Yemen: al via il ritiro degli Houthi dai porti del Paese

Pubblicato il 11 maggio 2019 alle 11:31 in Medio Oriente Yemen

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Il gruppo di ribelli Houthi ha annunciato che inizierà, sabato 11 maggio, a ridistribuire unilateralmente le proprie forze, spostandole dai 3 porti principali dello Yemen, nell’ottica di consentire l’avvio dei negoziati per trovare una soluzione politica al conflitto civile.

La notizia è stata annunciata tramite un comunicato del Comitato di coordinamento per il ridispiegamento (anche detto RCC, dall’inglese Redeployment Coordination Committee) delle Nazioni Unite. Gli Houthi hanno acconsentito ad avviare un ridispiegamento iniziale unilaterale, tra sabato 11 e martedì 14 maggio, che consentirà la liberazione dei tre porti di Saleef, usato per il grano, Ras Isa, usato per il petrolio, e Hodeidah, il più importante porto del Paese. Il ritiro delle forze ribelli è iniziato alle 10 del mattino di sabato, ha annunciato su Twitter il capo del Comitato Rivoluzionario Supremo degli Houthi, Mohammed Ali al-Houthi, confermando l’accordo anche dalla parte del gruppo. Nello stesso messaggio, Al-Houthi ha affermato che l’intenzione dei suoi di ridispiegare unilateralmente le truppe fa seguito a un rifiuto, da parte delle forze della coalizione a guida saudita, di implementare l’Accordo di Stoccolma.

La missione Onu monitorerà il ridispiegamento, si legge nel comunicato delle Nazioni Unite, ridispiegamento che rappresenta un primo passo verso l’ipotesi di negoziare la pace tra le parti coinvolte nella guerra civile, in corso da 4 anni.

Il governo yemenita, appoggiato dall’Arabia Saudita, da parte sua non ha fatto sapere se le forze nazionali avvieranno una mossa analoga.

Il portavoce della delegazione del governo yemenita presso l’RCC, Sadiq Dweid, ha pubblicato un messaggio su Twitter in cui rende noto che il ritiro degli Houthi è il “primo passo della prima fase”, e che lui e la parte che egli rappresenta sostengono l’implementazione dell’accordo. Dweid ha inoltre affermato che il governo riterrà le Nazioni Unite direttamente responsabili dell’implementazione del patto di dicembre 2018, firmato a Stoccolma, come convenuto “in termini di verifica, monitoraggio, rimozione delle mine, degli ostacoli, e delle istallazioni militari”. Il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, ha invece criticato l’offerta di ritirata dei ribelli, descrivendola “fuorviante” e inaccettabile se non prevedrà anche “il monitoraggio e la verifica congiunti” secondo quanto stipulato nel suddetto accordo.

Inizialmente, si era sperato che il ridispiegamento delle forze in campo fosse avviato già a gennaio 2019, ma la mancanza di fiducia da ambo le parti ha provocato a più riprese momenti di stallo e rallentamenti.

La coalizione sunnita guidata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti sostiene che i ribelli Houthi usino i porti dello Yemen per trafficare armi. Gli Houthi, allineati con l’Iran, affermano che il governo tenterebbe di reprimerli qualora assumesse il controllo dei porti.

Il conflitto in Yemen è scoppiato a marzo del 2015 e vede contrapporsi due fazioni: da una parte, i ribelli sciiti Houthi, supportati dall’Iran, e, dall’altra, le forze governative del presidente Hadi. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione a guida saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi, il cui governo è riconosciuto dalla comunità internazionale. Gli Houthi controllano la capitale del Paese, Sana’a, e le più vaste aree popolate dello Yemen, fin dallo scoppio del conflitto. Le Nazioni Unite stanno portando avanti numerosi colloqui con gli Houthi e il governo sostenuto dai sauditi per trovare una soluzione politica a questa tremenda guerra, che continua a seminare morte e che ha ridotto lo Yemen sull’orlo della carestia. Il Paese, a seguito di questi 4 anni di conflitto, rappresenta la realtà più povera del Medio Oriente. Inoltre, a novembre del 2018, che è stato il mese che ha contato più vittime in Yemen, dall’inizio del conflitto, si sono verificati almeno 2.959 decessi documentati. In totale, dal 2015, più di 13.000 persone sono morte a causa del conflitto, secondo le stime dell’ONU. 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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