Il Burkina Faso e il terrorismo

Pubblicato il 13 maggio 2019 alle 6:01 in Approfondimenti Burkina Faso

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Per lungo tempo risparmiato dai gruppi armati attivi nel Sahel, il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo, localizzato nell’Africa occidentale e senza alcuno sbocco al mare è divenuto bersaglio dei movimenti jihadisti dalla caduta dell’ex presidente Blaise Compaore, nell’ottobre 2014. Il confine settentrionale con il Mali costituisce un territorio propizio per gli scontri tra i gruppi armati, i quali contribuiscono all’instabilità del Paese. Il predicatore Ibrahim Malam Dicko, che ha rivendicato alcuni attacchi contro le truppe locali e i civili del Burkina Faso, è attivo in tale zona. La sua organizzazione Ansarul Islam è stata designata come gruppo terroristico dal governo di Ouagadougou.

Dal gennaio 2016, il Burkina Faso è stato teatro di numerosi attacchi terroristici. A soli due giorni di distanza dall’inaugurazione del nuovo governo, presieduto dal premier Paul Kaba Thieba, il 15 gennaio di quell’anno, alcuni militanti hanno sequestrato un hotel e un bar nel centro di Ouagadougou, causando la morte di 28 persone e il ferimento di altre 56, mettendo subito in evidenza la difficoltà della nuova amministrazione nel mettere in atto una risposta anti-terrorista efficace.

A partire dal 2017, il Burkina Faso ha assistito ad una lenta ma continua crescita delle attività terroristica, subendo numerosi attacchi lungo i confini con il Mali. Lo stesso anno, la branca sahariana di al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM) si è unita a al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e al Macina Liberation Front per formare il Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimin (JNIM), gruppo attualmente molto attivo in Burkina Faso, insieme a Ansarul Islam e ISIS in the Greater Sahara. Il Country Report on Terorrism 2017 del governo americano, le organizzazioni terroristiche reclutano con successo i membri dell’etnia Fulani, che sono particolarmente marginalizzai, poveri e svantaggiati rispetto al resto degli abitanti del Burkina Faso.

Nel corso del 2018, gli attacchi terroristici sono continuati e, in molti casi, sono stati rivendicati da JNIM. In particolare, secondo quanto segnalato dall’emittente francese Franco 24, le attività jihadiste in Burkina Faso si stanno spostando dalla zona centro-settentrionale alla zona orientale del Paese, una regione già caratterizzata dalla presenza della criminalità organizzata. Il 5 settembre 2018, un gruppo di soldati burkiniani, impegnato in un’operazione per disinnescare le mine posizionate dai jihadisti nell’Est della città di Kabonga, è rimasto vittima di una violenta esplosione che ha causato la morte di 2 ufficiali ed il ferimento di altri 6. Dal momento che si era trattato del terzo attacco esplosivo mortale in un mese, secondo il sociologo Sidi Kountè, specializzato nel jihadismo nel Sahel, stiamo assistendo alla nascita di un nuovo fenomeno. Nessun gruppo terroristico ha rivendicato tali azioni, anche se l’uso di materiale esplosivo contro le forze di sicurezza burkiniane suggerisce che sia opera di un’organizzazione jihadista. In particolare, secondo Kountè, l’assenza di rivendicazione potrebbe costituire una mossa strategica di un nuovo gruppo che, ancora, non ha una base solida e che sta crescendo. Ciò che è certo, ha dichiarato il sociologo, è che un’organizzazione jihadista è attiva nell’Est del Paese.  Il Global Terrorism Index 2018 dell’Institute for Economics and Peace ha inserito il Burkina Faso al 37esimo su una lista di 138 Paesi analizzati per l’impatto del terrorismo, con un indice pari a 4,8 su 10

Il 2019 si è aperto con due attacchi in due giorni, il 27 e 28 gennaio, in cui sono morte complessivamente 14 persone. Nel primo attentato, uomini armati hanno ucciso 4 soldati del Burkina Faso, e ne hanno feriti altri 5, al confine con il Mali. I soldati facevano parte di un’unità antiterrorismo che operava nell’area di Nassoumbou, nel Nord del Paese. La stessa divisione, il 12 dicembre, aveva perso altri 12 soldati in un attacco rivendicato da Ansarul Islam. 10 civili, invece, sono stati uccisi nel villaggio di Sikire, nella stessa regione, il 27 gennaio. L’ultimo attentato si è verificato il 12 maggio, quando uomini armati hanno assalito una chiesta cattolica nel Burkina Faso centro-settentrionale, causando almeno 6 morti, tra cui il sacerdote che celebrava la funzione religiosa. 

