Praga: 32 Paesi definiscono linee guida in materia di sicurezza, Russia e Cina assenti

Pubblicato il 4 maggio 2019 alle 10:20 in Europa USA e Canada

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I rappresentanti di 32 Paesi in materia di sicurezza globale hanno definito, venerdì 3 maggio a Praga, le linee guida per le future reti 5G, esprimendo preoccupazioni riguardo materiali forniti da produttori che potrebbero subire l’influenza di alcuni Stati.

La conferenza, presieduta dal primo ministro ceco, Andrej Babiš, e dal ministro degli Esteri, Tomáš Petříček, ha visto la partecipazione di Paesi dell’Unione Europea, del Nord America, Australia, Israele, Asia e NATO. Tuttavia la Cina e la Russia, come anche la compagnia telefonica Huawei, non sono state invitate all’evento, sebbene i partecipanti abbiano affermato che nessun Paese o azienda sia stato volutamente escluso.

Scopo dell’incontro era l’elaborazione di linee guida condivise e raccomandazioni comuni, sebbene non vincolanti, su come procedere all’introduzione sicura delle reti 5G. Il documento finale prodotto durante la seduta si è incentrato sull’impatto che il 5G avrebbe su politica, tecnologia, economia e sicurezza, e vi si legge: “Tutti i soggetti interessati, ivi incluso il settore industriale, dovrebbero cooperare per promuovere la sicurezza e la resilienza delle reti, dei sistemi e degli strumenti connessi, fondamentali a livello nazionale”.

Fonti diplomatiche hanno reso noto che i rappresentanti che hanno presenziato al meeting non erano ancora pronti a firmare documenti a Praga, in quanto devono essere approfonditi alcuni punti con un dibattito nazionale, ma l’impressione generale è stata positiva. “Sarebbe un peccato se questo evento si rivelasse un unicum nel suo genere”, ha commentato l’ambasciatore giapponese in materia di cyber policy, Masato Ohtaka.

I Paesi membri dell’Unione Europea hanno tempo fino alla fine di giugno 2019 per valutare i rischi, in materia di cyber security, relativi all’introduzione della rete 5G; in caso di mozione contraria, il blocco è ufficialmente chiamato a dare responso negativo entro il 1 ottobre. In tal caso, gli Stati dovrebbero accordarsi su eventuali misure atte a mitigare i rischi dell’innovazione tecnologica entro la fine del 2019.

La tematica tocca da vicino la questione della sicurezza per via del crescente ruolo del 5G nei prodotti connessi a internet, a partire dalle auto senza conducente (automobili con guida autonoma) fino ad arrivare all’intelligenza artificiale. Se la tecnologia soggiacente si rivelasse vulnerabile, ciò potrebbe permettere agli hacker di sfruttare i prodotti sul mercato per scopi illeciti quali spionaggio, manomissione e sabotaggio.

“Si dovrebbe considerare il rischio generale di influenza di un Paese terzo su un fornitore”, hanno annunciato, tramite un comunicato, i partecipanti alla conferenza nella capitale ceca, venerdì 3 maggio, dopo le due giornate di incontri. Sebbene non siano stati fatti nomi di fornitori specifici, gli Stati Uniti hanno esortato i Paesi alleati a limitare il ruolo dei materiali di manifattura cinese, il cui gigante è Huawei Technologies, per paura che possano venire usati da Pechino per raccolta dati e spionaggio. Huawei respinge tali accuse.

Alcuni Paesi occidentali hanno espresso preoccupazioni sul ruolo di Huawei in relazione alla Legge Nazionale dell’Intelligenze cinese passata nel 2017, in base alla quale tutte le “organizzazioni e i cittadini cinesi devono, in accordo con la legge, sostenere, cooperare e collaborare con il lavoro dell’intelligence nazionale”. L’Europa, dove l’Austria, il Belgio, la Repubblica Ceca, la Francia, la Germania, la Grecia, l’Irlanda, l’Ungheria, la Lituania e il Portogallo si stanno preparando, nel corso dell’anno, a mettere all’asta le licenze per il 5G, si è rivelata terreno estremamente fertile per il mercato dei prodotti tecnologici firmati Huawei.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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