Fallito golpe in Venezuela: le reazioni internazionali

Pubblicato il 2 maggio 2019 alle 10:20 in Russia USA e Canada Venezuela

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La sommossa militare contro il governo di Nicolás Maduro è fallita. A Caracas la situazione rimane tesa, con manifestazioni a favore e contro il governo, ma il tentativo di dare al governo chavista una spallata con l’intervento di settori delle forze armate si è rivelato fallimentare, con l’alto comando tutto a favore di Nicolás Maduro e i quadri inferiori schieratisi con Guaidó che hanno chiesto asilo all’ambasciata brasiliana. 

Gli Stati Uniti, che sin dalle prime ore di martedì 30 aprile hanno sostenuto attivamente la mossa dell’opposizione venezuelana, accusano la Russia e Cuba di aver salvato il governo chavista. Secondo il segretario di stato Mike Pompeo, Maduro era pronto a negoziare la sua uscita dal paese, quando improvvisamente le linee telefoniche sono cadute e il presidente è riapparso poche ore dopo con la situazione sotto controllo. Secondo Washington decisivo è stato l’intervento di Mosca, che ha incitato il leader chavista a resistere perché la situazione era meno grave di quanto sembrasse all’inizio e perché la Federazione era pronta a sostenerlo.

Washington sospetta che dietro l’accaduto vi sia un’azione dei servizi segreti russi. Come ai tempi della Guerra fredda, Mosca avrebbe fatto credere all’opposizione venezuelana che l’esercito fosse pronto a sollevarsi contro Maduro, per precipitare l’azione e consentire al governo chavista di reagire e consolidarsi. “C’era un accordo dietro le quinte — ha spiegato il consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton — alcuni uomini chiave del regime avrebbero dovuto disertare, spianando la strada alla caduta di Maduro”. L’accordo sarebbe dunque un falso, architettato dall’intelligence russa per ingannare Washingron e Guaidó, facendo credere che Maduro fosse sul punto di cadere.

Cuba, accusata da Trump di aver mandato soldati a sostenere Maduro, risponde che “non ci sono operazioni militari in corso in Venezuela, chiediamo alla comunità internazionale di porre fine alle bugie” – secondo le parole del presidente Miguel Díaz-Canel. Durissimo il ministro degli esteri dell’isola Bruno Rodríguez: “Bolton è un bugiardo patologico che disinforma il presidente Trump. Non ci sono truppe cubane in Venezuela, né cubani che partecipano a operazioni militari o di sicurezza. Solo personale medico in missione umanitaria”.

Il governo brasiliano mantiene il suo fermo sostegno a Juan Guaidó  ma ritiene che questi si sia precipitato nel tentativo di rovesciare Nicolás Maduro. Il movimento era “precario” e “molto disorganizzato”, è stato lanciato senza il supporto necessario del vertice delle Forze Armate e la popolazione non è stata mobilitata. “C’erano poche persone per rovesciare un governo” – ha dichiarato il ministro della Sicurezza istituzionale, generale Augusto Heleno, che aggiunge che il leader dell’opposizione possa essersi indebolito. “Sembrava una lotta tra tifosi di calcio: gente che lanciava pietre, altri che lanciavano bombe carta… ma nulla che avesse qualche aspetto di una seria ribellione o di una possibilità reale che sarebbe finita in una caduta del governo” – ha dichiarato Heleno al quotidiano brasiliano O Globo.

Il presidente Bolsonaro, pur ammettendo che le cose non sono andate come previsto, non chiude a Guaidó: “Non c’è sconfitta, elogio e riconosco il suo spirito patriottico e democratico per la lotta per la libertà nel suo paese” – ha detto, dopo essersi incontrato mercoledì 1 maggio con i ministri della difesa, degli affari esteri e della sicurezza istituzionale per discutere della crisi in Venezuela. Pubblicamente, il governo brasiliano esclude categoricamente la partecipazione a un intervento militare per rimuovere Maduro dal potere, ma considera la possibilità di cedere parte del suo territorio in modo che gli Stati Uniti possano invadere il paese. Bolsonaro ha ribadito il 1 maggio durante un intervento in TV che questa possibilità è “vicino allo zero”, ma che esiste, e ha spiegato che se Washington lo avesse richiesto, il Consiglio di Difesa si sarebbe riunito e la decisione sarebbe stata sottoposta al Congresso Nazionale, come stabilito dalla legge.

Il ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov ha chiamato l’omologo statunitense Mike Pompeo, informa il Ministero degli Esteri di Mosca, per lamentare l’ingerenza USA negli affari del Venezuela. “L’ingerenza Usa negli affari interni del Venezuela è una violazione del diritto internazionale” – avverte Lavrov, che aggiunge che “ulteriori mosse aggressive di Washington nel Paese latinoamericano comporterebbero conseguenze gravi“.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo, dal portoghese e dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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