Indagine ONU sui droni cinesi utilizzati in Libia

Pubblicato il 8 maggio 2019 alle 15:34 in Cina Libia

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Un team di esperti delle Nazioni Unite ha lanciato un’indagine riguardante gli attacchi missilistici contro Tripoli, effettuati tramite l’utilizzo di droni costruiti in Cina. Tale tecnologia non era mai stata utilizzata o acquistata dalla Libia. 

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha ricevuto un report su tale argomento, in cui venivano esaminate le fotografie dei resti degli armamenti, identificati come i missili aria-terra Blue Arrow. Gli esperti hanno sottolineato che questi non erano mai stati utilizzati in Libia, prima dell’assalto del 19 e 20 aprile, effettuato nel Sud di Tripoli dall’esercito del comandante Khalifa Haftar. “Questo tipo di missili sono utilizzati solamente da tre Paesi, la Cina il Kazakistan e gli Emirati Arabi Uniti, e vengono montati sui droni Wing Looing“, ha riferito l’Agenzia France Press, riportata dal quotidiano libico, The Libya Observer. Non è chiaro se le forze di Haftar abbiano a disposizione tale tecnologia o se questa sia stata direttamente utilizzata da una terza parte nel conflitto. “Gli esperti hanno riferito che l’uso di tali droni rappresenterebbe una violazione del recente embargo sulle armi in Libia, perché tali armamenti non erano mai stati avvistati precedentemente nel Paese”, secondo quanto riferisce il report. 

Wing Loong, insieme ad altri velivoli a pilotaggio remoto di produzione cinese, stanno proliferando in tutto il mondo, soprattutto in Medio Oriente. Ciò accade per due motivi. Il primo è che gli USA, nonostante siano i leader mondiali nella produzione dei droni, hanno limitazioni imposte dalla legge che impediscono alle compagnie americane di vendere i velivoli a molti Paesi. Di conseguenza, la Cina sta rispondendo alla domanda sempre crescente di droni, fornendoli ad Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Giordania ed Egitto, secondo quanto riportato da un report dal think tank inglese Royal United Servuces Institute (RUSI), lo scorso dicembre. Il secondo motivo per cui la vendita dei droni cinesi sta aumentando è legata ai prezzi relativamente più bassi rispetto a quelli offerti dalle compagnie di altri Paesi. I droni cinesi hanno fatto il loro debutto nel 2015 in Nigeria, dove l’aviazione locale posizionò i CH-3 per colpire i militanti di Boko Haram.

Recentemente, anche l’Arabia Saudita ha ordinato circa 330 Wing Loong, per una cifra pari a 10 miliardi di dollari, secondo quanto riportato dal sito dell’aviazione olandese Scramble Magazine. Già nel 2014, il Regno saudita aveva acquisito due CH-4s e cinque Wing Loong II dalle industrie cinesi. Riad utilizza i droni soprattutto nel conflitto in Yemen, dove dal marzo 2015 bombarda i ribelli sciiti Houthi, facendoli partire dalle basi aeree di Sharurah e Jizan, al confine con il territorio yemenita. Nell’aprile 2018, il presidente degli Houthi, Saleh Ali Al Sammad è stato assassinato da un missile LJ-7 lanciato da un Wing Loong saudita, mentre nell’aprile 2019 gli Houthi hanno abbattuto un altro drone dello stesso modello lanciato dai sauditi. Nonostante ciò, molti ritengono che il maggior numero di raid per mezzo di droni venga effettuato dagli Emirati Arabi Uniti, principale partner dell’Arabia Saudita nel conflitto in Yemen. L’utilizzo di tale tecnologia in Libia non era stato ancora rilevato, prima di aprile 2019, e rischia di aggravare lo scenario già critico della crisi nel Paese. 

L’attuale situazione in Libia è la conseguenza di una generalizzata instabilità che è iniziata a seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO capeggiato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. La Libia oggi è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e con sede a Tripoli. Questo è sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Ad oggi, i combattimenti a Tripoli hanno causato la morte di almeno 432 persone e il ferimento di 2.069, secondo le cifre aggiornate dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Tra queste vittime vi sono numerosi civili e operatori sanitari. Il numero di sfollati interni, inoltre, ha superato le 32.000 persone.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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