Turchia: “accordo missilistico con Mosca non ci allontana dalla NATO”

Pubblicato il 4 maggio 2019 alle 11:10 in Turchia USA e Canada

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Tramite l’acquisto dei sistemi di contraerea missilistica S-400, Ankara non sta prendendo le distanze dalla NATO, ha affermato il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, aggiungendo che il suo Paese non deve essere escluso per questo dal progetto dei jet F-35.

In occasione di un’intervista per l’emittente NTV, nella giornata di venerdì 3 maggio, Akar ha affermato che l’esclusione della Turchia dal progetto dei jet F-35 graverebbe “molto fortemente” sugli altri partner inclusi nel prospetto. “Non c’è nessuna clausola in questo partenariato che stipuli che saremo esclusi se compriamo gli S-400. Escluderci solo perché un qualsiasi Paese lo vuole non sarebbe nel rispetto della giustizia, delle leggi o dei diritti. Non dovrebbe accadere”, ha commentato Akar, aggiungendo che il suo Paese sta cercando di spiegare a Washington e altri partner del progetto dei jet F-35 che il possesso degli S-400 non costituirebbe una minaccia a tali jet, e che Ankara ha preso misure volte a scongiurare tale ipotesi. Nella medesima giornata, Akar ha reso noto che la Turchia sta ancora valutando l’ultima offerta americana in merito alla compravendita dei sistemi Raytheon Co. Patriot, che, a suo dire, è più allettante rispetto alle precedenti proposte di Washington.

Martedì 30 aprile, il presidente della Turchia, Tayyip Erdogan, nel commento in più aperta sfida agli avvertimenti sulla possibilità che il Paese mediorientale venisse escluso dai partner per il progetto dei jet F-35, aveva affermato che tale progetto sarebbe “collassato” senza la partecipazione di Ankara. A Washington, in preparazione a una possibile esclusione della Turchia dal disegno, venerdì 3 maggio, il vice segretario alla Difesa americano, Patrick Shanahan, ha affermato di aver incontrato Lockheed Martin and United Technologies Corp. nel corso della settimana precedente. “Voglio aerei inattaccabili che abbiano un rischio di esecuzione quasi pari a zero, così potremo consegnare tutti gli altri F-35 ai nostri clienti senza problemi”. Lockheed è il principale appaltatore dei jet, mentre la United Technologies produce i motori dei velivoli.

In precedenza, Ankara aveva fatto sapere che non avrebbe rinunciato ai piani per acquistare i sistemi russi S-400 e che il primo lotto di unità dovrebbe arrivare nel Paese a luglio. Gli Stati Uniti, da parte loro, sostengono che i sistemi S-400 non siano compatibili con gli standard della NATO e minacciano sanzioni per l’eventuale acquisto e ripetutamente hanno fatto sapere di poter ritardare o annullare la vendita dei nuovi caccia F-35 alla Turchia. Nonostante ciò, il 17 aprile, il ministro delle Finanze turco, Berat Albayrak, aveva dichiarato che “il presidente degli Stati Uniti persegue un approccio ragionevole in merito alle necessità della Turchia di acquistare le unità missilistiche russe di contraerea S-400”. Tali commenti facevano seguito a un incontro con Donald Trump a Washington.

Dopo l’India e la Turchia, anche la Cina ha annunciato che inizierà ad utilizzare il sistema di contraerea russo S-400 per le sue forze armate. Tre degli eserciti più numerosi e armati del mondo, quattro se si conta la stessa Federazione russa, avranno dunque in uso il sistema S-400. A questi bisogna aggiungere l’interesse di numerosi paesi, tra cui Arabia Saudita e Qatar.

L’S-400 è un upgrade dell’S-300, a sua volta versione migliorata dell’S-200 di epoca sovietica. Già l’S-300, schierato da Mosca in Siria, suscita la preoccupazione di Israele, che infatti ha cercato di evitare che la Russia dotasse Damasco del sistema di contraerea. 

“L’S-400 è uno dei sistemi di difesa aerea più avanzati disponibili, al pari del meglio che l’Occidente ha da offrire”, ha spiegato Siemon Wezeman, ricercatore senior presso il programma di trasferimento armi e spesa militare dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI). “I radar e  gli altri sensori, così come i suoi missili, coprono un’area estesa: il radar ha una portata di almeno 600 km per la sorveglianza e i suoi missili hanno un’autonomia fino a 400 km”, ha continuato Wezeman intervistato dal network qatariota Al Jazeera, aggiungendo: “È preciso e riesce a tracciare un numero molto elevato di potenziali bersagli, compresi obiettivi invisibili”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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