Serraj in Italia per incontrare Conte

Pubblicato il 7 maggio 2019 alle 12:08 in Italia Libia

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Il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ha incontrato il premier del Governo di Accordo Nazionale (GNA) libico, Fayez al Serraj. 

La notizia è stata riportata sia dal sito ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sia dalla stampa libica. L’incontro di martedì 7 maggio, tenutosi a Palazzo Chigi, si concentrerà sull’attuale crisi libica. Si tratta del primo viaggio diplomatico di Serraj dall’inizio dell’assalto contro Tripoli, effettuato dalle forze del generale Khalifa Haftar, che ha avuto inizio il 4 aprile. Una fonte del Ministero degli Esteri libico ha riferito che l’Italia è la prima tappa di un tour europeo del primo ministro. Dopo Roma, Serraj visiterà la Germania, il Regno Unito e la Francia. I media libici riportano, inoltre, di un colloquio telefonico, avvenuto negli scorsi giorni, tra il premier italiano e il primo ministro di Tripoli. In tale occasione, Conte ha ribadito l’insistenza dell’Italia nel chiedere una soluzione politica alla crisi del Paese Nord-africano e la necessità di negoziare un cessate il fuoco.

Il 15 aprile, i rappresentanti italiani avevano già incontrato il vice presidente del Consiglio presidenziale libico, Ahmed Maitig, braccio destro di Serraj, per discutere il supporto italiano a Tripoli. L’incontro si inseriva, anche in quel caso, nel contesto del sostegno diplomatico messo in atto dal governo italiano nei confronti del Governo di Accordo Nazionale capeggiato da al Serraj e sostenuto dalle Nazioni Unite. A tale riguardo, la presidenza del Consiglio dei Ministri, con un comunicato, aveva riferito che tale incontro era funzionale a  “far fronte alla pericolosa involuzione sul terreno e a impedire lo scoppio di una guerra civile suscettibile di gravi conseguenze per la popolazione libica e per la stabilità dell’intera regione euro-mediterranea”. L’Italia ha condannato fermamente, fin dal primo giorno, l’attacco di Haftar contro Tripoli. Roma ha ribadito numerose volte che non ritiene opportuna una soluzione militare alla situazione nel Paese. 

Il quotidiano locale The Libya Observer sottolinea che molti funzionari italiani, tra cui il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, hanno rimarcato la loro contrarietà rispetto al ruolo della Francia in Nord-Africa. Parigi, infatti, è stata più volte accusata di aver sostenuto l’assalto di Haftar contro la capitale libica. Tali accuse sono sempre state negate dall’Eliseo. La Francia ha stretto rapporti con Haftar sotto il governo dell’ex presidente, Francois Hollande, e grazie alle politiche portate avanti dal suo ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Quando l’attuale presidente francese, Emmanuel Macron, ha nominato Le Drian come suo ministro degli Esteri, Parigi ha aumentato il sostegno a Haftar, in stretto allineamento con l’Egitto e con gli Emirati Arabi Uniti. La posizione di Macron ha creato tensioni con l’Italia, che, da parte sua, ha cercato di assumere un ruolo di primo piano nel processo di pace, per mettere fine alle instabilità della sua ex colonia, in accordo con le Nazioni Unite. Entrambi i Paesi europei sono coinvolti nello sfruttamento delle risorse energetiche della Libia. 

L’attuale situazione in Libia è la conseguenza di una generalizzata instabilità che è iniziata a seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO capeggiato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. La Libia oggi è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e con sede a Tripoli. Questo è sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Ad oggi, i combattimenti a Tripoli hanno causato la morte di almeno 432 persone e il ferimento di 2.069, secondo le cifre aggiornate dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Tra queste vittime vi sono numerosi civili e operatori sanitari. Il numero di sfollati interni, inoltre, ha superato le 32.000 persone.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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