Macedonia del Nord: vince il candidato pro-Europa

Pubblicato il 6 maggio 2019 alle 11:35 in Europa Macedonia

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Il candidato filo-Europeo della Macedonia del Nord, Stevo Pendarovski, ha vinto le elezioni presidenziali, a seguito del ballottaggio e di una campagna elettorale dominata dalle divisioni sul cambio del nome del Paese, che è stato effettuato per favorire il processo di adesione all’UE e alla NATO.

Secondo la Commissione elettorale, i risultati mostrano il 51,7% dei voti per Pendarovski, un funzionario statale e accademico, che ha rappresentato il candidato di punta della coalizione di governo. La sua rivale in queste elezioni è stata Gordana Siljanovska-Davkova, che correva per il partito nazionalista VMRO-DPMNE. La candidata è una professoressa universitaria e avvocatessa, che ha ottenuto il 44,7% dei voti. Il primo turno delle elezioni presidenziali si era concluso il 22 aprile.

L’elezione di Pendarovski come presidente rafforza l’attuale coalizione al governo, il cui principale obiettivo è fissare una data per avviare i colloqui per l’adesione all’Unione Europea, a giugno di quest’anno. La Macedonia del Nord desidera, inoltre, diventare il 30° stato membro della NATO, entro il prossimo anno. “La vittoria di questa idea politica apre future prospettive per la Repubblica della Macedonia del Nord e rappresenta il nostro biglietto per l’Europa”, ha dichiarato Pendarovski ai giornalisti, dopo che i risultati delle elezioni sono stati annunciati. Il primo ministro del Paese, Zoran Zaev, si è congratulato con il candidato vincitore e ha dichiarato: “Oggi nessuno può ostacolare il progresso. Abbiamo dimostrato di essere pronti per l’Europa”.

Anche Johannes Hahn, il commissario dell’Unione Europea che si occupa dei nuovi Stati Membri, ha utilizzato parole calorose. “La Macedonia del Nord può contare sul continuo sostegno dell’UE per la sua prospettiva di adesione all’Unione, che risponde alle forti aspirazioni europee della sua popolazione”, ha commentato il commissario. Queste elezioni arrivano a seguito di una distensione del clima con la Grecia. Per decenni, Atene ha chiesto che la piccola ex Repubblica jugoslava cambiasse il proprio nome, sostenendo che tale denominazione creava confusione con quella della sua provincia settentrionale. Il nuovo nome è stato formalmente modificato il 25 gennaio. Il conflitto tra Skopje e Atene a tale riguardo era durato ben 28 anni. Successivamente, l’8 febbraio, la Grecia ha ratificato un accordo NATO con la Macedonia per l’ammissione dell’ex Repubblica jugoslava in seno all’alleanza militare a guida americana, portando il Paese nella sfera di influenza degli Stati occidentali.

Tuttavia, l’accordo continua a dividere la popolazione della Macedonia del Nord ed è stato centrale durante la campagna elettorale. Contrariamente a Pendarovski, la Siljanovska-Davkova si è duramente opposta al cambio di nome, sebbene anche lei non si sia opposta all’ingresso nell’Unione Europea. Tuttavia, tale modifica è stata necessaria ad avviare le procedure per l’ingresso nell’UE, che non sarebbe stato possibile se fosse stata seguita la linea dei nazionalisti. Il partito della Siljanovska-Davkova, il VMRO-DPMNE, ha accusato il governo di aver truccato le elezioni, riferendo di avere informazioni su casi di corruzione e minacce nei confronti degli elettori. Il presidente ha un incarico in gran parte cerimoniale nel Paese, ma è anche il comandante delle forze armate e ha il potere di ratifica della legislazione parlamentare. Il rifiuto da parte del presidente uscente, Gjorge Ivanov, appartenente al partito nazionalista, di sottoscrivere alcuni progetti di legge ha ritardato l’attuazione di riforme molto incisive, tra cui una sull’uso più ampio della lingua albanese. Tuttavia, Ivanov non ha avuto il potere di bloccare gli emendamenti costituzionali che hanno permesso il cambio di nome del Paese e il rappacificamento con la Grecia.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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