Venezuela: il prezzo di Putin

Pubblicato il 9 maggio 2019 alle 8:36 in Russia USA e Canada Venezuela

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Lo scorso 30 aprile ha segnato un prima e un dopo nella crisi venezuelana. Prima del lancio della fase finale di Operación Libertad da parte del presidente ad interim Juan Guaidó, il rilascio di Leopoldo López e la rivolta di un gruppo di soldati, Nicolás Maduro era sul punto di lasciare il potere e prendere un aereo per L’Avana. Tuttavia, secondo le informazioni degli Stati Uniti, qualcosa,o per meglio dire qualcuno, lo ha fatto desistere da quell’idea: Vladimir Putin. “I russi gli hanno detto che sarebbe dovuto rimanere”, ha riconosciuto il segretario di stato americano Mike Pompeo. L’ammissione di Pompeo, unita al supporto militare che Caracas riceve da Mosca e al rinnovato appoggio che Sergej Lavrov ha offerto all’omologo venezuelano Jorge Arreaza in visita in Russia, lascia intendere che il Cremlino intende continuare ad essere protagonista nel paese latinoamericano.

Il governo di Vladimir Putin ha enormi interessi nel settore petrolifero venezuelano, dal momento che il governo chavista deve miliardi di dollari a Mosca per i prestiti concessi negli ultimi dieci anni. Dal 2009, il presidente russo e la compagnia petrolifera statale del suo paese, Rosneft, hanno investito 9 miliardi di dollari nell’azienda petrolifera di stato venezuelana PDVSA. In cambio, Caracas ha ceduto il 49% di Citgo, la raffineria che lo stato venezuelano ha a Houston, negli Stati Uniti come garanzia sul rimborso. Se Caracas dichiarasse il default sul pagamento delle obbligazioni, Mosca potrebbe assumere il controllo dell’intera azienda venezuelana che opera in territorio statunitense, con tutte le conseguenze del caso.

Lo scorso venerdì 3 maggio, Donald Trump ha avuto una lunga conversazione telefonica di circa un’ora e mezza con Putin . “Putin non sta pensando di intervenire in Venezuela, al di là della speranza che qualcosa di positivo accada in Venezuela, e io sento lo stesso” – ha detto il presidente degli Stati Uniti ha detto ai giornalisti alla Casa Bianca, definendo “positivo” il dialogo con il leader del Cremlino.

Nonostante gli sforzi di Mosca per tenere al potere il presidente venezuelano, l’analista politico russo Vladimir Frolov ha spiegato che Putin potrebbe spingere Maduro a lasciare il potere. “Putin è pronto a rinunciare al Venezuela per il giusto prezzo” spiega Frolov in un editoriale pubblicato sul quotidiano russo di lingua inglese The Moscow Times.

“Il sostegno della Russia a Maduro è guidato da interessi finanziari ed energetici, nonché dalla visione del Cremlino di un ordine mondiale multipolare, in cui la Russia dovrebbe bloccare i tentativi degli Stati Uniti di rovesciare i governi di stati sovrani amici di Mosca” – spiega Frolov, che aggiunge che ci sarebbero anche interessi geopolitici nelle azioni di Putin : “Per Mosca, un accordo in Venezuela  dovrebbe comportare una concessione altrettanto significativa da parte degli Stati Uniti (qualcosa simile all’accordo Kennedy-Krusciov per ritirare i missili nucleari da Cuba e Turchia)”.

Frolov cita direttamente la crisi in corso tra Russia e Ucraina. Secondo l’analista l’intenzione del Cremlino è spingere Washington a “fare pressioni su Kiev per attuare pienamente gli accordi di Minsk”. In tal modo, “troncherebbe la sovranità dell’Ucraina e permetterebbe a Mosca di mantenere un certo grado di controllo sulle politiche di sicurezza dell’Ucraina”.

“Putin ha menzionato specificamente questo tema durante la sua conversazione telefonica con Trump. Il ritiro del sostegno militare russo a Maduro deve anche essere accompagnato dal ritiro dell’assistenza militare dagli Stati Uniti all’Ucraina” – sottolinea l’analista russo nel suo articolo, sottolineando tuttavia come il clima di sfiducia tra le due parti non faciliti al momento il raggiungimento di un accordo del genere. 

“Mosca è cosciente che gli eventi della scorsa settimana non sono di buon auspicio per un governo a lungo termine di Maduro” – dice Frolov, che ha affermato che “l’esercito venezuelano è in una fase di attendismo e i suoi leader stanno riflettendo su le tue opzioni”. L‘analista politico sottolinea che il punto debole della Russia sta proprio nella sua interferenza in Venezuela, perché, al di là della cooperazione militare e dell’invio di truppe, “non ha alcun controllo sull’esercito, a differenza di quanto avvenuto in Siria”.

Lo stesso ministro della difesa, Vladimir Padrino López, ha riconosciuto di essere stato avvicinato da emissari dell’opposizione per abbandonare il presidente Maduro. Padrino López, assieme al presidente della Corte suprema Maikel Moreno, al comandante della Guardia presidenziale, Iván Fernández Dala, e al ministro dell’Interno Néstor Reverol, era a conoscenza del piano che ha cercato di provocare una rottura dell’establishment militare ed è stato uno degli attori chiave per trarre in inganno l’opposizione facendo credere che le massime cariche del chavismo erano pronte a rovesciare Nicolás Maduro. Una mossa che gli Stati Uniti attribuiscono ai servizi segreti russi. In questo contesto, se Mosca ritirasse il suo sostegno, il governo chavista avrebbe pochissime speranze di sopravvivere a lungo termine. “Mosca è pronta a vendere la sua partecipazione in Venezuela, ma non è ancora chiaro se Washington è pronta ad offrire il giusto prezzo” – conclude Frolov.

di Redazione

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