L’Iran annuncia il ritiro parziale dall’accordo sul nucleare

Pubblicato il 8 maggio 2019 alle 10:11 in Iran USA e Canada

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Un anno dopo l’annuncio degli Stati Uniti, l’8 maggio, anche l’Iran ha comunicato che entro 60 giorni Teheran si ritirerà dall’accordo sul nucleare del 2015, per quello che riguarda le limitazioni imposte all’arricchimento dell’uranio. 

 Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) era stato firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Il patto prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. L’8 maggio 2018, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato il ritiro unilaterale americano dall’accordo, che ha definito la peggior intesa che Washington abbia mai stipulato. 

L’8 maggio 2019, il presidente della Repubblica Islamica, Hassan Rouhani, ha tenuto un discorso alla televisione nazionale iraniana in cui ha dichiarato che gli Stati rimasti nel JCPOA hanno 60 giorni per rispettare le loro promesse di proteggere il settore petrolifero e quello bancario del Paese dalle ritorsioni americane. Infatti, a seguito del ritiro USA, il 7 agosto 2018, Washington aveva annunciato la reintroduzione della prima serie di misure contro l’Iran, che Trump aveva descritto come “le più pungenti di sempre”. Successivamente, la Casa Bianca ha ulteriormente aumentato le sanzioni ai danni della Repubblica Islamica. Oggi, la tensione è più che mai elevata. Il consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense, John Bolton, ha annunciato, il 6 maggio, che gli USA hanno stanziato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri in Medio Oriente, per inviare un messaggio forte all’Iran sul fatto che ogni attacco agli interessi americani o dei suoi alleati sarà respinto con “forza inesorabile”. Lo schieramento delle forze nella regione ha rappresentato una risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation”, stando a quanto affermato da Bolton. 

Secondo gli ispettori delle Nazioni Unite, l’Iran aveva continuato a rispettare i termini dell’accordo sul nucleare del 2015, nonostante le sanzioni americane. In una lettera inviata agli ambasciatori dei restanti firmatari del JCPOA, l’Iran ha comunicato che smetterà di considerare vincolanti alcuni degli impegni sottoscritti nell’intesa. Il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato: “La decisione dell’Alto Consiglio di Sicurezza di smettere di agire secondo gli obblighi sottoscritti nel JCPOA è stata comunicata ai capi di Stato dei Paesi” che sono ancora nell’accordo. Rouhani ha poi aggiunto che Teheran immagazzinerà l’uranio arricchito in eccesso, invece di venderlo come previsto dall’intesa del 2015. Il professore Mohamemd Marandi, un accademico dell’Università di Teheran, ha dichiarato che la pazienza dell’Iran si è semplicemente esaurita. “Non penso che gli iraniani considerino morto l’accordo sul nucleare, anche sei a fini pratici, lo è da un po’”, ha affermato Marandi. “Gli europei, nonostante le promesse e le belle parole, si sono conformati ai dettami di Trump”, ha aggiunto. 

Le sanzioni americane avevano già messo in crisi la produzione di petrolio iraniano. Tuttavia, alcuni Paesi avevano ricevuto l’autorizzazione a continuare a commerciare con Teheran. Lunedì 22 aprile, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha però annunciato che gli Stati Uniti non avrebbero rinnovato tali esenzioni. I Paesi colpiti da questa decisione sono Turchia, Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Italia e Grecia. In risposta, l’Iran ha dichiarato che le vendite di petrolio continueranno in un “mercato grigio”. Amir Hossein Zamaninia, vice ministro del petrolio iraniano, ha dichiarato ai media statali, domenica 5 maggio, che Teheran continuerà a esportare greggio nonostante le sanzioni statunitensi, che non sono né giuste né legittime. “Abbiamo mobilitato tutte le risorse del Paese e stiamo vendendo petrolio nel ‘mercato grigio’”, ha riferito l’agenzia di stampa iraniana IRNA, citando Zamaninia. “Certamente non venderemo 2,5 milioni di barili al giorno”, ha affermato il vice ministro. “Dovremo prendere decisioni serie sulla nostra gestione finanziaria ed economica, e il governo ci sta lavorando”, ha poi aggiunto.

 L’obiettivo delle misure restrittive americane, secondo quanto riferito dalla Casa Bianca, è sempre stato quello di impedire che Teheran continuasse a finanziare le proprie attività maligne e che smettesse di esercitare una forte pressione nella regione. Washington vorrebbe costringere la Repubblica Islamica a negoziare un nuovo e migliore accordo che proibisca qualsiasi sviluppo o acquisto nucleare o missilistico. L’Iran, in risposta, ha condannato l’atteggiamento americano e ha accusato Trump di fare del “terrorismo economico” e di portare avanti una “guerra psicologica” nei confronti di Teheran. In attesa di una risposta dei Paesi che sono rimasti nell’accordo sul nucleare, la tensione tra Medio Oriente e Stati Uniti continua a crescere. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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