Immigrazione: i fatti più importanti di aprile 2019

Pubblicato il 2 maggio 2019 alle 11:47 in Approfondimenti Immigrazione

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Nell’aprile 2019 sono giunti in Europa, via mare e via terra, 4.221 migranti. Si tratta di una lieve diminuzione rispetto ai 5.420 stranieri che arrivarono nel continente europeo nell’aprile 2018. Dall’inizio dell’anno, secondo le stime della UN Refugee Agency (UNHCR), in Europa sono sbarcati complessivamente 20.107 migranti. Di questi, 10.892 sono giunti in Grecia, 8.233 in Spagna, 746 in Italia, 138 a Malta e 124 a Cipro. Gli arrivi in Europa via terra nello stesso periodo, invece, ammontano a 5,687, mentre i morti in mare a 402.

Aprile 2019 si è aperto con una dichiarazione della Guardia Costiera e della Marina libica, le quali hanno intimato alle imbarcazioni delle ong attive nel Mediterraneo a non entrare nelle acque territoriali della Libia dove, invece, sono operative le autorità locali. Ad avviso degli ufficiali libici, le attività delle ong attirano i migranti verso viaggi mortali in mare, in collaborazione con i trafficanti di esseri umani. Per tutta risposta, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha dichiarato che la Libia non può ancora essere considerata un porto sicuro.

L’IOM in Libia è presente nei punti di sbarco per fornire assistenza primaria ai migranti che sono stati salvati in mare. Secondo quanto riporta l’organizzazione, a seguito del loro sbarco, i migranti vengono trasferiti in centri di detenzione, sotto la responsabilità della Direzione libica per la lotta alla Migrazione Illegale (DCIM), su cui l’Organizzazione non ha autorità o supervisione. La detenzione di uomini, donne e bambini è arbitraria. In questi centri, le condizioni di vita inaccettabili e disumane sono ben documentate e, a causa di questa situazione, l’OIM continua a chiedere soluzioni alternative alla detenzione sistematica dei migranti. L’organizzazione ha accesso ai centri solo per fornire assistenza umanitaria diretta, sotto forma di beni non alimentari, assistenza sanitaria e protezione, nonché sostegno volontario al rimpatrio umanitario, per i migranti che desiderano tornare nei loro Paesi di origine.

Il 6 aprile, la polizia greca si è scontrata con gruppi di migranti e rifugiati che erano accampati in una zona vicino al confine settentrionale del Paese, nel tentativo di varcare la frontiera ed entrare negli Stati vicini per dirigersi nell’Europa del Nord. Episodi del genere sono ormai molto diffusi in Grecia dove, dalla chiusura della rotta balcanica successiva all’accordo tra Unione Europea e Turchia del 18 marzo 2016, gli stranieri che arrivano sulle isole possono raggiungere il territorio della Grecia continentale soltanto dopo l’esame delle loro richieste asilo. Date i lunghi periodi di attesa, i campi di rifugiati delle isole sono sovraffollati a mal gestiti.

Il 13 aprile, quattro Paesi dell’Unione Europea hanno acconsentito ad accogliere i 64 migranti africani salvati a inizio mese dalla nave tedesca Alan Kurdi, e rimasti bloccati in mare per 11 giorni, in attesa di istruzioni. Ad annunciarlo è stato il governo maltese, pur non essendo tra gli Stati che si sono resi disponibili all’accoglienza. I Paesi in questione, che opereranno in coordinazione con la Commissione Europea, sono Germania, Francia, Portogallo e Lussemburgo. L’imbarcazione tedesca aveva richiesto il permesso di attraccare sia in Italia sia a Malta, e da entrambe aveva ricevuto un rifiuto, nonostante due migranti fossero stati evacuati a Malta per le gravi condizioni di salute.

