Il Golfo teme la guerra del petrolio: attaccate navi saudite e degli EAU

Pubblicato il 13 maggio 2019 alle 12:26 in Arabia Saudita Emirati Arabi Uniti Iran

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L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito che alcune loro imbarcazioni commerciali hanno subito sabotaggi al largo delle coste dell’emirato di Fujairah, nei pressi dello Stretto di Hormuz. Tali eventi sono stati condannati come tentativi di minare la sicurezza delle forniture di petrolio mondiali.

Il Regno ha comunicato che 2 petroliere saudite hanno subito un tentativo di “sabotaggio”, mentre gli EAU hanno dichiarato che 4 navi mercantili di loro proprietà sono state attaccate. Tali eventi si sono verificati nelle acque dell’emirato di Fujairah, che si affaccia sul Golfo di Oman. L’area è estremamente importante per il commercio globale di idrocarburi poiché vi si trova una delle stazioni di rifornimento di carburante navale più grandi del mondo, situata appena fuori dallo Stretto di Hormuz. Non è ancora chiaro chi siano i responsabili di tali assalti contro le imbarcazioni, ma questi si sono verificati in un periodo di crescenti tensioni nella zona, soprattutto a causa delle difficili relazioni tra Stati Uniti e Iran. Lo stretto di Hormuz separa gli Stati del Golfo dall’Iran e rappresenta una rotta importantissima per la navigazione petrolifera e del gas. Gli attacchi rischiano di compromettere la stabilità della regione e il normale funzionamento dell’industria petrolifera. Questa possibilità sta allarmando i Paesi di tutta l’area. Il Ministero degli Esteri iraniano ha definito gli episodi “preoccupanti e terribili” e ha chiesto un’indagine sulla questione. 

Il ministro saudita per l’Energia, Khalid al-Falih, ha dichiarato che una delle 2 navi saudite attaccate stava per essere caricata di petrolio nel porto di Ras Tanura e doveva poi dirigersi negli Stati Uniti. L’assalto non ha causato vittime e nemmeno fuoriuscite di greggio dalle imbarcazioni, ma sono stati riportati danni significativi alle strutture delle navi, secondo quanto riferiscono le autorità saudite. INTERTANKO, un’associazione di proprietari e operatori navali, ha comunicato in una nota che “almeno due navi hanno riportato buchi ai lati, causati da armi”. Le imbarcazioni saudite sono state identificate come due navi cisterne di grandi dimensioni di proprietà dell’azienda Bahri Oil, la petroliera Amjad e la petroliera Al Marzoqah. La società a cui appartengono le navi non ha risposto ad una richiesta di commento da parte di Reuters. Il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, da parte sua, ha confermato che non ci sono vittime e che le operazioni portuali a Fujairah sono tornate normali. Un’inchiesta è poi stata avviata in coordinamento con le autorità internazionali. In seguito, il Ministero degli Esteri dell’Arabia Saudita ha rilasciato una dichiarazione a sostegno del proprio alleato regionale, gli EAU, e ha chiesto di indagare sugli attacchi in questa area vitale per il commercio. A causa dell’incertezza creata nei mercati finanziari da tali eventi, lunedì 13 maggio, l’indice di Dubai è sceso dell’1.6% e quello di Abu Dhabi all’1.7%. Il prezzo del petrolio continua a salire, e le previsioni future sul greggio Brent di riferimento lo vedono a 70.98 dollari al barile.

Il ministro degli Esteri saudita ha affermato che l’attacco vuole minare la libertà marittima e la sicurezza delle forniture di petrolio, ai danni dei consumatori di tutto il mondo. “La comunità internazionale ha la responsabilità di proteggere la sicurezza della navigazione marittima e la sicurezza delle petroliere, per mitigare le conseguenze negative di tali incidenti sui mercati dell’energia e il pericolo che rappresentano per l’economia globale”, ha dichiarato. Da parte sua, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi ha aggiunto che l’incidente “ha un impatto negativo sulla sicurezza del trasporto marittimo” e ha chiesto ai Paesi della regione di “vigilare contro le trame destabilizzanti di agenti stranieri”. Tuttavia, Teheran non gode di buoni rapporti con i Paesi del Golfo, che sono stretti alleati degli Stati Uniti. Le relazioni tra l’Iran e l’amministrazione statunitense guidata dal presidente americano, Donald Trump, sono a loro volta estremamente tesi. 

