Barcone di migranti affonda in Turchia, almeno 9 morti

Pubblicato il 3 maggio 2019 alle 16:38 in Immigrazione Turchia

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Un’imbarcazione che trasportava migranti è affondata al largo della costa nord-occidentale della Turchia, causando la morte di almeno 9 persone, tra cui 5 bambini.

La notizia è stata riferita dalla guardia costiera turca, che ha aggiunto che le ricerche di eventuali altre vittime sono ancora in corso. La nave trasportava un totale di 17 migranti, secondo quanto hanno riferito le autorità locali. Solo 5 di loro sono stati tratti in salvo, al momento. Il naufragio è avvenuto a largo della costa turca, presso il distretto di Ayvalik, nella provincia di Balikesir. In una dichiarazione, la guardia costiera ha riferito che tra i dispersi risulta anche il trafficante di esseri umani che conduceva il mezzo. Per le operazioni di ricerca e salvataggio sono operative quattro barche e due elicotteri. 

Si tratta del secondo naufragio di questo tipo, negli ultimi due mesi. Il 26 marzo, 4 persone, tra cui 3 donne e 1 bambino, sono morte nel naufragio di un gommone al largo della stessa costa, nei pressi del distretto di Ayvalik. Il gommone trasportava cittadini iraniani e afghani, secondo quanto riferisce il quotidiano Hurriyet, citando fonti di sicurezza turche. I migranti stavano tentando di raggiungere illegalmente l’isola greca di Lesbo, quando la loro imbarcazione è affondata. La Turchia rappresenta una delle vie principali per i migranti irregolari che cercano di arrivare in Europa, specialmente dal 2011, quando è iniziata la guerra civile siriana.

Il giorno precedente a questo naufragio, il 25 marzo, i funzionari turchi avevano arrestato almeno 655 migranti irregolari in una serie di operazioni, effettuate su tutto il territorio nazionale. Più di 265.000 di questi individui sono stati arrestati in Turchia durante tutto il 2018, secondo le cifre riportate dal Ministero dell’Interno del Paese. Tuttavia, movimento di persone attraverso la Turchia è stato drasticamente ridotto, a partire dal 2016. Alla luce della crisi migratoria degli ultimi anni, il 18 marzo 2016, la Turchia e l’UE hanno firmato un accordo per bloccare i flussi diretti in Europa, con l’obiettivo di limitare il traffico di esseri umani in favore dell’immigrazione legale e per diminuire la mortalità nella tratta del Mar Egeo durante le traversate. 

Nonostante l’accordo abbia chiuso le porte della rotta balcanica ai migranti, non ha avuto gli effetti che l’UE aveva sperato. Il 14 febbraio 2017, Amnesty International ha pubblicato un reclamo, in cui ha denunciato la situazione di migliaia di rifugiati, i quali, destinati a essere rimandati in Turchia, sono stati invece lasciati in un limbo nelle isole greche, in condizioni di grave disagio. Gauri Gulik, vice-direttore di Amnesty International per l’Europa, ha definito l’accordo sull’immigrazione, firmato con Ankara, “un disastro”. I migranti che arrivano sulle isole greche, in seguito all’accordo con la Turchia del 18 marzo 2016, possono raggiungere il territorio della Grecia continentale soltanto dopo l’esame delle loro richieste asilo. Date i lunghi periodi di attesa, i campi di rifugiati delle isole sono sovraffollati a mal gestiti. Nonostante tale fenomeno sia stato denunciato più volte nel corso degli anni, continuano le segnalazioni delle organizzazioni umanitarie.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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