Il 25 aprile, otto ONG internazionali, tra cui Amnesty International e Medici Senza Frontiere, hanno chiesto alla Francia di sospendere la donazione di imbarcazioni alla guardia costiera libica, date le preoccupazioni che queste siano poi utilizzate per riportare altri migranti in Libia. Il ministro della Difesa francese, Francoise Parly, a febbraio del 2018 aveva acconsentito a donare 6 barche alla marina libica, sotto la quale è operativa la guardia costiera. Tale gesto voleva supportare “la lotta contro l’immigrazione clandestina”, secondo le parole del ministro. La richiesta è stata presentata seguendo una procedura legale presso il tribunale amministrativo di Parigi, la mattina del 25 aprile.

Il 26 aprile, la UN Refugee Agency (UNHCR) ha evacuato 325 rifugiati dal centro di detenzione di Qasr Bin Ghashir, in Libia, trasferendoli a Zawiya, nel Nord-Est della Libia, area dove è stato riscontrato un minor rischio di venire coinvolti nel conflitto in corso tra le forze del generale Khalifa Haftar e quelle fedeli al governo di Tripoli. Come si legge dal comunicato ufficiale dell’agenzia dell’Onu, il ricollocamento dei rifugiati è stato condotto congiuntamente allo staff dell’IOM, a causa dell’aumento delle violenze contro i detenuti del centro che avevano protestato per le condizioni precarie in cui erano costretti a vivere. Almeno 12 persone hanno riportato ferite e sono state trasportate in ospedale. Prima dell’arrivo a Zawiya, i rifugiati hanno effettuato controlli medici e donne e bambini sono stati identificati. Le autorità libiche e la missione dell’Onu in Libia (UNSMIL) hanno partecipato alle operazioni di ricollocamento, che sono state le quarte dall’inizio del conflitto a Tripoli il 4 aprile. Complessivamente, la UNHCR ha aiutato 825 rifugiati a lasciare i centri di detenzione ad Ain Zara, Abu Salim, Qaser Ben Gasheer, Tajoura e Zintan. Ad oggi, sono ancora circa 3.000 gli stranieri che si trovano nei centri di Tripoli.

Il 30 aprile, un volo con a bordo 147 richiedenti asilo, partito da Misurata, è arrivato presso l’aeroporto militare di Pratica di Mare. Si è trattata della prima evacuazione umanitaria d’emergenza dalla Libia effettuata dalle autorità italiane, in collaborazione con quelle libiche e con laUNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. La notizia è stata riportata dal sito ufficiale del Ministero dell’Interno italiano, il quale ha riferito che gli individui evacuati provengono dall’Etiopia, dall’Eritrea, dalla Somalia, dal Sudan e dalla Siria. Tra questi vi sono 68 minori, di cui 46 non accompagnati.

Lo stesso giorno, è entrato in vigore l’accordo tra Frontex, l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, e l’Albania sul controllo delle frontiere, concluso lo scorso 5 ottobre. Si è trattato del primo patto sulla cooperazione operativa ad essere siglato dall’UE con un Paese non membro, ed anche il primo con uno Stato dei Balcani occidentali. L’accordo permetterà a Frontex di condurre operazioni congiunte con le autorità albanesi e di posizionare squadre presso i confini tra UE ed Albania per limitare l’immigrazione irregolare e per contrastare la criminalità organizzata. È previsto che le prime squadre dell’agenzia europea vengano inviate alla fine di maggio. Il commissario europeo per la Migrazione, Dimitris Avramopoulos ha definito il patto con l’Albania costituisce una pietra miliare della cooperazione esterna dell’UE per la gestione dei confini. A suo avviso, il patto permetterà di mettere in atto una risposta migliore per fronteggiare le sfide legate all’immigrazione e getterà anche le basi per una maggiore collaborazione con l’intera regione dei Balcani occidentali. Simili accordi stanno per essere finalizzati con la Macedonia del Nord, la Serbia, la Bosnia e Herzegovina e il Montenegro.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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