L’amministrazione marittima degli Stati Uniti ha commentato gli incidenti di Fujairah, sollecitando alla prudenza. All’inizio del mese di maggio, le navi commerciali statunitensi, comprese le petroliere che navigano attraverso le vie marittime del Medio Oriente, avevano riferito di possibili attacchi da parte dell’Iran, secondo quanto riporta Reuters. Il rapporto tra USA e Iran è estremamente teso da quando gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 2015, l’8 maggio 2018. Di conseguenza, Washington ha reimposto una serie di misure punitive contro Teheran. Il 5 novembre 2018, il Dipartimento del Tesoro ha annunciato il pacchetto di sanzioni più grande di sempre contro l’Iran. Le misure punitive sono poi aumentate durante tutto l’anno e le relazioni bilaterali sono gradualmente peggiorate, con gesti e dichiarazioni provocatorie da entrambe le parti. L’obiettivo a breve termine delle sanzioni americane, secondo il Tesoro degli Stati Uniti, era quello di impedire che il Paese mediorientale continuasse a finanziare le proprie attività maligne e ad esercitare una forte pressione sulla regione. La finalità ultima rimane che l’Iran sia spinto a negoziare un nuovo accordo, in cui si impegni a non portare avanti alcun tipo di sviluppo o acquisto nucleare o missilistico. Teheran, da parte sua, ha accusato Trump di fare del “terrorismo economico” e ha condannato l’atteggiamento americano come “guerra psicologica” contro Teheran, sottolineando di aver sempre rispettato i termini dell’accordo sul nucleare del 2015. 

Il mese di aprile ha visto una nuova escalation delle tensioni tra USA e Iran. Il 23 aprile, i Guardiani della Rivoluzione dell’Iran hanno minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz e il Ministero del Petrolio, guidato dal ministro , Bijan Zanganeh, ha comunicato di essere preparato ad affrontare i nuovi attacchi americani. Ciò si riferiva proprio al fatto che l’Iran avrebbe dovuto affrontare l’ultima decisione americana di non concedere più esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica. Poco dopo tale decisione, annunciata dagli Stati Uniti il 22 aprile, il ministro iraniano del Petrolio aveva riferito che l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti stavano sovrastimando le loro capacità di produzione di greggio. Tali dichiarazioni si riferivano alle aspettative che i due Paesi del Golfo siano pronti a compensare l’eventuale diminuzione dell’offerta mondiale di greggio, causata dalla diminuzione della produzione iraniana, a seguito della fine delle esenzioni e dell’inasprimento delle sanzioni. 

A peggiorare tale clima, l’8 maggio, l’Iran ha reso noto che non avrebbe più rispettato le limitazioni sull’arricchimento dell’uranio imposte dall’accordo sul nucleare del 2015, che i Paesi rimasti nell’intesa stanno ancora cercando di salvare. Negli stessi giorni, gli Stati Uniti hanno schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nei mari del Medio Oriente, chiarendo all’Iran che “ogni attacco agli interessi degli Stati Uniti o ai suoi alleati sarà respinto con forza inesorabile”, secondo quanto dichiarato dal consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense, John Bolton. In un comunicato, il portavoce del Pentagono, Charles Summers, ha specificato che tali decisioni sono state messe in atto dopo aver rilevato una serie di minacce ai danni delle forze americane nella regione. Per la stessa ragione, l’aviazione americana sta schierando un gran numero di bombardieri B-52 Stratofortess presso il Golfo Persico. Un comandante dei Guardiani della Rivoluzione iraniani ha affermato che la presenza militare degli Stati Uniti nel Golfo non rappresenta una minaccia, ma un obiettivo. La tensione rimane alta nell’area e il futuro della regione dipende dai precari equilibri relativi al difficile rapporto tra Washington e Teheran. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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