Libia: fermati 113 migranti in partenza per l’Italia

Pubblicato il 2 maggio 2019 alle 15:58 in Immigrazione Libia

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La Guardia costiera libica ha fermato, negli ultimi due giorni, 113 migranti che cercavano di raggiungere l’Italia. È quanto hanno reso noto le Nazioni Unite nella giornata di mercoledì 1 maggio, quando sono ricominciate le partenze dal Paese nordafricano in conseguenza di una pausa momentanea dei combattimenti tra le forze rivali. I migranti a bordo delle due imbarcazioni, una di martedì 30 aprile e una di mercoledì 1 maggio, sono stati rimandati lontano dalla città di Tripoli e chiusi in centri di detenzione. Un portavoce della Guardia costiera ha riferito che i migranti provenivano da Paesi arabi e dell’Africa sub-sahariana, nonché dal Bangladesh.

La costa occidentale della Libia è un importante punto di partenza per i migranti non solo libici, ma in generale africani, che fuggono dai conflitti e dalla povertà tentando di sbarcare in Italia attraverso il Mar Mediterraneo con l’aiuto dei trafficanti di esseri umani. L’attività di contrabbando era diminuita quando le forze fedeli al comandante Khalifa Haftar avevano lanciato, il 4 aprile, un’offensiva per assediare e conquistare la città di Tripoli, sede del governo presieduto da Fayez al Serraj e riconosciuto a livello internazionale. Gli scontri, tuttavia, si sono attenuati da martedì, quando un contrattacco dell’Esercito nazionale libico (LNA) non è riuscito a farsi strada verso il centro della città. In circa tre settimane di scontri, almeno 376 persone sono morte, secondo quanto riferito dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Diversi gruppi per i diritti umani hanno accusato i gruppi armati e i membri della Guardia costiera di essere coinvolti nella tratta di esseri umani. Alcuni funzionari dei centri di detenzione sono stati accusati in passato di maltrattamenti sui migranti. Un rapporto dell’ONU pubblicato a dicembre 2018 ha fatto riferimento a una “terribile litania” di violazioni dei diritti umani tra cui uccisioni illegali, torture, stupri di gruppo e schiavitù. Tali gruppi umanitari hanno altresì accusato l’Unione europea di essere complice degli abusi dal momento che sia l’Italia sia la Francia hanno fornito imbarcazioni alla Guardia costiera libica per rafforzare le sue pattuglie, una mossa che ha fatto registrare un notevole calo delle partenze dei migranti.

Dopo aver avviato una campagna antiterrorismo all’inizio di gennaio, le forze di Haftar hanno conquistato le aree centrali e meridionali della Libia, in prossimità della regione del Fezzan, per poi lanciare un assalto contro Tripoli, il 4 aprile. Da allora, sono in corso pesanti scontri tra le milizie che supportano il GNA e l’Esercito Nazionale Libico. Ad oggi, le vittime del conflitto ammontano a 376, mentre i feriti a più 1000 secondo le stime riportate dal quotidiano Libya Herald che cita la World Health Organization (WHO). Mentre Haftar gode dell’appoggio di Egitto, Russia, Francia, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, il governo di Tripoli, guidato dal premier Serraj, è sostenuto da Italia, Turchia e Qatar. 

Il 15 aprile, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Serraj ha annunciato che, a causa del conflitto in corso, ci sono 800.000 individui tra migranti e cittadini libici, tra i quali anche diversi jihadisti e criminali, pronti a salpare per l’Europa per sfuggire ai combattimenti tra le forze di Haftar e quelle del governo di Tripoli. Secondo l’IOM, invece, è impossibile effettuare un conteggio attendibile del numero di migranti e cittadini che potrebbero fuggire dalla Libia se le violenze continuassero.

L’attuale situazione in Libia è la conseguenza di una generalizzata instabilità che è iniziata a seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO capeggiato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. La Libia oggi è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali, quello di Haftar, a Tobruk e quello del premier al Serraj, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, con sede a Tripoli.

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Chiara Gentili

di Redazione

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