Libia: attaccato un centro detenzione per migranti, l’appello della Francia

Pubblicato il 9 maggio 2019 alle 10:08 in Francia Immigrazione Libia

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha fatto appello alle parti coinvolte nel conflitto in Libia e ha chiesto di negoziare una tregua. Intanto, un attacco aereo delle forze fedeli al generale Khalifa Haftar ha colpito un centro di detenzione per i migranti a Tagiura, a Est della capitale.

Macron ha incontrato a Parigi il primo ministro libico del Governo di Accordo Nazionale, Fayez al-Serraj, che si trova in Europa per una serie di incontri diplomatici incentrati sulla crisi nel Paese Nord-africano. “Constatando che una soluzione militare non è appropriata per il conflitto libico, è stata avanzata la proposta di determinare una linea per il cessate il fuoco, sotto la supervisione internazionale”, ha riferito l’ufficio di Macron, in un comunicato. La Francia in passato ha sostenuto il generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk, che ha poi lanciato un assalto contro Tripoli, il 4 aprile. Tale sostegno è sempre stato negato dall’Eliseo. Parigi ha stretto rapporti con Haftar sotto il governo dell’ex presidente, Francois Hollande, e grazie alle politiche portate avanti dal suo ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Quando l’attuale presidente francese ha nominato Le Drian come suo ministro degli Esteri, la Francia avrebbe aumentato il sostegno a Haftar, in stretto allineamento con l’Egitto e con gli Emirati Arabi Uniti. 

Ad oggi, le truppe di Haftar rimangono bloccate nella periferia meridionale della capitale libica, mentre i combattimenti hanno infuriato per tutta la notte tra il 7 e l’8 maggio. Nonostante l’appello dell’uomo forte di Tobruk a intensificare l’assalto, gli scontri sembrano essere rallentati da quando è iniziato il mese sacro all’Islam del Ramadan, il 6 maggio. Gli scontri e le violenze, tuttavia, non si fermano. Nelle prime ore dell’8 maggio un bombardamento contro un accampamento delle forze fedeli al governo di Tripoli ha colpito il tetto di un centro di detenzione per migranti vicino, nella periferia orientale di Tagiura. Due persone sono rimaste ferite nell’attacco, ma non sono state riportate vittime. La struttura ospita 500 persone, secondo quanto ha riferito l’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati (UNCHR). L’ONU ha quindi reiterato il suo appello per il rilascio dei 3.460 detenuti che si trovano nei pressi dei violenti combattimenti per la conquista della capitale.  

Queste persone sono uomini, donne e bambini che provengono da numerosi Paesi, da cui scappano per ragioni economiche o a causa di guerre e persecuzioni. La maggior parte di loro sono stati arbitrariamente detenuti dalle autorità libiche a seguito del loro tentativo di raggiungere l’Europa, sfruttati dai trafficanti di esseri umani. Già prima dell’offensiva contro Tripoli, le condizioni di vita di queste persone erano considerate inaccettabili e disumane dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), che ha sempre chiesto soluzioni alternative alla detenzione sistematica dei migranti effettuata dalle autorità libiche. “Abbiamo quasi perso la speranza per la nostra vita”, ha riferito un migrante del centro che è stato colpito, chiedendo di rimanere anonimo. “La guerra qui è troppo. Per favore, abbiamo bisogno di aiuto”, ha aggiunto l’uomo.

Medici Senza Frontiere ha riferito che un buco è stato aperto in un hangar che ospita le migranti detenute e ha quasi colpito il bambino di una di queste. “Quante altre vite devono essere minacciate prima che queste persone vulnerabili vengano evacuate?”, chiedono i responsabili dell’organizzazione. Il 29 aprile, un volo con 147 richiedenti asilo, partiti da Misurata, era arrivato presso l’aeroporto militare di Pratica di Mare, in Italia. Si è trattato della prima, e finora unica, evacuazione umanitaria d’emergenza dalla Libia. L’operazione è stata effettuata dalle autorità italiane, in collaborazione con quelle libiche e con l’UNHCR. Nel Paese Nord-Africano, l’allerta rimane alta e la situazione molto tesa. La missione delle Nazioni Unite in Libia ha riferito di essere profondamente preoccupata per il forte aumento dei rapimenti e degli arresti arbitrari durante il conflitto a Tripoli. La scorsa settimana, le due fazioni hanno denunciato il rapimento di un lavoratore della compagnia petrolifera nazionale, Saad Al-Fakhri, e di due giornalisti, impegnati a raccontare l’assalto contro i quartieri meridionali di Tripoli.

La situazione in Libia è instabile dal 2011, anno di grandi proteste e dell’intervento militare che ha portato al rovesciamento di Gheddafi. La condizione del Paese è andata peggiorando progressivamente negli anni. Il 4 aprile del 2019 Haftar ha lanciato un assalto contro Tripoli, sfidando le Nazioni Unite e la comunità internazionale, che erano impegnati nella promozione di una transizione politica in Libia. Nell’ultimo mese, il Paese è precipitato nel caos totale, con i quartieri meridionali della capitale trasformati in campi di battaglia. I combattimenti a Tripoli hanno causato la morte di 443 persone e il ferimento di altre 2.110. Circa 60.000 individui sono stati costretti a fuggire dalle loro case, secondo le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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