USA schierano portaerei e cacciabombardieri contro l’Iran

Pubblicato il 6 maggio 2019 alle 15:38 in Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti stanno schierando la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri in Medio Oriente, per inviare un messaggio forte all’Iran: ogni attacco agli interessi degli Stati Uniti o ai suoi alleati sarà respinto con “forza inesorabile”.

Il consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense, John Bolton, ha riferito che lo schieramento delle forze americane nella regione rappresenta una risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation”. La mossa rischia di peggiorare le già difficili relazioni con Teheran. “Gli Stati Uniti non stanno cercando la guerra con il regime iraniano, ma siamo perfettamente preparati a rispondere a qualsiasi attacco, sia per procura, sia da parte dei Guardiani della Rivoluzione Islamica o delle regolari forze iraniane”, ha riferito il consigliere in una dichiarazione. Bolton, che ha guidato una politica statunitense sempre più aggressiva contro l’Iran, non ha fornito ulteriori dettagli. Un funzionario americano, citato dall’agenzia di stampa Reuters, ha riferito che: “le forze sono state schierate nella regione come deterrenza per quelli che sono stati visti come potenziali preparativi da parte delle forze iraniane e dei suoi alleati che potrebbero indicare possibili attacchi alle forze statunitensi”.

Gabriel Elizondo, inviato di Al-Jazeera da Washington DC, ha dichiarato che tale decisione risulta “insolita”, sopratutto a causa delle parole usate da Bolton. “Questa breve dichiarazione suscita molte domande”, ha dichiarato. “Non è insolito che le portaerei americane siano schierate in Medio Oriente come deterrente per l’Iran, ma ciò che rende questo caso diverso è che Bolton ha rilasciato una dichiarazione che si riferisce specificamente all’Iran: è quasi una provocazione”, ha aggiunto l’inviato. Gli sforzi dell’amministrazione Trump per imporre l’isolamento politico ed economico a Teheran sono iniziati l’8 maggio del 2018, con il ritiro unilaterale americano dall’accordo sul nucleare del 2015. Tale mossa aveva ripristinato le sanzioni statunitensi nei confronti dell’Iran e delle società che mantengono legami economici con la Repubblica Islamica. Il 7 agosto, Washington aveva annunciato la reintroduzione della prima serie di misure contro l’Iran, che Trump aveva descritto come “le più pungenti di sempre”. Successivamente, la Casa Bianca ha ulteriormente aumentato le sanzioni ai danni della Repubblica Islamica. 

Lunedì 22 aprile, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva annunciato che gli Stati Uniti non rinnoveranno le esenzioni ai Paesi che erano precedentemente stati autorizzati a continuare a commerciare con la Repubblica Islamica. I Paesi colpiti da questa decisione sono Turchia, Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Taiwna, Italia e Grecia. In risposta, l’Iran ha dichiarato che le vendite di petrolio continueranno in un “mercato grigio”. Amir Hossein Zamaninia, vice ministro del petrolio iraniano, ha dichiarato ai media statali, domenica 5 maggio, che Teheran continuerà a esportare petrolio nonostante le sanzioni statunitensi, che non sono né giuste né legittime. “Abbiamo mobilitato tutte le risorse del Paese e stiamo vendendo petrolio nel ‘mercato grigio'”, ha riferito l’agenzia di stampa iraniana IRNA, citando Zamaninia. “Certamente non venderemo 2,5 milioni di barili al giorno”, ha affermato il vice ministro. “Dovremo prendere decisioni serie sulla nostra gestione finanziaria ed economica, e il governo ci sta lavorando”, ha poi aggiunto.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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