Sudan: forze di sicurezza intervengono a sedare nuove proteste

Pubblicato il 13 maggio 2019 alle 18:14 in Africa Sudan

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La polizia sudanese e le Forze di supporto rapido hanno usato gas lacrimogeni, lunedì 13 maggio, per disperdere i cittadini in marcia nel nord di Khartoum. Gli agenti di sicurezza hanno altresì rimosso le barriere che i manifestanti avevano eretto su una strada principale collegata con il centro della capitale, fulcro delle proteste anti-governative.

La notizia arriva nello stesso momento in cui è stato reso noto che i colloqui tra il Consiglio militare provvisorio e l’opposizione, favorevole alla formazione di un governo civile, sono stati interrotti. I negoziati tra i militari e l’Associazione dei professionisti sudanesi, leader dei sit-in, erano iniziati il 29 aprile e prevedevano la creazione di un consiglio misto civile-militare.

I manifestanti si riuniscono da giorni, lungo le strade di Khartoum, per fare pressione sui membri del Consiglio, invitandoli a consegnare il potere ai civili. Secondo fonti locali, le forze di sicurezza avrebbero disperso all’incirca 100 persone, impegnate in una marcia pacifica, nella giornata di lunedì.

Le manifestazioni che hanno portato all’attuale situazione in Sudan sono scoppiate il 19 dicembre 2018, nella città centrale di Atbara, in seguito alla decisione del governo di triplicare il prezzo del pane. Rapidamente si sono trasformate in proteste a livello nazionale per chiedere la fine del governo del presidente Omar al-Bashir. Dopo una prima ondata di repressioni, che non è riuscita a mettere fine alle manifestazioni, il 22 febbraio al-Bashir ha imposto lo stato di emergenza, per la durata di un anno, che il Parlamento ha successivamente ridotto a 6 mesi. Il movimento di protesta, considerato dagli analisti come la più grande sfida alla presidenza di al-Bashir, è stato guidato inizialmente dall’Associazione dei Professionisti sudanesi. Da allora, diversi partiti politici hanno appoggiato la causa dei manifestanti e, insieme, hanno formato un gruppo chiamato “Alleanza per la libertà e il cambiamento”, volto ad allargare ed intensificare le manifestazioni. 

Nella giornata di giovedì 11 aprile, le forze armate sudanesi hanno rovesciato e arrestato il presidente Omar al-Bashir, il cui governo aveva annunciato le dimissioni poche ore prima, sancendo, dopo mesi di proteste, la fine ufficiale del dominio del presidente. Dopo tale evento, l’esercito ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, e il generale Awad Ibn Auf ha inizialmente assunto il controllo come presidente del Consiglio militare. Sull’onda delle proteste pubbliche che lo consideravano alla stregua del predecessore, Awad fu però costretto a rassegnare le dimissioni e al suo posto, il giorno successivo, venne insediato Al-Burhan, in passato ispettore generale delle forze armate. L’uomo ha fin da subito incontrato i manifestanti nelle strade della capitale per avviare un dialogo e ascoltare le loro richieste. Tuttavia, gli attivisti hanno fatto sapere che le proteste continueranno finché non verrà formato un governo di transizione regolare, come sancito dalla Dichiarazione della Libertà e del Cambiamento firmata da vari gruppi politici e professionali a gennaio 2019.

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Chiara Gentili

di Redazione

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