Ungheria: 11 cittadini Afghani espulsi e scortati in Serbia

Pubblicato il 9 maggio 2019 alle 11:31 in Immigrazione Ungheria

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L’Ungheria ha espulso 11 cittadini afghani, che sono stati scortati in Serbia, dopo aver rifiutato le loro richieste di asilo. Un’altra persona è stata rimpatriata a Kabul a seguito dell’accusa di traffico di esseri umani. 

La deportazione di altri cinque afgani, tutti membri della stessa famiglia, è stata temporaneamente sospesa, a seguito di un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo presentato dal “Comitato di Helsinki”, un’associazione che si occupa della tutela dei diritti umani. Tre famiglie sono state prese di mira dalle ultime misure ungheresi, due di queste, inclusa una donna incinta, sono state poi trasferite in Serbia, durante la notte. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNCHR) ha riferito che l’espulsione forzata delle due famiglie afghane è stata “una flagrante violazione del diritto internazionale e del diritto dell’Unione Europea”. Le leggi ungheresi prevedono che le richieste di asilo di persone che provengono da un Paese considerato “sicuro” dal governo di Budapest vengano rigettate, senza indagare sulla situazione specifica della sicurezza del richiedente in patria. Vengono quindi esclusi i casi di persecuzione politica e tale situazione ha sottolineato “profonde preoccupazioni” riguardanti questa pratica. L’Ufficio per l’Immigrazione e l’Asilo dell’Ungheria ha riferito che le espulsioni sono state parte di un’operazione congiunta con l’agenzia Frontex, che ha riportato complessivamente 39 persone in Afghanistan. 

“Queste persone sono state messe in una situazione impossibile”, ha riferito Andras Lederer, un dipendente del Comitato di Helsinki. “Sono stati fatti tornare a Kabul e hanno attraversato il confine con la Serbia nel mezzo del nulla a tarda notte”, ha aggiunto. L’Ufficio per l’Immigrazione ungherese ha riferito che le 11 persone hanno scelto di recarsi in Serbia. Le autorità serbe hanno dato alloggio alle famiglie in un centro di accoglienza, secondo quanto riferito dall’UNHCR. Lederer ha aggiunto che un’altra famiglia di cinque persone si trova in una zona di confine tra i due Paesi, poiché il loro caso rimane in sospeso. L’UNHCR ha consigliato a Frontex di astenersi dal collaborare con l’Ungheria nell’applicazione di decisioni relative al rimpatrio, che rischiano di non essere in linea con il diritto internazionale e dell’UE. Il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, ha promosso una linea dura contro l’immigrazione clandestina e ha criticato l’Unione Europea per non aver saputo gestire tale crisi. Il Fidesz Party di Orban si è scagliato contro il Partito Popolare Europeo (PPE), in particolare, per non aver supportato i suoi sforzi.

Il partito ungherese è stato sospeso dal PPE a causa di sospette violazioni dei principi fondamentali su cui si fonda il progetto dell’Unione. Secondo gli altri partiti di destra del Parlamento Europeo, il governo ungherese ha portato avanti politiche che minano lo stato di diritto, la libertà di stampa e i diritti delle minoranze. Il premier ungherese ha negato le accuse e ha dichiarato di voler rimanere nel PPE. Se questo non dovesse essere possibile, si aprirebbero nuovi scenari che vedono una possibile alleanza dei partiti di destra che vogliono convergere in un blocco nazionalista. Il Partito Popolare Europeo, composto dai principali partiti di centro-destra di tutta Europa, è il gruppo più rappresentato all’interno del Parlamento europeo. Secondo i sondaggi, il grande partito delle destre dovrebbe mantenere la maggioranza dopo le prossime elezioni, che si terranno tra il 23 e il 26 maggio in tutta l’Unione. Una tale vittoria risulterebbe in una posizione forte del PPE nella scelta del successore di Jean- Claude Juncker come presidente della Commissione Europea. Tuttavia, l’alleanza dei nazionalisti, sostenuta principalmente dal ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, potrebbe minare il progetto del PPE. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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