NATO: lasceremo l’Afghanistan solo dopo una pace duratura

Pubblicato il 3 maggio 2019 alle 8:38 in Afghanistan NATO

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La NATO ha reso noto che le sue truppe rimarranno in Afghanistan fino a quando non sarà raggiunta una pace duratura. Tale dichiarazione arriva a seguito della richiesta, da parte dei talebani, di fornire una data precisa per il ritiro completo delle forze straniere dal Paese.

Nicolas Kay, rappresentante della NATO per l’Afghanistan, ha dichiarato che l’alleanza vuole assicurarsi della stabilità dell’area, prima di pensare ad un ritiro delle proprie forze. “Un accordo di pace sarà duraturo e sostenibile solo se si baserà sui progressi fatti negli ultimi 17 o 18 anni “, ha affermato. Con tale dichiarazione, Kay ha menzionato, nello specifico, lo sviluppo della democrazia e la crescente attenzione per la tutela dei diritti umani. Secondo Kay, la NATO sostiene fermamente gli sforzi in corso per il raggiungimento della pace in Afghanistan, ma la comunità internazionale non permetterà che il Paese diventi nuovamente un rifugio sicuro per i terroristi. “È nostra responsabilità aiutare gli afghani a farsi sentire e assicurarsi che le loro richieste e le preoccupazioni vengano considerate durante i negoziati di pace e in qualsiasi accordo finale”, ha affermato Kay durante una conferenza stampa, tenutasi nella provincia occidentale afghana di Herat.

L’inviato della NATO ha aggiunto che una riduzione della violenza rappresenta il modo migliore per portare avanti in negoziati di pace produttivi. “Troppi afgani stanno morendo”, ha concluso Kay, facendo appello ai leader talebani e chiedendo la fine di tali brutalità. Le dichiarazioni del rappresentante della NATO arrivano in occasione del secondo giorno del sesto round di negoziati tra Stati Uniti e talebani a Doha, in Qatar, iniziati l’1 maggio. In questo incontro, i rappresentanti dei talebani hanno chiesto che venga stabilita una data per il ritiro “completo” delle forze straniere dal Paese. Da parte sua, Washington ha chiesto l’assicurazione che il territorio afghano non sarà utilizzato per minacciare le nazioni vicine, facendo eco alle parole di Kay.

Nel frattempo, a Kabul, è in corso una grande assemblea consultiva di quattro giorni, nota come Loya Jirga. Tale incontro rappresenta un tentativo del presidente Ashraf Ghani di influenzare i colloqui di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, ai quali il governo afghano non è considerato il benvenuto da parte del gruppo fondamentalista. Nella tradizione del Paese, la Loya Jirga ha lo scopo di creare consenso tra vari gruppi etnici e fazioni tribali ed è solitamente convocata in circostanze straordinarie. Gli sforzi del governo afghano e i negoziati in Qatar risultano particolarmente importanti in questo periodo, caratterizzato da una crescente conflittualità nel Paese. Infatti, solo nella serata di domenica 14 aprile, si sono verificati 2 attacchi separati ai danni di giovani vittime innocenti. L’esplosione di un ordigno ha causato la morte di 7 bambini, nella provincia orientale di Laghman, e un gruppo di uomini armati ha distrutto una scuola femminile, nella provincia occidentale di Farah. 

L’attuale situazione, nel Paese asiatico, è la conseguenza di una storia travagliata. Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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