La Libia e il Ramadan: appello di Haftar a intensificare gli attacchi, 3 rapimenti

Pubblicato il 6 maggio 2019 alle 10:19 in Africa Libia

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Khalifa Haftar ha esortato il suo esercito a intensificare l’assalto contro Tripoli, in occasione dell’inizio del Ramadan. Rapiti due giornalisti e il capo del sindacato dei lavoratori della  compagnia petrolifera nazionale, la National Oil Corporation (NOC).

Il Ramadan, il mese sacro della religione islamica, inizia lunedì 6 maggio. In vista di tale ricorrenza, il comandante Haftar ha parlato di guerra santa e ha chiesto alle sue truppe di intensificare i combattimenti contro la capitale libica, per liberarla dalle forze avversarie. Tali dichiarazioni arrivano poche ore dopo la richiesta delle Nazioni Unite di concordare una tregua umanitaria, in occasione di tale festività. Il portavoce del sedicente Esercito Nazionale Libico (LNA), impegnato nell’attacco contro Tripoli, ha reso pubblico un file audio in cui Haftar dichiara che il Ramadan non è stato un motivo per fermare le precedenti battaglie, come quelle per la conquista delle città orientali di Bengasi e Derna. Il mese sacro dell’islam è, invece, un’occasione per estendere il proprio potere e mostrare la propria forza.

“Ufficiali e soldati delle nostre forze armate e delle forze ausiliarie, vi saluto in questi giorni gloriosi e vi esorto a insegnare al nemico una lezione più importante delle precedenti, con la vostra forza e determinazione, come abbiamo sempre saputo fare, finché non sradicheremo le forze avversarie dalla nostra amata terra “, ha affermato Haftar. “Le nostre battaglie contro il terrorismo a Bengasi e Derna non si sono fermate nel mese sacro del Ramadan, anzi, abbiamo accresciuto la nostra determinazione durante queste festività”, ha aggiunto. Nel suo discorso, l’uomo forte di Tobruk, ex generale del dittatore Muhammar Gheddafi, ha sottolineato il proprio ruolo contro il terrorismo. Questo gli è stato attribuito a seguito di una campagna militare nel Sud della Libia, durante la quale ha combattuto contro alcuni gruppi jihadisti nell’instabile regione del Fezzan. Tali operazioni gli hanno garantito l’appoggio di Paesi come Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Francia. A Tripoli, invece, il Governo di Accordo Nazionale, guidato dal premier Fayez Serraj, è appoggiato da Onu, Italia, Turchia e Qatar.

La situazione in Libia è instabile dal 2011, anno di grandi proteste e dell’intervento militare che ha portato al rovesciamento di Gheddafi. La condizione del Paese è andata poi peggiorando progressivamente negli anni. Il 4 aprile del 2019 Haftar ha lanciato un assalto contro Tripoli, sfidando le Nazioni Unite e la comunità internazionale, che erano impegnati nella promozione di una transizione politica in Libia. Nell’ultimo mese, il Paese è precipitato nel caos totale, con i quartieri meridionali della capitale trasformati in campi di battaglia. Negli ultimi giorni, le due fazioni hanno denunciato il rapimento di un lavoratore della compagnia petrolifera nazionale, Saad Al-Fakhri, e di due giornalisti, impegnati a raccontare l’assalto contro i quartieri meridionali di Tripoli, dove l’offensiva rimane bloccata da settimane. La National Oil Corporation (NOC) ha chiesto l’immediata liberazione di Al-Fakhri, che è stato prelevato da un gruppo armato nei pressi della sua abitazione, nella città orientale di Slouk. La NOC ha espresso profonda preoccupazione per la sicurezza del proprio dipendente, sottolineando che ricorrerà a tutti i mezzi legali, sia a livello nazionale che internazionale, per garantire il suo rilascio. La compagnia petrolifera ha anche invitato chiunque abbia informazioni relative a questo evento a contattare l’ufficio del procuratore generale.

Anche il canale televisivo libico, Al-Ahrar, ha riferito che due suoi giornalisti sono stati rapiti da un gruppo armato, che è stato identificato come fedele a Khalifa Haftar. Il canale ha chiesto l’immediata liberazione dei due reporter, Mohammed Al-Qurij e Mohammed Al-Shebani, e ha riferito di aver preso le misure di sicurezza necessarie in questi casi. I due giornalisti sono stati rapiti mentre si stavano spostando da Al-Aziziya a Sabea, nel sud di Tripoli. Più tardi, uno dei rapitori ha contattato telefonicamente le famiglie degli uomini e ha concordato un rilascio per venerdì 3 maggio, senza però effettuarlo. Nel frattempo, la Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ha riferito che tutti i reporter stanno affrontando minacce e aggressioni continue nel Paese Nord-africano, nel tentativo di raccontare la difficile situazione dell’area. “Tutti i giornalisti devono essere protetti, come tutti i civili, condanniamo la violenza contro i reporter e chiediamo la fine della detenzione arbitraria”, si legge in una dichiarazione dell’UNSMIL.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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