in cui gli Stati Uniti dovranno svolgere un ruolo. Chiarire che la Russia non avrà libertà di azione in Venezuela è una dichiarazione responsabile, non è la diplomazia da cowboy” – ha affermato Abrams in risposta a Borrell. 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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