La Libia e il terrorismo

Pubblicato il 4 maggio 2019 alle 6:03 in Approfondimenti Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Global Terrorism Index 2018 ha inserito la Libia al 13esimo posto tra i Paesi che subiscono maggiormente la minaccia terroristica, con un indice pari a 6,98 su 10. L’ultimo attentato che ha colpito il Paese nordafricano si è verificato il 9 aprile, quando alcuni militanti dell’ISIS hanno attaccato la città libica di al-Fuqaha, situata nel distretto centrale di Giofra, nel deserto, a circa 600 km da Tripoli, uccidendo almeno 3 persone, tra cui il presidente di un Consiglio locale, e rapendo il capo delle guardie municipali. Al-Fuqaha era già stata colpita dall’ISIS il 28 ottobre 2018, quando alcuni jihadisti avevano assalito gli uffici governativi e di sicurezza locali, uccidendo 4 persone e rapendone altre 7.

Come sottolinea il Worldwide Threat Assessment 2019 dell’Intelligence americana, nonostante le capacità militari dello Stato Islamico siano state significativamente degradate, il gruppo terroristico è ancora in grado di condurre attacchi contro obiettivi occidentali locali e nella regione circostante. Nel video-messaggio diffuso il 29 aprile dall’ISIS in cui appare Abu Bakr al-Baghdadi – il primo dal sermone presso la Grande Moschea al-Nuri di Mosul, in Iraq, il 29 giugno 2014, con cui autoproclamò lo Stato Islamico – il leader supremo ha fatto riferimento alla Libia, affermando che, nonostante la sconfitta di Sirte, l’ISIS tornerà forte grazie ad una guerra di logoramento. Al-Baghdadi ha specificato che l’attacco del 9 aprile è stato una reazione all’offensiva portata avanti contro lo Stato Islamico a Baghouz, in Siria, ultima roccaforte dei terroristi liberata lo scorso 23 marzo dalle Syrian Democratic Forces (SDF) con l’aiuto della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti. Il leader ha altresì esortato i propri seguaci a continuare a compiere attacchi per seminare distruzione in Libia, danneggiare la sua economia e colpire sempre più persone.

Il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano ha inserito la Libia nella lista tra i Paesi considerati un rifugio sicuro del terrorismo internazionale, motivando tale scelta con la mancanza di controllo di vasti territori che, secondo l’intelligence americana, costituiscono luoghi favorevoli alla proliferazione del terrorismo. Nel corso dei due anni passati, i raid statunitensi, in cooperazione con le forze del governo di Tripoli, hanno preso di mira con successo i campi ISIS, comportando lo spostamento dei militanti rimanenti nelle zone costiere o altrove. A causa delle difficoltà di controllo dei confini meridionali e desertici in particolare, le autorità di Tripoli sono state incapace di tracciare efficacemente i flussi di combattenti terroristi stranieri dentro e fuori il territorio libico.

Occorre ricordare che, ormai da anni, la Libia versa in una situazione di caos. Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato nell’ottobre 2011 dall’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transizione democratica. Ad oggi, esistono ancora due governi, appoggiati da due diversi schieramenti di Paesi. Il primo, guidato dal premier Fayez Serraj, ha sede a Tripoli ed è appoggiato da Onu, Italia, Turchia e Qatar. Il secondo, con sede a Tobruk, è sostenuto da Francia, Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Il suo uomo forte è il generale Khalifa Haftar, capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Gli Stati Uniti, che nel corso degli anni passati si erano ufficialmente disimpegnati in Libia, recentemente, hanno assunto una posizione ambigua. Nonostante le dichiarazioni di appoggio al governo di Tripoli rilasciate dal Dipartimento di Stato, il presidente Donald Trump ha autorizzato l’assalto delle forze di Haftar contro Tripoli, avviato il 4 aprile.

A metà gennaio, l’Esercito Nazionale Libico, sotto la guida di Haftar, ha avviato un’operazione militare per eliminare i terroristi dalle zone centrali e meridionali della Libia, in prossimità della regione del Fezzan, la più selvaggia e a rischio in quanto poco controllata dalle autorità di entrambi i governi. L’obiettivo dell’operazione, ha specificato il portavoce dell’LAN, Ahmed al-Mesmari, è quello di salvaguardare gli abitanti dei territori Sud-occidentali della Libia dalle attività di organizzazioni come l’ISIS, al-Qaeda e anche altri gruppi criminali. L’avanzata di Haftar non si è arrestata una volta conquistati i territori prefissati e diversi giacimenti petroliferi, tra cui quello di Al-Sharara e di El Feel, il 4 aprile, i soldati dell’LNA hanno lanciato un’offensiva contro la capitale, dove ancora oggi sono in corso scontri con le forze fedeli al governo di Serraj. Haftar ha motivato l’assalto alla capitale riferendo che si tratta di un’operazione anti-terrorismo necessaria. Nelle ultime settimane, diversi funzionari del governo di Tripoli hanno affermato la presenza dei militari di Haftar ha attivato alcune cellule dormienti dell’ISIS, che si stanno approfittano dei combattimenti nella capitale per effettuare nuovi attacchi in altre aree.

