Unione Africana lancia un ultimatum al governo del Sudan

Pubblicato il 2 maggio 2019 alle 11:03 in Africa Sudan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Unione Africana ha lanciato un nuovo ultimatum al governo militare del Sudan che entro 60 giorni dovrà consegnare il potere a un’autorità civile o la partecipazione del Paese all’organizzazione sarà sospesa.

Si tratta del secondo avviso di questo tipo, da parte dell’Unione degli Stati africani, che aveva già indicato una precedente scadenza, prevista per il 15 aprile e disattesa. L’ultimatum arriva pochi giorni dopo un’importante svolta nei colloqui con la giunta militare al potere. I manifestanti sudanesi, da mesi impegnati nelle proteste che hanno portato alla destituzione dell’ex capo di stato Omar Al-Bashir, hanno accettato di formare un governo misto civile-militare. A seguito di tale accordo, l’attuale consiglio formato dall’esercito e composto da 10 membri, sarà sostituito da un gruppo che comprenda anche rappresentanti della popolazione civile. “L’accordo è un passo avanti verso la stabilità del nostro Paese, ma non penso che lasceremo il sit-in finché non vedremo realizzata la nostra richiesta di un governo civile”, ha dichiarato Sawsan Bashir, uno delle migliaia di manifestanti che si sono accampati, per settimane, fuori dal quartier generale dell’esercito sudanese. “Siamo felici dei progressi nei colloqui, ma stiamo ancora aspettando di conoscere la composizione del consiglio”, ha poi aggiunto un altro manifestante. Le proteste in Sudan non si sono fermate, a seguito di questa svolta e l’ultimatum dell’Unione Africana indica che ci sono ancora progressi da fare. 

In una dichiarazione, rilasciata martedì 30 aprile, il Consiglio di Pace e Sicurezza dell’Unione ha affermato che “con estremo rammarico stiamo notando che il governo militare sudanese non sta facendo passi indietro e non ha consegnato il potere a un’autorità di transizione civile”. Tuttavia, hanno annunciato “un periodo aggiuntivo di 60 giorni per effettuare il trasferimento di potere”. Il Consiglio ha ribadito una transizione a guida militare è inaccettabile, poiché questa è contraria al volere e alle legittime aspirazioni della popolazione, impedisce i processi e lo sviluppo delle istituzioni democratiche e allo stesso modo ostacola il rispetto dei diritti umani e la libertà. Le manifestazioni che hanno portato all’attuale situazione in Sudan sono scoppiate il 19 dicembre 2018, nella città centrale di Atbara, in seguito alla decisione del governo di triplicare il prezzo del pane. Rapidamente si sono trasformate in proteste a livello nazionale per chiedere la fine del governo del presidente Omar al-Bashir. Dopo una prima ondata di repressioni, che non è riuscita a mettere fine alle manifestazioni, il 22 febbraio al-Bashir ha imposto lo stato di emergenza, per la durata di un anno, che il Parlamento ha successivamente ridotto a 6 mesi. Il movimento di protesta, considerato dagli analisti come la più grande sfida alla presidenza di al-Bashir, è stato guidato inizialmente dall’Associazione dei Professionisti sudanesi. Da allora, diversi partiti politici hanno appoggiato la causa dei manifestanti e, insieme, hanno formato un gruppo chiamato “Alleanza per la libertà e il cambiamento”, volto ad allargare ed intensificare le manifestazioni. 

Nella giornata di giovedì 11 aprile, le forze armate sudanesi hanno rovesciato e arrestato il presidente Omar al-Bashir, il cui governo aveva annunciato le dimissioni poche ore prima, sancendo, dopo mesi di proteste, la fine ufficiale del dominio del presidente. Dopo tale evento, l’esercito ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, e il generale Awad Ibn Auf ha inizialmente assunto il controllo come presidente del Consiglio militare. Sull’onda delle proteste pubbliche che lo consideravano alla stregua del predecessore, Awad fu però costretto a rassegnare le dimissioni e al suo posto, il giorno successivo, venne insediato Al-Burhan, in passato ispettore generale delle forze armate. L’uomo ha fin da subito incontrato i manifestanti nelle strade della capitale per avviare un dialogo e ascoltare le loro richieste. Tuttavia, gli attivisti hanno fatto sapere che le proteste continueranno finché non verrà formato un governo di transizione regolare, come sancito dalla Dichiarazione della Libertà e del Cambiamento firmata da vari gruppi politici e professionali a gennaio 2019.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.