USA-Iran: “La guerra psicologica” e la ripresa delle attività nucleari

Pubblicato il 7 maggio 2019 alle 17:52 in Iran USA e Canada

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L’Iran ha definito l’atteggiamento degli Stati Uniti una “guerra psicologica”, riferendosi allo schieramento americano di mezzi militari pesanti in Medio Oriente, e ha separatamente annunciato che riavvierà parte del suo programma nucleare.

Il consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense, John Bolton, ha annunciato, il 6 maggio, che gli USA stavano muovendo la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri in Medio Oriente, per inviare un messaggio forte all’Iran sul fatto che ogni attacco agli interessi americani o dei suoi alleati sarà respinto con “forza inesorabile”. Lo schieramento delle forze nella regione rappresenta una risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation”, secondo Bolton. La mossa, tuttavia, ha peggiorato le già difficili relazioni con Teheran. “Gli Stati Uniti non stanno cercando la guerra con il regime iraniano, ma siamo perfettamente preparati a rispondere a qualsiasi attacco, sia per procura, sia da parte dei Guardiani della Rivoluzione Islamica o delle regolari forze iraniane”, aveva riferito il consigliere in una dichiarazione. Il giorno seguente, Teheran risponde affermando che quella americana non è altro che una “guerra psicologica” e che le accuse contro l’Iran sono infondate. Se gli Stati Uniti e i suoi alleati non si sentono al sicuro in Medio Oriente, è perché sono disprezzati da tutta la popolazione dell’area, non a causa di una minaccia iraniana, secondo quanto ha riferito il ministro degli Esteri della Repubblica Islamica, Mohammad Javad Zarif. Il ministro ha definito la mossa militare americana come “inutile”. 

Intanto, il giorno precedente, l’Iran aveva annunciato che riavvierà parte del suo programma nucleare, ma non prevede di ritirarsi dall’accordo del 2015, se non ne sarà costretto. Citando una fonte vicina a una commissione ufficiale che si occupa della questione, i media iraniani hanno riferito che il presidente Hassan Rouhani annuncerà presto che Teheran ha l’intenzione di ridurre alcuni dei suoi impegni “minori” nell’ambito dell’intesa. Tale annuncio è atteso per l’8 maggio, esattamente un anno dopo il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare, messo in atto dal presidente americano, Donald Trump. Tale mossa aveva ripristinato le sanzioni statunitensi nei confronti dell’Iran e delle società che mantengono legami economici con la Repubblica Islamica. Il 7 agosto, Washington aveva annunciato la reintroduzione della prima serie di misure contro l’Iran, che Trump aveva descritto come “le più pungenti di sempre”. Successivamente, la Casa Bianca ha ulteriormente aumentato le sanzioni ai danni della Repubblica Islamica. 

Lunedì 22 aprile, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva inoltre annunciato che gli Stati Uniti non rinnoveranno le esenzioni ai Paesi che erano precedentemente stati autorizzati a continuare a commerciare con la Repubblica Islamica. I Paesi colpiti da questa decisione sono Turchia, Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Taiwna, Italia e Grecia. In risposta, l’Iran ha dichiarato che le vendite di petrolio continueranno in un “mercato grigio”. Amir Hossein Zamaninia, vice ministro del petrolio iraniano, ha dichiarato ai media statali, domenica 5 maggio, che Teheran continuerà a esportare petrolio nonostante le sanzioni statunitensi, che non sono né giuste né legittime. “Abbiamo mobilitato tutte le risorse del Paese e stiamo vendendo petrolio nel ‘mercato grigio’”, ha riferito l’agenzia di stampa iraniana IRNA, citando Zamaninia. “Certamente non venderemo 2,5 milioni di barili al giorno”, ha affermato il vice ministro. “Dovremo prendere decisioni serie sulla nostra gestione finanziaria ed economica, e il governo ci sta lavorando”, ha poi aggiunto.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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