La Turchia rischia di rimanere senza petrolio se non acquista dall’Iran

Pubblicato il 3 maggio 2019 alle 16:10 in Iran Turchia

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Il ministro degli Esteri turco ha reso noto che Ankara non sarà in grado di diversificare le sue importazioni di petrolio, in tempi brevi, e rischia la carenza di greggio. La Turchia è uno degli 8 Paesi che non vedrà rinnovata l’esenzione dalle sanzioni statunitensi per l’acquisto di oro nero dall’Iran.

Lunedì 22 aprile, il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha affermato che gli Stati Uniti non rinnoveranno le esenzioni ai Paesi che erano precedentemente stati autorizzati a continuare a commerciare con la Repubblica Islamica. La notizia ha causato un aumento dei prezzi del greggio, ma Pompeo ha riferito di aver ricevuto l’impegno da parte dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti ad aumentare la propria produzione, per garantire che le forniture di petrolio e il suo prezzo rimangano stabili. Tuttavia, persistono le problematiche legate all’approvvigionamento di oro nero, per molti Paesi, come la Turchia, che dal 1° maggio sono state costrette a tagliare i rapporti commerciali con l’Iran. L’8 maggio 2018, il leader della Casa Bianca si era ritirato dall’accordo sul nucleare del 2015, ripristinando le sanzioni americane nei confronti dell’Iran e delle società che mantengono legami economici con la Repubblica Islamica. Il 7 agosto, Washington aveva annunciato la reintroduzione della prima serie di sanzioni contro l’Iran, che Trump aveva descritto come “le più pungenti di sempre”. Successivamente, la Casa Bianca ha ulteriormente aumentato le misure ai danni della Repubblica Islamica, con altre tranche di sanzioni. Questa situazione e il ritiro di tutte le possibili esenzioni stanno mettendo in difficoltà anche la Turchia del presidente Recep Tayyip Erdogan. 

“Non è possibile per noi diversificare le fonti di approvvigionamento di petrolio in così breve tempo”, ha dichiarato il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu. “Dobbiamo rinnovare le tecnologie delle nostre raffinerie per comprare petrolio da altri Paesi: ciò significherebbe che gli impianti resteranno chiusi per un po’ di tempo, il che, ovviamente, ha un costo”. Il ministro ha poi spiegato che Ankara ha già fortemente ridotto i rapporti commerciali con Teheran, durante lo scorso anno. Tuttavia, Cavusoglu ha invitato gli Stati Uniti a rivedere la propria decisione. La Turchia è quasi totalmente dipendente dalle importazioni estere per soddisfare il suo fabbisogno energetico. Lo scorso anno, quasi la metà del totale di petrolio utilizzato nel Paese è stato acquistato dalla Repubblica Islamica. In tale contesto, la Cina è l’unico altro importante acquirente ad aver espresso il desiderio di continuare ad acquistare petrolio iraniano. Il Paese si è opposto alla decisione statunitense e ha affermato che porterà avanti una cooperazione “razionale e legale” con l’Iran. Altri 3 Stati interessati da queste misure sono India, Giappone e Corea del Sud, che hanno dichiarato, invece, che smetteranno di importare dalla Repubblica Islamica. L’India ha riferito che avrebbe aggirato le sanzioni statunitensi importando petrolio da altri produttori.

Intanto, il 29 aprile, Cavusoglu aveva incontrato alcuni leader curdi iracheni durante una visita in Iraq. In tale occasione il diplomatico turco ha svelato i piani per riaprire i consolati a Mosul e Bassora e stabilirne di nuovi a Kirkuk e Najaf. L’incontro con i rappresentanti del vicino regionale, in un’area nota per l’estrazione di greggio, ha sollevato il dubbio che Ankara abbia mandato il proprio ministro a negoziare una serie di accordi per l’importazione di idrocarburi. Le città da cui la Turchia potrebbe importare olio nero sono proprio Bassora, la capitale economica dell’Iraq che si trova nel Sud del Paese, e Kirkuk, a nord di Baghdad. Queste rappresentano due importanti centri della regione curda irachena. Tuttavia, le capacità di estrazione dell’Iraq risultano particolarmente danneggiate dalla recente guerra contro lo Stato Islamico e non è possibile sapere quanto tempo sarà necessario per migliorare la situazione. Cavusoglu ha incontrato, nello specifico, il primo ministro del Governo Regionale del Kurdistan (KRG), Nechirvan Barzani, il capo dell’intelligence, Masrour Barzani, e il vice primo ministro, Qubad Talabani. Questi hanno riferito che durante l’incontro si è parlato anche di approvvigionamento energetico, ma non unicamente. Secondo il quotidiano Al-Monitor, la Turchia vorrebbe iniziare a importare il gas naturale curdo da un gasdotto attualmente in costruzione e tramite le infrastrutture russe già presenti nell’area. Questa soluzione, potrebbe aiutare Ankara a compensare la sua dipendenza dagli idrocarburi dell’Iran. La linea iracheno-curda sarebbe in grado di gestire fino a 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno e dovrebbe essere in grado di soddisfare fino al 6% della domanda annuale europea. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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