Trump: disposto a colloqui sul nucleare con l’Iran

Pubblicato il 10 maggio 2019 alle 9:59 in Iran USA e Canada

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Il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato di essere disposto a tenere colloqui con l’Iran, nonostante il clima di crescente tensione tra i due Paesi.  

Nell’ultimo anno, i rapporti tra i due Paesi sono stati particolarmente critici. Nonostante questo clima di tensione molto elevata, giovedì 9 maggio, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero raggiungere un accordo con Teheran sul nucleare. “Quello che vorrei dall’Iran, è che mi piacerebbe che chiamassero”, ha dichiarato il presidente americano ai giornalisti, in un incontro alla Casa Bianca. “Non vogliamo che sviluppino armi nucleari, non c’è molto altro da chiedere”, ha riferito. In seguito, Trump ha attaccato l’ex Segretario di Stato del Partito Democratico, John Kerry, dichiarando che questo era in contatto con i leader iraniani e li stava spingendo a “non chiamare”. “John Kerry parla molto con loro”, ha affermato il presidente USA. “Dice loro di non chiamare”, ha riferito. Trump ha poi aggiunto che Kerry dovrebbe essere oggetto di un’azione legale per presunta violazione del Logan Act, che proibisce ai cittadini privati statunitensi di negoziare con governi stranieri. “Francamente, dovrebbe essere processato per questo”, ha dichiarato il presidente americano. “Ma gli iraniani dovrebbero comunque chiamare”, ha affermato. “Se lo fanno, siamo aperti a parlare con loro”, secondo Trump. 

Il clima teso tra USA e Iran è andato peggiorando nel corso dell’ultimo anno. L’8 maggio 2018, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato il ritiro unilaterale americano dall’accordo, che ha definito “la peggior intesa che Washington abbia mai stipulato”. Il 7 agosto 2018, Washington ha poi annunciato la reintroduzione della prima serie di misure contro l’Iran, che Trump aveva descritto come “le più pungenti di sempre”. Nel corso dei mesi, la Casa Bianca ha ulteriormente aumentato le sanzioni ai danni della Repubblica Islamica. Il consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense, John Bolton, ha annunciato, il 6 maggio, che gli USA avevano stanziato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri in Medio Oriente, per inviare un messaggio forte all’Iran sul fatto che ogni attacco agli interessi americani o dei suoi alleati sarà respinto con “forza inesorabile”. Lo schieramento delle forze nella regione ha rappresentato una risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation”, stando a quanto affermato da Bolton. Mercoledì 8 maggio 2019, un anno dopo il ritiro americano, Teheran aveva annunciato che riprenderà l’arricchimento dell’uranio se le potenze mondiali non manterranno le loro promesse. Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha specificato che i restanti firmatari dell’intesa, Regno Unito, Francia, Germania, Cina e Russia, hanno 60 giorni per attuare misure a protezione del settore petrolifero e bancario dell’Iran dalle sanzioni statunitensi. In risposta, il 9 maggio, Trump ha lanciato ulteriori nuove dure sanzioni contro Teheran nei settori dell’acciaio, dell’alluminio, del rame e del ferro. 

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) era stato firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Il patto prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Nel frattempo, Russia e Cina hanno accusato gli Stati Uniti di aver costretto l’Iran a tale mossa. Lo stesso ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, ha insistito sul fatto che la decisione dell’Iran è stata provocata dagli Stati Uniti. Zarif ha anche aggiunto che l’Iran manterrà i suoi impegni se i firmatari europei dell’accordo li sosterranno. Da parte sua, la Casa Bianca ha sempre dichiarato che l’obiettivo delle misure restrittive americane è quello di impedire che Teheran continui a finanziare le proprie attività maligne e che smetta di esercitare una forte pressione nella regione. Washington vorrebbe costringere la Repubblica Islamica a negoziare un nuovo e migliore accordo che proibisca qualsiasi sviluppo o acquisto nucleare o missilistico. L’Iran, in risposta, ha condannato l’atteggiamento americano e ha accusato Trump di fare del “terrorismo economico” e di portare avanti una “guerra psicologica” nei confronti di Teheran. In attesa di una risposta dei Paesi che sono rimasti nell’accordo sul nucleare, la tensione tra Medio Oriente e Stati Uniti continua a crescere. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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