La visita inaspettata di Pompeo in Iraq

Pubblicato il 8 maggio 2019 alle 14:54 in Iraq USA e Canada

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Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha effettuato una visita non annunciata a Baghadad dove ha incontrato il primo ministro dell’Iraq per discutere la minaccia iraniana nella regione. 

La visita arriva in un momento caratterizzato da forti tensioni nella regione. Il consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense, John Bolton, ha annunciato, il 6 maggio, che gli USA hanno stanziato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri in Medio Oriente, per inviare un messaggio forte all’Iran sul fatto che ogni attacco agli interessi americani o dei suoi alleati sarà respinto con “forza inesorabile”. Lo schieramento delle forze nella regione ha rappresentato una risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation”, stando a quanto affermato da Bolton. L’Iran, in risposta, ha condannato l’atteggiamento americano e ha accusato Trump di portare avanti una “guerra psicologica” nei confronti di Teheran. 

“Abbiamo parlato dell’importanza che l’Iraq assicuri che è in grado di proteggere adeguatamente gli americani presenti nel suo Paese”, ha riferito Pompeo ai giornalisti, a seguito dell’incontro con i primo ministro iracheno, Adel Abdul Mahdi. Una fonte interna al governo di Baghdad ha confermato le parole del segretario di Stato USA, ma non ha fornito ulteriori dettagli. Pompeo ha comunicato che lo scopo dell’incontro era quello di informare le autorità locali riguardo al “crescente flusso di minacce che abbiamo rilevato”, in modo da poter proteggere efficacemente le forze statunitensi sul territorio. Il segretario di Stato ha aggiunto che gli Stati Uniti supportano la sovranità irachena, in questo contesto. “Non vogliamo che nessuno interferisca nel loro Paese, certamente non attaccando un’altra nazione presente in Iraq”, ha dichiarato. Interrogato sullo stanziamento della portaerei e dei cacciabombardieri nella regione, Pompeo ha riferito che Washington ha sentito la necessità di difendere i propri interessi dalla minaccia iraniana e ha voluto assicurarsi di avere le forze necessarie per farlo. “Il messaggio che abbiamo mandato agli iraniani vuole creare condizioni di deterrenza, così che l’Iran ci pensi due volte prima di attaccare gli interessi americani”, ha chiarito. Il segretario ha poi comunicato che le agenzie di intelligence americane hanno rilevato la minaccia di “attacchi imminenti” da parte di Teheran. 

Con questa visita, gli Stati Uniti hanno chiesto all’Iraq di assicurarsi che le milizie indipendenti del Paese, che operano sotto l’influenza dell’Iran, siano totalmente assoggettate al controllo del governo centrale. Secondo Pompeo, il Paese deve prendere provvedimenti per rafforzare la propria stabilità interna e l’indipendenza totale dalla Repubblica Islamica, per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico e le relative infrastrutture. La visita si è verificata il giorno precedente all’annuncio iraniano del ritiro parziale dall’accordo sul nucleare del 2015, da cui gli Stati Uniti erano usciti precisamente un anno fa. Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) era stato firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Il patto prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. 

L’8 maggio 2019, il presidente della Repubblica Islamica, Hassan Rouhani, ha tenuto un discorso alla televisione nazionale iraniana in cui ha dichiarato che gli Stati rimasti nel JCPOA hanno 60 giorni per rispettare le loro promesse di proteggere il settore petrolifero e quello bancario del Paese dalle ritorsioni americane. Infatti, a seguito del ritiro USA, il 7 agosto 2018, Washington aveva annunciato la reintroduzione della prima serie di misure contro l’Iran, che Trump aveva descritto come “le più pungenti di sempre”. Successivamente, la Casa Bianca ha ulteriormente aumentato le sanzioni ai danni della Repubblica Islamica. Oggi, la tensione è più che mai elevata e coinvolge numerosi attori sulla scena internazionale. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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