Cina vs India per l’energia del Bangladesh

Pubblicato il 7 maggio 2019 alle 10:52 in Asia Cina

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La Cina domina sull’industria delle telecomunicazioni in Asia, ma la sua influenza non si ferma qui. In alcuni Paesi che devono affrontare continue crisi energetiche, la Cina ha esteso la sua presenza anche a un altro settore chiave per lo sviluppo: l’energia. È questo il caso del Bangladesh.

Il Bangladesh ha iniziato a cercare investimenti diretti esteri per colmare il sempre crescente gap tra consumo e fabbisogno energetico e fornitura di energia. Il Paese è da molto tempo interessato da scarsità di disponibilità di energia elettrica che ha portato a blackout di ampia portata, come quello del 2014 che lasciò 100 milioni di persone, il 60% della popolazione, senza corrente elettrica. Le crisi energetiche possono mettere a rischio il processo di sviluppo di un Paese come il Bangladesh e creare una situazione di instabilità, per questo il governo punta sull’intervento di investimenti esteri per sanare la situazione nel breve periodo, secondo l’analisi di Krishna Kumar Saha, professore di amministrazione pubblica della Cumilla University.

La Cina ha colto l’occasione e i due mega gruppi dell’energia di Pechino – rispettivamente la China Huadian Hong Kong Company Limited e la PowerChina – hanno siglato accordi per la costruzione di due centrali elettriche rispettivamente nel 2018 e 2019. Pechino non era l’unica in gara per aggiudicarsi l’accesso all’industria energetica del Bangladesh e colmare la mancanza di energia elettrica che interessa il 30% della popolazione del Paese. A competere con la Cina c’erano anche aziende del Regno Unito, degli Stati Uniti e soprattutto dell’India, che nel 2015 era il maggior partner per lo sviluppo energetico del Bangladesh.

L’India e il Bangladesh sono Paesi confinanti e New Delhi ha dato il suo sostegno al Paese fin dalla sua guerra per l’indipendenza del 1971. I nuovi investimenti cinesi in Bangladesh generano preoccupazione in India che guarda con sospetto all’estendersi dell’influenza cinese nel Sud-Est Asiatico, soprattutto sotto l’egida dell’iniziativa Belt and Road o Nuova Via della Seta. A preoccupare maggiormente New Delhi è proprio il coinvolgimento degli investimenti cinesi nel settore dell’energia.

Il Bangladesh, dal canto suo, sa bene che è conveniente mantenere buoni rapporti sia con la Cina che con l’India. Da un lato, il governo di Dhaka sa bene che gli investimenti cinesi sono politicamente meno scomodi di quelli indiani e vengono accettati con maggiore facilità dalla popolazione. Dall’altro lato, il Bangladesh sa che deve fare attenzione a non destabilizzare il suo rapporto, di per sé complesso, con l’India. India e Bangladesh hanno risolto la maggior parte delle loro dispute territoriali nel 2015 e nel 2018 New Delhi ha proposto un accordo per il libero scambio con Dhaka.

 I rischi che il Bangladesh corre rafforzando i suoi legami con la Cina sono due. Il primo è di natura economica e riguarda l’evenienza che il Paese venga schiacciato dai debiti con Pechino. Il secondo è di natura geopolitica: un avvicinamento sempre maggiore alla Cina comporta, visto il rapporto di rivalità tra Pechino e New Delhi, problemi nelle relazioni con l’India.

In merito al rischio economico, questo è da ricondursi alle incertezze sul lungo periodo che gli investimenti cinesi sotto l’egida dell’iniziativa Belt and Road, il grande piano di Xi Jinping per far rinascere l’antica Via della Seta interconnettendo Asia, Africa ed Europa. I Paesi del Sud-Est Asiatico hanno già beneficiato ampiamente, nel breve periodo, dei prestiti e degli investimenti cinesi, ma non è ancora chiaro, secondo molti analisti, quali saranno le implicazioni a lungo termine di tali contributi economici. Alcuni studiosi, soprattutto negli Usa e in India, guardano con sospetto al Belt and Road e la ritengono un’iniziativa volta a estendere il dominio cinese e ha intrappolare i Paesi che vi aderiscono in una “trappola del debito”. Il governo cinese continua a smentire tale visione della sua iniziativa e a ribadire che si tratta di un progetto volto al benessere comune e al riequilibrio della diffusione della ricchezza per costruire “un destino comune per tutta l’umanità”.

Il Bangladesh dovrebbe riuscire a sfruttare il delicato equilibrio di potere esistente tra India e Cina senza ricadere troppo nella sfera di influenza dell’una o dell’altra. Maggiore sarà la competizione tra le due potenze in materia di energia, maggiori potrebbero essere i benefici per il Bangladesh, secondo l’analisi di TheDiplomat.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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