L’ISIS, tuttavia, non è l’unica organizzazione terroristica attiva in Libia, dove anche al-Qaeda continua a mantenere la propria presenza. Lo scorso febbraio, le forze del governo di Tripoli hanno condotto un bombardamento contro al-Qaeda nel Sud del Paese, nei pressi di Ubari, a 900 km a Sud dalla capitale. Il raid ha colpito diversi membri dell’organizzazione. In precedenza, nel gennaio 2018, le forze di Haftar avevano ucciso uno dei comandanti leader di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), conosciuto con il nome di Abu Talha al-Libi. Nello specifico, l’obiettivo di AQIM nel sul della Libia è quello di accrescere i propri legami con le autorità e le tribù locali per acquisire supporto finanziario.

Ad oggi, la Libia non dispone di una legge antiterrorismo completa, sebbene il codice penale libico (ai sensi del Titolo 2, sezione 1, capo 1, articolo 170 e titolo 2, capo 2, articolo 207) criminalizzi i reati che possono minacciare la sicurezza nazionale, compreso il terrorismo, la promozione del terrorismo atti e il trattamento di denaro a sostegno di tali atti. La Libia ha ratificato la Convenzione dell’Unione Africana (AU) sulla prevenzione e la lotta al terrorismo, che impone agli Stati di criminalizzare gli atti terroristici ai sensi delle loro leggi nazionali. Al fine di limitare le attività dei gruppi terroristici, nel 2016, la Libia ha richiesto l’assistenza internazionale per distruggere le componenti rimanenti del proprio programma nucleare, in modo da non correre il rischio che tali sostanze venissero utilizzare dai militanti. Nove Paesi in totale hanno partecipato a tali operazioni, insieme al Prohibition of Chemial Weapons, con la Danimarca che ha svolto un ruolo di primo piano nella rimozione di tali componenti dalla Libia, e con la Germania che ha effettuato la loro distruzione.

Gli Stati Uniti hanno assistito il Paese nordafricano a loro volta, soprattutto per rafforzare i controlli ai confini ed eliminare i jihadisti dello Stato Islamico. Gli ufficiali americani hanno altresì addestrato quelli del governo di Tripoli per diminuire la minaccia dei terroristi verso gli interessi americani in Nord Africa e in Europa. Nel corso del 2016, il successo maggiore che è stato ottenuto nella lotta contro i miliziani dell’ISIS è stato la liberazione di Sirte, considerata un obiettivo chiave in quanto era la roccaforte principale dei terroristi nel Paese. Ciò è stato possibile grazie alla campagna US Africa Command’s Operation Odissey Lightin, e ha permesso alle forze di Tripoli di interrompere le connessioni dello Stato Islamico nel Nord Africa, in Sahel ed in Europa. Il governo di Tripoli ha reso noto che, nel corso della campagna per liberare Sirte, durata sette mesi, sono stati uccisi 700 terroristi, mentre altri 3,200 sono stati feriti. 

Il governo americano informa che, negli ultimi anni, non sono state segnalate azioni penali relative al terrorismo. In molte parti della Libia, le funzioni di sicurezza e di applicazione della legge, inclusa la detenzione di elementi terroristici, sono fornite da gruppi armati piuttosto che da istituzioni statali. La polizia nazionale e le forze di sicurezza sono frammentate, inadeguatamente addestrate e attrezzate e mancano chiare catene di segnalazione e meccanismi di coordinamento. Inoltre, i funzionari della sicurezza e delle forze dell’ordine, compresi pubblici ministeri e giudici, sono stati presi di mira in rapimenti e omicidi. Le forze militari libiche sono allo stesso modo deboli e frammentate. Le strutture di sicurezza formali sono spesso sovrastimate da gruppi armati non statali. In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, la Libia fa parte del Middle East and North Africa Financial Action Task Force, di un altro organo regionale dedicato alle stesse attività, e anche del Counter-ISIS Finance Group. A livello nazionale, le autorità di Tripoli hanno creato un sistema di database per accrescere la trasparenza nei controlli dei pagamenti dei salari governativi. Tuttavia, le autorità di Tripoli non hanno le capacità di controllare adeguatamente i flussi finanziari e, inoltre, non è stata nemmeno adottata una strategia per contrastare la diffusione dell’estremismo violento.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.