Gaza: 2 militanti di Hamas e 2 manifestanti palestinesi uccisi da Israele

Pubblicato il 5 maggio 2019 alle 6:00 in Israele Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze israeliane, venerdì 3 maggio, hanno ucciso 2 militanti di Hamas in alcuni raid aerei contro Gaza e, separatamente, 2 manifestanti palestinesi durante scontri insorti in occasione delle proteste lungo il confine.

I raid via cielo sono stati condotti in risposta a fuoco nemico proveniente dalla regione meridionale di Gaza, un’aggressione che aveva causato il ferimento di 2 soldati israeliani; a renderlo noto è stato l’esercito di Israele. Hamas, il gruppo islamista che controlla l’enclave palestinese, ha affermato che 2 membri della sua ala armata sono rimasti uccisi, e altri 3 feriti, quando Israele ha bombardato una delle posizioni del gruppo nell’area centrale di Gaza.

Più tardi, nella medesima giornata, 2 palestinesi sono stati uccisi dai proiettili delle forze israeliane durante le proteste settimanali della Marcia del Ritorno lungo il confine; lo ha annunciato il personale medico di Gaza. L’esercito israeliano ha reso noto che erano circa 5.200 i manifestanti in protesta alla frontiera nella giornata di venerdì 3 maggio, ma non ha commentato l’uccisione dei 2 palestinesi.

Giovedì 2 maggio, Hamas aveva rilasciato una dichiarazione in cui rendeva noto che il suo leader a Gaza, Yeyha Al-Sinwar, si era recato al Cairo per intrattenere un dialogo nel tentativo di preservare il più possibile la calma lungo il confine e “alleviare le sofferenze” dei palestinesi. Nella medesima giornata, gli aerei da guerra israeliani avevano attaccato numerose postazioni di Hamas nel Nord della Striscia di Gaza. Da parte loro, le autorità dello Stato Ebraico avevano dichiarato che l’offensiva rappresentava una risposta al lancio di materiale esplosivo dall’enclave verso il Sud di Israele.

La Marcia del Ritorno è il nome con cui vengono designate una serie di proteste iniziate a Gaza il 30 marzo 2018. Il progetto degli organizzatori della marcia prevedeva l’avvicinamento graduale alla barriera di sicurezza israeliana in una serie di manifestazioni che dovevano protrarsi fino al 15 maggio 2018, giorno in cui si celebra lo Yawm Al-Nakba, il Giorno della Catastrofe, in cui il popolo palestinese commemora l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dal territorio di Israele, avvenuto nel 1948. Tali proteste sono culminate il 14 maggio 2018, giorno del contestato trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, con la morte di più di 60 persone e il ferimento di 2.700 palestinesi che stavano manifestando al confine tra Gaza e Israele. In totale, secondo i dati forniti dal Ministero della Salute palestinese, ammontano a circa 200 i palestinesi uccisi a Gaza per mano delle unità israeliane dall’inizio delle proteste, a fronte di un soldato israeliano ucciso da un cecchino palestinese.

Nella Striscia di Gaza è in vigore da circa 11 anni un embargo che ha portato i due terzi della popolazione a vivere in base agli aiuti che riescono a entrare nell’area, dove ci sono solo 4 ore di elettricità al giorno. Le Nazioni Unite hanno avvertito che il blocco israeliano è responsabile per aver provocato una situazione umanitaria “catastrofica”. Israele, da parte sua, giustifica il blocco imposto su Gaza, sostenendo che esso è necessario per isolare Hamas, contro il quale ha combattuto tre guerre dal 2008. Oggi, oltre 2 milioni di palestinesi vivono nella Striscia di Gaza, in un’area di 365 km². L’ONU afferma che oltre il 90% dell’acqua non è potabile e che i residenti dell’enclave sopravvivono con meno di 12 ore di elettricità al giorno. Alcuni analisti, citati da The New Arab, evidenziano che tali condizioni di vita disperate e la mancanza di libertà di movimento sono le forze trainanti dietro le proteste degli ultimi anni.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.