I “colloqui segreti” di Theresa May per un secondo referendum sulla Brexit

Pubblicato il 6 maggio 2019 alle 17:24 in Europa UK

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Secondo quanto riferito dal quotidiano britannico, The Telegraph, il primo ministro inglese, Theresa May, ha tenuto “colloqui segreti” che riguardano la possibilità di effettuare un nuovo referendum sulla Brexit che potrebbe prevedere tre diverse opzioni. 

Il quotidiano ha riportato che il referendum, qualora dovesse verificarsi, potrebbe lasciare agli elettori la scelta tra: lasciare l’Unione Europea con un accordo, senza un accordo, o non lasciare l’UE. La May avrebbe pianificato uno schema da seguire con alcuni sui assistenti e ministri, nel caso in cui il governo non riesca ad impedire un voto parlamentare su un secondo referendum. Tuttavia, il primo ministro spera ancora di trovare un modo per far approvare un accordo sull’uscita dall’Unione Europea, senza che si ricorra nuovamente al voto dei cittadini. Questo, però, appare estremamente difficile, dato che i colloqui con il partito laburista, all’opposizione, non hanno ancora dato risultati positivi. 

Il quotidiano cita fonti governative anonime, che hanno affermato che il piano referendario diventerà realtà solo se i colloqui con il laburisti falliranno e se la maggioranza in parlamento sosterrà la proposta di effettuare una nuova consultazione pubblica. Tuttavia, un’altra fonte ha negato che un incontro su tali temi si sia mai verificato. La consultazione popolare del 2016 sull’uscita dall’Unione Europea ha diviso la Gran Bretagna in due. Il 52 percento del Paese è risultato favorevole alla Brexit, mentre il 48 percento rimane contrario. Dopo il voto, le difficoltà nel negoziare un accordo di uscita stanno tutt’ora paralizzando il sistema politico.

Le possibilità di un secondo referendum sulla Brexit sono aumentate a seguito della decisione del Consiglio Europeo di garantire altri 6 mesi a Londra per organizzare l’uscita dall’Unione. La Gran Bretagna avrà tempo fino al 31 ottobre, per prendere una decisione definitiva. Tuttavia, molti hanno sostenuto che il rinvio della Brexit potesse mettere in dubbio l’intero processo di uscita. Proprio alla luce del recente impasse politico in Gran Bretagna, l’Unione avrebbe preferito un rinvio a lungo termine. Si ritiene, infatti, che il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, abbia proposto un’estensione di un anno, che poteva essere ridotta, in caso il Regno Unito avesse ratificato un accordo, in tempi minori. Questa opzione, chiamata “flextension” (da un’unione delle parole inglesi estensione e flessibilità), è stata esclusa a favore di un compromesso a medio termine. La cancelliera tedesca,  Angela Merkel, ha insistito sul fatto che la Gran Bretagna non sarà cacciata fuori dall’Unione e che un’uscita senza accordo deve essere evitata, finchè possibile. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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