Iran condanna una presunta spia della Gran Bretagna

Pubblicato il 13 maggio 2019 alle 17:24 in Iran UK

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Teheran ha riferito, il 13 maggio, di aver condannato una donna iraniana a 10 anni di carcere con l’accusa di essere una spia per la Gran Bretagna. Le autorità di Londra fanno sapere di essere molto preoccupate dai recenti sviluppi nei rapporti con la Repubblica Islamica.

“Un’iraniana che era a capo del British Council nel nostro Paese stava collaborando con l’agenzia di Intelligence britannica”, ha dichiarato alla televisione di Stato Gholamhossein Esmaili, portavoce delle autorità giudiziarie. “La donna è stata condannata a 10 anni di carcere dopo la sua confessione”, ha poi aggiunto. Esmaili ha comunicato che la persona in questione sarebbe stata responsabile di progetti di “infiltrazione culturale” in Iran. Non è ancora nota l’identità della donna, ma le autorità hanno riferito che questa ha studiato in Gran Bretagna, dove è probabilmente stata reclutata. Esmaili ha comunicato che la condannata si trovava già in detenzione da quasi un anno. Da parte sua, il Ministero degli Esteri britannico ha dichiarato di essere “molto preoccupato” dai rapporti ricevuti sul caso della presunta spia inglese. “Non siamo stati in grado di confermare ulteriori dettagli in questa fase e siamo alla ricerca di ulteriori informazioni”, ha riferito un portavoce del Foreign Office britannico.

Gli arresti di cittadini iraniani accusati di spionaggio sono aumentati da quando il capo supremo del Paese, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha denunciato che l’anno scorso ci sono state “infiltrazioni” di agenti occidentali in Iran. Inoltre, la Repubblica Islamica sta vivendo oggi un periodo di grande isolamento diplomatico e tensioni internazionali. L’8 maggio, Teheran ha reso noto che non avrebbe più rispettato le limitazioni sull’arricchimento dell’uranio imposte dall’accordo sul nucleare del 2015, se i Paesi che ne fanno parte non cercheranno di proteggere l’economia iraniana dagli attacchi americani. La Gran Bretagna è firmataria di tale intesa e, come altri Paesi europei, supporta il mantenimento dell’accordo. Il rapporto tra potenze occidentali e Iran è estremamente teso da quando gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 2015, l’8 maggio 2018. Di conseguenza, Washington ha reimposto una serie di misure punitive contro Teheran. Il 5 novembre 2018, il Dipartimento del Tesoro ha annunciato il pacchetto di sanzioni più grande di sempre contro l’Iran.

Le misure punitive sono poi aumentate durante tutto l’anno e le relazioni bilaterali sono gradualmente peggiorate, con gesti e dichiarazioni provocatorie da entrambe le parti. L’obiettivo a breve termine delle sanzioni americane, secondo il Tesoro degli Stati Uniti, era quello di impedire che il Paese mediorientale continuasse a finanziare le proprie attività maligne e ad esercitare una forte pressione sulla regione. La finalità ultima rimane che l’Iran sia spinto a negoziare un nuovo accordo, in cui si impegni a non portare avanti alcun tipo di sviluppo o acquisto nucleare o missilistico. Teheran, da parte sua, ha accusato il presidente statunitense, Donald Trump, di fare del “terrorismo economico” e ha condannato l’atteggiamento americano come “guerra psicologica” contro Teheran, sottolineando di aver sempre rispettato i termini dell’accordo sul nucleare del 2015.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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