Tribunale di Bologna: stop al decreto sicurezza di Salvini

Pubblicato il 3 maggio 2019 alle 20:10 in Immigrazione Italia

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Il Tribunale civile di Bologna ha emesso una sentenza che obbliga il comune a iscrivere all’anagrafe due richiedenti asilo a cui era stata negata in precedenza, in linea con il Decreto sicurezza. Ad avviso dei magistrati, riporta Rai News, “a mancata iscrizione ai registri anagrafici impedisce l’esercizio di diritti di rilievo costituzionale ad essa connessi, tra i quali rientrano quello dell’istruzione al lavoro”. Hanno sottolineato altresì che la legge non include un divieto esplicito per i richiedenti asilo e, al contrario, evidenzia come il permesso di soggiorno per richiesta di asilo non costituisce un titolo per l’iscrizione all’anagrafe.

Per tutta risposta, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha definito la sentenza “vergognosa”, assicurando che presenterà ricorso. Nel frattempo, il capo del Viminale ha invitato tutti i Sindaci a rispettare la legge. Alcune fonti del Ministero dell’Interno hanno reso noto che sentenze di questo tipo non influenzano la legge, in quanto non sono definitive e sono rivolte soltanto a singoli casi. Per modificare la norma relativa servirebbe un pronunciamento della Corte Costituzionale. Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, al contrario di Salvini, ha accolto positivamente la decisione del Tribunale, rendendo noto che il comune la applicherà senza opporsi.

Qualche settimana fa, un caso simile si è verificato in Toscana, a Firenze, dove il Tribunale ha accolto il ricorso di un richiedente asilo somalo che era opsite presso una struttura a Scandicci. Anche nel suo caso, l’iscrizione all’anagrafe era stata respinta in base al Decreto sicurezza.

Il Decreto sicurezza e immigrazione è stato approvato in via definitiva con 369 voti favorevoli e 99 contrari, trasformandosi in legge, lo scorso 29 novembre. Tale decreto contiene disposizioni in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica e urbana, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’Interno e il contrasto alla mafia. L’approvazione del provvedimento è stata festeggiata dai deputati della Lega, mentre i colleghi del Movimento 5 Stelle non hanno applaudito.

Il disegno di legge era già stato approvato in Senato il 7 novembre con 163 senatori a favore, 59 contrari e 19 astenuti. Alla Camera, invece, i voti favorevoli erano stati 336, mentre quelli contrari 249. La fiducia era stata votata dai deputati del Movimento 5 Stelle, della Lega e 3 del gruppo Misto (Maie), quali Salvatore Caiata, Antonio Tasso e Catello Vitiello. Contrati alla fiducia, invece, erano stati Fratelli d’Italia, Pd, LeU, Forza Italia ed altri esponenti del gruppo Misto. Gli astenuti, infine, sono stati 3 deputati della Lega e uno del Movimento 5 Stelle, mentre gli assenti sono stati uno del Carroggio e 7 del Movimento 5 Stelle.

Essendo divenuto legge, il decreto sicurezza e immigrazione  permette alle autorità italiane di annullare la richiesta degli immigrati che compiono reati mentre attendono l’approvazione della richiesta di asilo, rimandandoli nel loro Paese di origine. In merito all’immigrazione e alla protezione internazionale, nello specifico, il provvedimento interviene sui maggiori punti critici dell’attuale sistema, come la sproporzione tra il numero di riconoscimenti delle forme di protezione internazionale disciplinate espressamente a livello europeo, quali lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria, e il numero di permessi di soggiorno che vengono rilasciati per ragioni umanitarie.

E’ stato altresì eliminato l’esercizio discrezionale nella concessione della tutela umanitaria, introducendo al suo posto una tipizzazione dei casi di tutela complementare, che preveda requisiti specifici per gli interessati. Le Commissioni territoriali devono individuare i profili a rischio per verificare la sussistenza del presupporti del principio del non respingimento. Per migliorare la gestione delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale, sono state introdotte disposizioni volte a contrastare il ricorso strumentale alla richiesta di protezione, individuando le domande rivolte con lo scopo di eludere un provvedimento di allontanamento, nel rispetto delle norme europee. Per quanto riguarda le domande presentate alla frontiera dopo che lo straniero è stato fermato per aver cercato di evitare i controlli, è previsto che questo venga trattenuto per indagare sulla sua identità e sulla sua cittadinanza.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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