Le responsabilità della Francia nella guerra in Yemen: le rivelazioni che imbarazzano Macron

Pubblicato il 7 maggio 2019 alle 6:01 in Approfondimenti Francia Yemen

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Le armi che la Francia vende all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti vengono impiegate nel conflitto in Yemen a scopo offensivo.

E’ quanto emerge dal rapporto pubblicato il 15 aprile dal sito investigativo francese Disclolse, basato su una nota classificata dell’intelligence francese inviata il 3 ottobre 2018 a Macron, contenente la lista di armi di produzione francese utilizzate nella guerra in Yemen da Riad e Abu Dhabi, due dei principali acquirenti di Parigi. La Francia, che è il terzo esportatore di armi al mondo, ha sempre dichiarato che l’equipaggiamento militare venduto ai due Stati del Golfo viene utilizzato a scopo difensivo e non offensivo. In tal modo, il governo francese ha cercato di sostenere che le sue armi non sono responsabili delle morti civili in Yemen. Tale posizione è stata ribadita dal ministro della Difesa, Florence Parly, in un’intervista radio il giorno seguente la diffusione del report di Disclose.

In seguito alla pubblicazione del documento, Macron ha fatto convocare dall’intelligence francese tre giornalisti accusati di aver contribuito alla diffusione delle informazioni riservate contenute nella nota dell’intelligence. Si tratta di Geoeffry Livolsi, Mathias Destal e Benoit Collombat. I primi due sono co-fondatori di Disclose, mentre il terzo lavora per il partner Radio France. I giornalisti hanno sostenuto che le notizie hanno un forte interesse pubblico perché svelerebbero le responsabilità del governo francese. Livolsi, Destal e Collombat hanno aggiunto che gli interrogatori ordinati da Macron costituiscono una violazione della libertà di stampa.

Prima di analizzare il contenuto del rapporto di Disclose, è necessario far luce sulle condizioni in cui versa lo Yemen, dove è in corso un conflitto dal 19 marzo 2015. La guerra è combattuta da due fazioni: da una parte i ribelli sciiti Houthi e, dall’altra, le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, unico riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione del Paese è complicata dall’intervento di forze straniere. Mentre l’Iran e Hezbollah sostengono gli Houthi, inviando loro armi e soldi, le forze di Hadi sono appoggiate da una coalizione di Stati guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein. Con l’intervento della coalizione a guida saudita, il 26 marzo 2015, il numero dei morti civili è aumentato significativamente. Secondo le stime dell’Onu, oltre 10.000 persone hanno perso la vita dall’inizio della guerra ad oggi. La guerra ha provocato una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Circa 10 milioni di persone rischiano di morire di fame.

In tale contesto, gli Stati Uniti appoggiano la coalizione saudita. Trump ha ordinato il primo raid aereo in Yemen il 5 luglio 2017, con il duplice obiettivo di sostenere Riad e di inviare un messaggio di guerra all’Iran, considerato il principale nemico in Medio Oriente. Il 17 aprile, il presidente americano ha posto il veto contro una risoluzione del Congresso finalizzata a interrompere il sostegno americano alla coalizione saudita in Yemen.

Secondo un’indagine condotta dalla CNN lo scorso novembre, tra il 2013 e il 2017, la Francia ha venduto il 4% del totale delle armi importate dall’Arabia Saudita, accusata di essere la principale responsabile del disastro civile. Occorre sapere che in Francia, diversamente da molti altri Paesi esportatori di armi, le procedure per la vendita di equipaggiamento militare non prevedono alcun controllo da parte del Parlamento. Le esportazioni vengono semplicemente approvate da un comitato presieduto dal primo ministro, che comprende anche i ministri di Esteri, Difesa ed Economia. I dettagli delle vendite, oltre a non essere resi pubblici, una volta approvati, difficilmente vengono revisionati.

Il report di Disclose fornisce ulteriori dettagli sulla vendita di armi da parte della Francia all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti.

Uno degli armamenti di manifattura francese è il cannone automotore semiautomatico CEASAR, considerato un prodotto leader dell’industria francese e fabbricato a Roanne, nella Francia centrale, dall’industria statale Nexter. Il CEASAR è in grado di sparare 6 proiettili al minuto coprendo un raggio di circa 42 km e, come sottolineato dall’azienda produttrice, è dotato di notevole precisione e rapidità. Dal 2010, la Francia ha fornito 132 CAESAR all’Arabia Saudita e, nei prossimi mesi, è previsto l’invio di nuovi pezzi. Il rapporto specifica che 48 cannoni, attualmente posizionati in prossimità dei confini tra l’Arabia Saudita e lo Yemen, sono in grado di coprire tre zone diverse del Paese dove sono presenti villaggi, città e fattorie. Nelle fonti dell’intelligence francese si legge che i CEASAR sono utilizzati per sostenere i soldati sauditi e le forze del presidente Hadi, e aprire loro la strada per penetrare in territorio yemenita. Tra il marzo 2016 e il dicembre 2018, secondo le stime della Ong Armed Coflict Location & Event Data Project (ACLED), 35 civili sono morti in 52 bombardamenti nei territori compresi nel raggio di lancio dei CEASAR.