Il Paese africano fatica a mettere in atto una legislazione efficiente che sia in grado di rispondere alla minaccia terroristica. Le riforme proposte da una commissione di sicurezza, nel dicembre 2015, non sono mai state adottate, facendo sì che la difesa del Burkina Faso non sia mai aumentata in modo proporzionale alla minaccia. Nel corso dei quattro anni passati, gli Stati Uniti hanno assistito il governo di Ouagadougou con finanziamenti del valore complessivo di circa 30 milioni di dollari, che hanno reso possibile la cooperazione regionale con i Paesi vicini in materia di anti-terrorismo. Tali risorse sono state fornite grazie al Department of State’s Africa Peacekeeping Program II (AFRICAP). Con gli aiuti ricevuti, il Paese ha messo in atto la Mission de Securitization du Nord, tutt’ora in atto, per limitare le attività terroristiche ai confini settentrionali con il Mali. Oltre a questa iniziativa, l’esercito locale mira a formare un’unità specializzata che si dedichi esclusivamente alle operazioni anti-terrorismo. Tuttavia, a causa dei pochi fondi a disposizione dell’esercito, la realizzazione di tale progetto necessiterà di un supporto internazionale. La mancanza di risorse economiche è una delle ragioni per cui il governo del Burkina Faso non riesce a mettere in atto una risposta efficiente per contrastare e prevenire gli incidenti terroristici.

Nel 2017, tuttavia, il Burkina Faso ha iniziato a modificare il proprio quadro giuridico. A gennaio, i legislatori hanno creato un gruppo di lavoro speciale giudiziario che ha giurisdizione su casi legali legati al terrorismo. Tale organo, tuttavia, non è stato pienamente operativo fino alla fine del 2017. Nel corso degli ultimi anni, i funzionari di sicurezza e di polizia hanno dato la priorità alla difesa delle frontiere. Il Burkina Faso si serve del Sistema di comparazione e valutazione dell’identificazione personale del Programma di identificazione terroristica (PISCES) e utilizza l’attrezzatura e il software di screening forniti da International Organization for Migration per condurre lo screening e la watchlist dei viaggiatori.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, il Burkina Faso cerca di aumentare la propria efficienza, facendo parte dell’Inter-Governmental Action Group Against Money Laundering Africa, un organo parte dell’Economic Community of Wes African States (ECOWAS). Nel 2016, inoltre, Ouagadougou ha introdotto 11 nuove leggi per contrastare le attività di finanziamento al terrorismo, in linea con le regole dettate dalla West African Economic and Monetary Union (WAEMU). Nonostante il Burkina Faso, nel 2014, avesse messo in atto una strategia triennale per combattere il crimine finanziario, a causa dell’instabilità politica ed economica, non è riuscito a completarla, lasciandola incompiuta. Avendo un’economia basata sulla circolazione di denaro liquido, il Paese africano fatica a mettere in atto strategie e politiche in grado di controllare e tracciare i soldi in circolazione. Per questo motivo, il Burkina Faso costituisce un terreno fertile per il riciclaggio di denaro e per finanziare il terrorismo.

Per quanto riguarda il contrasto alla diffusione dell’estremismo violento, nel 2017, il governo burkiniano ha lanciato il piano di emergenza del Sahel, per migliorare l’applicazione della legge comunitaria e generare opportunità economiche nella regione. Il Burkina Faso non ha programmi per riabilitare o reintegrare i terroristi nella società. La programmazione CVE dell’Agenzia per lo sviluppo internazionale degli Stati Uniti includeva un progetto di messaggistica regionale, chiamato Voices for Peace, che neutralizza le narrative terroristiche attraverso programmi radiofonici e social media.

Sul piano della cooperazione regionale, il Burkina Faso ha aumentato il coordinamento con le Nazioni Unite in materia di anti-terrorismo e ha partecipato anche a GCTF’s Sahel Working Group. Il governo di Ouagadougou, inoltre, fa parte del TSCTP, dell’ECOWAQ e del G5 Sahel Group, formato da Burkina Faso, Mali, Ciad, Mauritania e Niger, creato nel febbraio 2014.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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