Lo Sri Lanka tenta di tornare alla vita quotidiana

Pubblicato il 6 maggio 2019 alle 17:02 in Asia Sri Lanka

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Lo Sri Lanka tra violenze, riaperture delle scuole e un nuovo blocco dei social media. La vita sull’isola a due settimane dagli attentati di Pasqua e all’inizio del mese sacro del Ramadan. 

A seguito di una serie di scontri tra civili nella città di Negombo, dove ha avuto luogo uno degli attentati del 21 aprile, le autorità hanno deciso di imporre una serie di limitazioni ai social network nel Paese. Tale decisione è stata presa per limitare la diffusione di notizie false riguardanti le violenze degli ultimi giorni e rappresenta le difficoltà dell’isola a tornare alla vita quotidiana. I terribili attacchi dei militanti jihadisti contro chiese e hotel, che hanno causato la morte di 253 persone in diverse zone dell’isola dell’Oceano Indiano, continuano ad avere un forte impatto sugli abitanti. Tali attentatati hanno sollevato timori per la sicurezza dei musulmani che vivono nel Paese, in occasione dell’inizio del Ramadan. Tali preoccupazioni sono aumentate dopo che il leader dell’ISIS, Al-Baghdadi, nella sua ultima apparizione, in un video rilasciato il 29 aprile, ha dichiarato che gli assalti in Sri-Lanka sono stati una vendetta per l’ultimo assalto contro Baghuz, in Siria, durante il quale l’autoproclamato califfato islamico ha perso la sua ultima roccaforte nel Paese. 

Per garantire la sicurezza dei suoi cittadini, la zona di Negombo, che si trova a circa 70 km dalla capitale, in direzione Nord, è stata interessata da un coprifuoco per tutta la giornata di domenica 5 maggio, fino alle 7 di lunedì mattina. Nella stessa mattinata, le principali scuole statali dello Sri Lanka hanno hanno ripreso le lezioni, che si svolgono sotto stretta sorveglianza, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters. Tuttavia, molti genitori hanno preferito tenere i propri figli a casa, per timore di ulteriori attacchi da parte di militanti islamici. Le forze dell’esercito sono state mobilitate in tutto il Paese e ogni scuola è stata controllata, prima di permetterne la riapertura, che avverrà comunque su base scaglionata. Le classi più avanzate tornano sui banchi per prime, mentre i ragazzi più giovani rientreranno nei prossimi giorni. Nonostante le rigide misure di sicurezza e le pattuglie militari, la maggior parte delle aule sono rimaste quasi vuote, lunedì 6 maggio. Le scuole private, incluse quelle cattoliche, continuano a rimanere chiuse.

“Ho deciso di non mandare il mio bambino a scuola fino a quando il Paese non tornerà alla normalità”, ha dichiarato Sujeeva Dissanayake, il cui figlio frequenta l’istituto statale Asoka di Colombo. Lei e altri genitori si trovavano nell’istituto lunedì mattina come supporto alle forze di sicurezza. “Finché non saremo certi della situazione non manderemo i ragazzi a scuola”, ha aggiunto Dissanayake. Al Royal College, una scuola statale d’elite a Colombo, solo circa il 5 percento dei suoi 6000 studenti è tornato in classe, ha riferito un funzionario. In una scuola indù di Batticaloa, sulla costa orientale, sede di uno degli attentati, gli alunni sono stati fatti sedere nei banchi lontani dalle finestre laterali che danno sulla strada. L’arcivescovo di Colombo, Malcolm Ranjith, che ha criticato la gestione della sicurezza da parte del governo, ha chiesto che le scuole cattoliche della provincia occidentale, che comprende Colombo e le sue periferie, rimangano chiuse questa settimana. Anche le forze di sicurezza rimangono in uno stato di massima allerta, dopo che alcuni rapporti dell’intelligence hanno indicato che i militanti potrebbero colpire di nuovo, prima dell’inizio del mese sacro del Ramadan, che inizia lunedì 6 aprile. In tale occasione, le scuole musulmane resteranno chiuse.

Il 1° maggio, la polizia dello Sri Lanka ha rivelato i nomi di 9 individui che hanno effettuato gli attentati della domenica di Pasqua. In tale occasione, le forze di sicurezza dell’isola hanno affermato che i beni degli aggressori saranno confiscati, in conformità con le leggi anti-terrorismo. Il portavoce della polizia, Ruwan Gunasekera, ha confermato che 2 degli hotel di lusso presi di mira dagli attentatori sono stati attaccati da 2 fratelli di una ricca famiglia di Colombo, che si occupa di esportazioni di spezie. Il gruppo jihadista aveva inviato un kamikaze in ciascuna delle località colpite dagli attentati di Pasqua, tranne che nell’hotel Shangri-La, dove gli uomini che si sono fatti esplodere erano due. Uno di questi era Zahran Hashim, il leader del gruppo terroristico locale che è ritenuto il principale responsabile degli attacchi che sono stati poi rivendicati dallo Stato Islamico, il National Thowheeth Jama’ath (NTJ), un’organizzazione che è stata dichiarata illegale in Sri-Lanka. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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