Libia: nuovi combattimenti a Tripoli nella notte

Pubblicato il 3 maggio 2019 alle 14:18 in Africa Libia

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Pesanti combattimenti si sono scatenati nella notte, nella capitale libica di Tripoli, tra le truppe rivali del comandante Khalifa Haftar e del premier Fayez al-Serraj, senza tuttavia che nessuna delle due fazioni sia riuscita a guadagnare terreno oltre la linea del fronte.

L’offensiva del generale di Tobruk, iniziata il 4 aprile, è ormai entrata nella sua quinta settimana. L’esercito nazionale libico (LNA), da lui guidato, ha collocato in prima linea altre truppe e diverse nuove armi pesanti durante la settimana. Ciononostante, non è ancora stato in grado di sfondare le difese nei sobborghi meridionali della capitale.

I combattimenti di questa notte si sono verificati nella zona dell’ex aeroporto internazionale. L’LNA, all’inizio di questa settimana, era riuscita a spostare una parte della linea del fronte, ma era stata immediatamente respinta dalle forze di Tripoli, che avevano eretto barriere lungo le strade del sud, dove ora sono posizionati carri armati e cannoni d’artiglieria.

Le forze di Tripoli hanno riguadagnato terreno negli ultimi giorni. Tuttavia, gli analisti continuano a sostenere che l’offensiva dell’esercito di Haftar non si arresterà finché non verrà assediata la sua base di partenza, quella di Garian, a circa 80 chilometri a sud di Tripoli. La città è però difficile da conquistare, dal momento che si trova sulle montagne affacciate direttamente sulla pianura costiera su cui si trova Tripoli. L’LNA, inoltre, sostenuto principalmente da Egitto ed Emirati Arabi Uniti, invia di continuo truppe e materiale bellico alla città di Garian attraverso la strada che parte dalla città orientale di Bengasi o tramite la base aerea centrale di Jufrah.

Un portavoce del governo di Tripoli ha riferito che la sua amministrazione sta intrattenendo colloqui con la Turchia, sua alleata, per ottenere aiuti militari e civili e, in generale, “tutto ciò che è necessario per fermare l’assalto“.

La battaglia di Tripoli ha vanificato quasi completamente gli sforzi, portati avanti dalle Nazioni Unite negli ultimi anni, per raggiungere un accordo di pace tra le fazioni rivali e ha altresì provocato grandi sconvolgimenti per l’industria petrolifera del Paese, uno dei maggiori produttori dell’Africa. Da Ginevra, le Nazioni Unite hanno confermato che più di 48.500 persone hanno lasciato le loro case a Tripoli per rifugiarsi in zone più sicure. Solo 6.000 sfollati sono stati registrati nelle ultime 48 ore. Il resto degli abitanti rimane intrappolato nelle zone di conflitto, dove il cibo sta per finire e i feriti e gli ammalati hanno bisogno di aiuto medico.

I Paesi europei, da parte loro, sono preoccupati che i combattimenti possano provocare una nuova fuga di migranti dalla Libia e dal resto dell’Africa attraverso il Mediterraneo. Un proseguimento senza termine dell’offensiva rischierebbe inoltre di lasciare un vuoto di potere che i militanti islamisti potrebbero facilmente sfruttare.

Nel frattempo il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha respinto le accuse mosse dal governo di Tripoli secondo cui Parigi avrebbe sostenuto Haftar nella sua attuale campagna militare. “L’interesse della Francia è quello di combattere il terrorismo”, ha sostenuto il ministro, “questo è il nostro obiettivo nella regione”, ha riferito al quotidiano Le Figaro.

L’inviato delle Nazioni Unite in Libia ha affermato che Parigi e altri fossero troppo vicini a Haftar per non essere coinvolti. La Francia, inoltre, ha già appoggiato Haftar nei suoi sforzi per combattere i militanti islamici nella regione, anche attraverso il suo supporto militare. Le Drian, tuttavia, continua a ribadire che la Francia non aveva idea che Haftar stesse pianificando di lanciare l’offensiva su Tripoli, nonostante il ministro avesse visitato Bengasi e Tripoli alcuni giorni prima. In merito ai recenti incontri, Le Drian ha però rivelato di essersi reso conto, proprio in quell’occasione, che contrariamente alle aspettative francesi, la situazione in Libia era bloccata e né Serraj né Haftar intendevano superare gli ostacoli per concludere un accordo politico.

L’attuale situazione in Libia è la conseguenza di una generalizzata instabilità che è iniziata a seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO capeggiato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. La Libia oggi è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali, quello di Haftar, a Tobruk e quello del premier al Serraj, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, con sede a Tripoli.

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Chiara Gentili

di Redazione

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