Venezuela: la sommossa è fallita, Guaidó convoca sciopero generale

Pubblicato il 2 maggio 2019 alle 9:44 in America Latina Venezuela

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La sollevazione militare contro il governo del Venezuela è fallita. Dopo la liberazione dell’oppositore Leopoldo López, a Guaidó si sono uniti solo militari di basso rango, e Nicolás Maduro è riuscito a riprendere in mano la situazione che per alcune ore martedì 30 aprile sembrava essere fuori controllo.

Juan Guaidó cerca di rompere questa dinamica e mantenere la pressione di piazza indefinitamente per ottenere le dimissioni di Nicolás Maduro. Il presidente dell’Assemblea nazionale, riconosciuto come presidente da più di 50 paesi, ha fatto appello mercoledì 1 maggio ai lavoratori, “asfissiati dalla gestione economica disastrosa del chavismo”, e ha proclamato lo sciopero generale. Lo ha fatto davanti a una folla che si è mobilitata contro il regime in occasione della sommossa del 30 aprile e che continua a manifestare.

“Domani inizieremo scioperi scaglionati, fino a raggiungere lo sciopero generale” – ha detto Guaidó, che due mesi fa ha sollevato uno sciopero dei dipendenti pubblici, settore tradizionalmente legato al governo, ai suoi sostenitori. L’annuncio del politico oppositore è rilevante perché fa sue alcune delle affermazioni storiche della cosiddetta rivoluzione bolivariana “riconosciamo il valore di un lavoro dignitoso, che consenta ai lavoratori di raggiungere benessere e progresso. Oggi sappiamo che nessun salario consente il raggiungimento di diritti e le conquiste dei lavoratori vengono ignorate” – ha detto prima l’inizio delle marce di protesta, in riferimento alle precarie condizioni di vita di milioni di venezuelani che lottano quotidianamente contro l’iperinflazione che cresce senza sosta.

La giornata di mercoledì 1 maggio è stata un nuovo esempio dell’incertezza che il paese sta attraversando. Migliaia di persone si sono radunate da metà mattina in Piazza Altamira, luogo simbolo delle manifestazioni anti-chaviste e in altri punti ad est della capitale. Maduro frattanto rivolgeva ai suoi sostenitori un messaggio di felicitazioni per la giornata dei lavoratori, sottolineando la mobilitazione della classe operaia venezuelana per “dire no al golpismo, no all’ingerenza yankee”.

Il giorno precedente gli scontri avevano lasciato sul terreno almeno un morto e decine di feriti a Caracas. La tensione è stata altissima in prossimità della base aerea di La Carlota, dove l’esercito e la polizia sono intervenuti lanciando gas lacrimogeno. Gli incidenti si sono già risolti nel pomeriggio in una battaglia campale tra chavisti e antichavisti. Leopoldo López, liberato con un blitz da militari fedeli a Guaidó, in una mossa che sembrava l’inizio di un golpe militare contro Maduro, si è rifugiato nell’ambasciata cilena prima e in quella spagnola poi, conferma il Ministero degli Esteri di Madrid.

La liberazione di López, ai domiciliari dall’agosto 2017 e condannato nel 2014 a 14 anni di carcere per sovversione, è stata possibile grazie al supporto di un gruppo di militari e di settori del Servizio di intelligence bolivariano (Sebin). Doveva essere, nelle intenzioni dell’opposizione, la mossa decisiva per innescare una rivolta della popolazione e una rottura dell’alto comando militare. Non è successo, probabilmente a causa della cattiva gestione dei tempi e di un’eccessiva fiducia nella risposta delle forze armate. Nicolás Maduro, che secondo gli Stati Uniti era sul punto di lasciare il paese per fuggire a Cuba, è riuscito a riprendere in mano la situazione e a disinnescare la sommossa potenzialmente fatale per il suo governo.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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