Ex presidente sudanese interrogato per finanziamento al terrorismo

Pubblicato il 3 maggio 2019 alle 13:14 in Africa Sudan

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L’ex presidente sudanese, Omar al-Bashir, è sospettato di finanziamento al terrorismo e riciclaggio di denaro.

Il procuratore generale del Paese, Al-Waleed Sayyed Ahmed, ha ordinato l’interrogatorio di Bashir, arrestato il mese scorso, per indagare su casi di riciclaggio di denaro e finanziamento al terrorismo. Nel riferire la notizia, il quotidiano The New Arab sottolinea che il Sudan ha ospitato il fondatore di al-Qaeda, Osama Bin Laden, tra il 1992 e il 1996. Alcune fonti hanno riferito che il leader estremista avrebbe creato campi di addestramento in cui giovani sudanesi venivano istruiti alla jihad e a avviati al terrorismo. A Bin Laden fu concesso di rimanere nel Paese per anni, grazie a un rapporto di amicizia con un leader islamista sudanese, Hassan al-Turabi. 

Washington ha inserito Khartoum nella lista degli Stati che finanziano il terrorismo proprio a causa dei legami di alcune personalità sudanesi con militanti estremisti. Inoltre, lo scorso mese, quando le forze di polizia hanno perquisito la casa di Bashir, a seguito del suo arresto, hanno trovato oltre 100 milioni di dollari. L’ex presidente e l’élite che ha guidato con lui il Paese negli ultimi vent’anni sono stati regolarmente accusati di corruzione da parte dei manifestanti, durante i mesi di protesta che hanno portato alla destituzione del presidente. Le manifestazioni che hanno portato all’attuale situazione in Sudan sono scoppiate il 19 dicembre 2018, nella città centrale di Atbara, in seguito alla decisione del governo di triplicare il prezzo del pane.

Rapidamente si sono trasformate in proteste a livello nazionale per chiedere la fine del governo del presidente al-Bashir. Dopo una prima ondata di repressioni, che non è riuscita a mettere fine alle manifestazioni, il 22 febbraio al-Bashir ha imposto lo stato di emergenza, per la durata di un anno, che il Parlamento ha successivamente ridotto a 6 mesi. Tuttavia, nella giornata di giovedì 11 aprile, le forze armate sudanesi hanno rovesciato e arrestato il presidente, il cui governo aveva annunciato le dimissioni poche ore prima, sancendo la fine ufficiale del dominio di Bashir. Dopo tale evento, l’esercito ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, e il generale Awad Ibn Auf ha inizialmente assunto il controllo come presidente del Consiglio militare.

Sull’onda delle proteste pubbliche che lo consideravano alla stregua del predecessore, Awad fu però costretto a rassegnare le dimissioni e al suo posto, il giorno successivo, venne insediato Al-Burhan, in passato ispettore generale delle forze armate. L’uomo ha fin da subito incontrato i manifestanti nelle strade della capitale per avviare un dialogo e ascoltare le loro richieste. Tuttavia, gli attivisti hanno fatto sapere che le proteste continueranno finché non verrà formato un governo civile. Il 29 aprile si è poi verificata un’importante svolta nei colloqui tra i manifestanti e la giunta militare. I capi delle proteste hanno accettato di formare un governo misto civile-militare. A seguito di tale accordo, l’attuale consiglio formato dall’esercito e composto da 10 membri, sarà sostituito da un gruppo che comprenda anche rappresentanti della popolazione civile. “

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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