Putin in Venezuela: una sfida per gli Stati Uniti

Pubblicato il 10 maggio 2019 alle 6:30 in Russia USA e Canada Venezuela

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Quando Washington ha accusato Mosca di aver convinto il presidente venezuelano Nicolás Maduro a non fuggire a Cuba, Vladimir Putin è emerso come un attore della crisi in Venezuela ben più importante di quanto le stesse autorità statunitensi fossero disposte a credere. 

Il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Mike Pompeo, ha detto che Maduro aveva un aereo pronto a volare all’Avana, ma “i russi gli hanno detto che sarebbe dovuto rimanere”. A questo si aggiunge la convinzione che i servizi russi abbiano fatto credere a Washington e all’opposizione venezuelana che l’esercito, con il ministro della difesa Vladimir Padrino López in testa, fosse pronto a rovesciare Maduro, spingendo Guaidó e i suoi alleati a lanciare un’operazione che il presidente del Brasile Jair Bolsonaro, non certo un simpatizzante di Maduro, ha definito “frettolosa e pasticciata”. 

Mosca ha risposto sostenendo che tali affermazioni erano false e ha accusato Washington di sostenere un colpo di stato “che non ha nulla a che fare con la democrazia”, sostenendo il leader dell’opposizione Juan Guaidó.

Il Cremlino ha le sue ragioni per sostenere Maduro, poiché è uno dei suoi pochi alleati in America Latina e la Russia ha investito milioni nell’economia venezuelana. Tuttavia, secondo gli analisti, Vladimir Putin punta su una strategia a lungo termine. Gli eventi dello scorso 30 aprile hanno aperto dubbi sulla tenuta a lungo termine del presidente venezuelano, ma Mosca potrebbe comunque approfittare della crisi venezuelana nel quadro delle relazioni con Washington.

“La Russia cerca di trasformare la sua influenza su Maduro, che in realtà non è assoluta, nell’opportunità di avere un dialogo con gli Stati Uniti” – ha dichiarato all’agenzia di stampa AFP Tatjana Stanovaja, direttore di R.Politik, centro di studi politici con sede a Parigi.

Secondo l’analista di origine russa, per Mosca “Maduro è una moneta di scambio”. 

Quando più di 50 paesi, guidati dagli Stati Uniti, hanno riconosciuto il presidente dell’Assemblea nazionale, Juan Guaidó, come presidente ad interim del Venezuela, Cina e Russia hanno dato il loro appoggio a Maduro. Colpita dalle sanzioni occidentali, Mosca ha immediatamente visto nella nuova fase della crisi venezuelana un’opportunità di aprire un confronto con gli Stati Uniti in America Latina, nella tradizionale sfera d’influenza di Washington.

A marzo, Mosca ha inviato due aerei con circa 100 soldati e attrezzature militari a Caracas, dove si ritiene che siano operativi anche mercenari russi, circostanza ripetutamente smentita dalla Federazione russa.

I legami tra Russia e paesi occidentali sono peggiorati enormemente a seguito dell’annessione della Crimea da parte di Mosca nel 2014, al suo sostegno ai separatisti nell’Ucraina orientale e al presidente Bashar al-Assad in Siria. L’audacia con cui il Cremlino è riuscito a ritagliarsi un ruolo protagonista nella crisi venezuelana, tuttavia, causa preoccupazione a Washington.

“La Russia sta facendo la prossima mossa nel nostro emisfero e la NATO è in ritardo” – ha scritto il mese scorso Frederick Kempe, presidente del think-tank Atlantic Council. “Vladimir Putin potrebbe spianare la strada per rendere il Venezuela l’esempio del fiasco della politica estera del presidente Trump, proprio come ha fatto in Siria con l’amministrazione Obama” – spiega Kempe.

Russia e Venezuela hanno legami di vecchia data e il predecessore di Maduro, Hugo Chávez, noto per la sua avversione all’ingerenza degli Stati Uniti in america latina, era un amico del Cremlino sin dai tempi di Boris Eltsin. Dopo la morte di Chávez nel 2013, il rapporto tra Mosca e il paese con le maggiori riserve petrolifere del mondo ha continuato a rafforzarsi.

La Russia è il secondo creditore di Caracas dopo la Cina e ha investito molto nelle risorse petrolifere venezuelane, oltre a vendere armi per il paese latinoamericano per un valore di miliardi di dollari. Secondo gli analisti, la Russia avrebbe molto da perdere se ci fosse un cambio di governo in Venezuela, nonostante le continue promesse di Guaidó a Mosca e Pechino che i debiti e i contratti saranno onorati. 

Tuttavia, “Putin potrebbe essere disposto a un accordo con Trump se, in cambio dell’accettazione della partenza di Maduro, ottenesse in cambio qualcosa di veramente grande da Washington” – afferma Timothy Ash, analista dell’agenzia di investimenti britannica BlueBay Asset Management. Ash ha suggerito che Mosca vuole che Washington revochi le sanzioni, consenta alle compagnie petrolifere russe di operare liberamente in Venezuela e di accettare la sua “sfera di influenza”. Un concetto molto simile a quello espresso dall’analista russo Vladimir Frolov. “Penso che [l’amministrazione Trump] sarebbe felice di fare un accordo con Putin, in base al quale questi ritirerebbe le proprie truppe dal Venezuela e in cambio gli Stati Uniti fanno un passo indietro in Ucraina” – ha detto Ash.

Secondo gli analisti, entrambe le parti sembrano riluttanti a considerare l’opzione militare e potrebbero cercare di trovare un accordo dietro le quinte, ma le azioni sul terreno potrebbero avere più peso. Dopo che una rivolta militare nel suo sostegno è fallita questa settimana, Guaidó ha invitato i venezuelani a manifestare nelle caserme principali del Paese e, nonostante le dichiarazioni di Pompeo, alcuni esperti dubitano della reale capacità della Russia di influenzare la crisi venezuelana.

Secondo alcuni analisti l’amministrazione Trump sta esagerando il ruolo di Russia e Cina e Maduro è riuscito a sventare il golpe dello scorso 30 aprile essenzialmente perché la sua base di potere e i suoi sostegni interni in Venezuela rimangono per la gran parte intatti.

Riuscire a valutare correttamente il peso reale di Putin in Venezuela è la grande sfida che Washington dovrà affrontare prima di iniziare un dialogo vero con Mosca.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e dall’inglese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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