Un’altra arma di manifattura francese utilizzata impiegata nel conflitto in Yemen è il carro armato Leclerc. Secondo la nota dell’intelligence, 70 Leclerc sono impiegati nel conflitto, di cui 40 da parte di Abu Dhabi, che li ha posizionati presso i campi militari di Mocha e Al-Khawkhah, lungo la costa occidentale dello Yemen, a 115 km dalla città portuale di Hodeida, che è sotto il controllo degli Houthi dal 2014. Hodeida ha una notevole importanza strategica poiché costituisce il principale canale per le importazioni commerciali e le forniture di soccorso. Secondo il report di Disclose, i restanti 30 Leclerc sono posizionati in prossimità di Aden e di Ma’rib, nella zona centro-occidentale dello Yemen.

Gli attacchi più devastanti compiuti dalla coalizione a guida saudita, tuttavia, sono i raid aerei. Tra il marzo 2015 e il dicembre 2018, sono stati effettuati 24.000 bombardamenti, di cui 6.000 nel 2018, che hanno causato la morte di oltre 8.000 civili. Nonostante la Francia abbia sempre dichiarato di non fornire alcun equipaggiamento ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per compiere offensive aeree, come sottolineato più volte dal ministro degli Esteri, Jean Yves Le Drian, la nota dell’intelligence rende noto che i jet da guerra sauditi ed emiratini possiedono tecnologie avanzate di manifattura francese. È il caso del contenitore aerodinamico smontabile Damoclès ad alta precisione, prodotto dal gruppo francese Thalès, che permette ai piloti di guidare qualsiasi tipo di missile attraverso un mirino laser. Tale tecnologia è stata riscontrata a bordo degli aerei da guerra multiruolo Mirage 2000-9 degli Emirati Arabi Uniti, impiegati nelle operazioni in Yemen, che decollano dalle basi di Assab, una città portuale situata in Eritrea.

Altre armi francesi sono gli elicotteri Cougar, che servono per trasportare le truppe saudite, e i velivoli per il rifornimento di carburante A330 MRTT, di cui Riad possiede 6 esemplari mentre Abu Dhabi 3. Il report di Disclose spiega che gli A330 MRTT svolgono un ruolo chiave nel conflitto in Yemen, poiché sono in grado di rifornire numerosi jet da guerra della coalizione in volo. Generalmente, decollano da una base saudita localizzata a Gedda. Alla fine del 2017, gli Emirati Arabi Uniti hanno ordinato anche 2 corvette francesi Gowind 2500. Nell’occasione, Macron riferì che tale acquisto avrebbe rafforzato la cooperazione navale tra i due Paesi.

La nota dell’intelligence si conclude riferendo che non è possibile stabilire la dimensione precisa di arsenale militare francese utilizzata nel conflitto in Yemen, fatto che è fonte di imbarazzo per il governo francese, poiché mette in luce la sua incapacità di controllare l’impiego delle proprie armi.

Gli autori del report ritengono che le informazioni raccolte dimostrano che Parigi sta violato l’Arm Trade Treaty (ATT), il trattato multilaterale che regola il commercio di armi convenzionali, entrato in vigore il 24 dicembre 2014, al fine di preservare la pace internazionale. Sulla questione è intervenuto Pieter Wezeman, ricercatore senior presso SIPRI, secondo cui tali evidenze non indicano che la Francia sta violando l’ATT, in quanto il trattato non contiene stipule che vietano l’esportazione di armi in Paesi coinvolti in un conflitto. Nello specifico, l’ATT richiede che i governi che vendono armi agli Stati in guerra forniscano report in cui dimostrano che i propri equipaggiamenti non vengono utilizzati per compiere crimini di guerra. In sintesi, secondo l’ATT, le armi possono essere vendute dalla Francia, ma l’Arabia Saudita non dovrebbe utilizzarle a scopo offensivo.

Dal momento che Parigi continua a vendere armi ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, è evidente che non ritiene ci siano motivi per fermare le esportazioni. Lo dimostra la decisione del governo francese di non imporre un embargo nei confronti di Riad in seguito all’uccisione di Jamal Khashoggi, il giornalista saudita che è stato assassinato all’interno del consolato del regno saudita a Istanbul il 2 ottobre 2018. Tale mossa ha provocato diverse critiche, tra cui quelle della Germania che, al contrario, ha interrotto le esportazioni di armi all’Arabia Saudita. Secondo Elie Tenenbaum, dell’IFRI Security Studies Centre di Parigi, l’esercito francese non riesce ad assorbire la grande quantità di armi prodotte, motivo per cui le industrie francesi, per continuare a generare profitto, devono concentrarsi sulle esportazioni. Il mercato delle armi in Europa è dominato dagli Stati Uniti e, di conseguenza, la Francia ha dovuto cercare uno sbocco in Medio Oriente.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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