Conte: Italia, Russia e Tunisia respingono una soluzione militare in Libia

Pubblicato il 2 maggio 2019 alle 10:05 in Italia Libia

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Il primo ministro italiano, Giuseppe Conte, ha dichiarato che Italia, Russia e Tunisia si oppongono a qualsiasi tipo di soluzione militare in Libia, dove continuano gli scontri. Gli Emirati Arabi Uniti, intanto, attaccano il governo di Tripoli.

Conte si è consultato con il presidente russo, Vladimir Putin, e il presidente tunisino, Beji Caid Essebsi, sulla crisi libica. I tre Paesi auspicano un ritorno al dialogo, che possa facilitare una soluzione politica tra le fazioni rivali, secondo quanto riporta il quotidiano libico, The Libya Observer. Tali osservazioni sono state riferite direttamente dal premier italiano al capo del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tunisi, Fayez Al-Serraj, durante una conversazione telefonica. Conte si è confrontato con il presidente russo durante la sua visita in Cina, dove si è recato dal 26 al 28 aprile, per assistere ad alcune sessioni di lavoro, in vista della partecipazione italiana alla Belt and Road Initiative. I colloqui son il presidente tunisino, invece, sono avvenuti il 30 aprile, in occasione del vertice intergovernativo italo-tunisino.

Al-Sarraj ha apprezzato gli sforzi dell’Italia per porre fine all’assalto contro Tripoli e per raggiungere la stabilità nel Paese, sottolineando che le forze armate del GNA continueranno a rispondere al fuoco nemico, fino a quando il sedicente Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato da Khalifa Haftar, non sarà sconfitto. Anche il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, si è recentemente espresso sul tema e ha avuto, a sua volta, una conversazione telefonica con il braccio destro di Serraj, Ahmed Maitig, martedì 30 aprile. Salvini ha dichiarato che l’attacco a Tripoli deve fermarsi, aggiungendo che i bombardamenti contro i civili non possono passare inosservati e che il GNA è un importante partner internazionale dell’Italia per la lotta al terrorismo. Intanto, nel Sud di Tripoli, gli scontri tra le due fazioni continuano e nessuna delle parti sembra guadagnare terreno sull’altra, al momento. Secondo le ultime stime, i combattimenti a Tripoli hanno causato almeno 245 vittime, tra cui 22 civili da quando Haftar ha attaccato la capitale, il 4 aprile. Inoltre, 4.200 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Secondo l’ultimo rapporto dell’Office of the Coordination of Humanitarian delle Nazioni Unite (OCHA), anche i bombardamenti indiscriminati sulle aree residenziali continuano, in violazione del diritto umanitario internazionale, con segnalazioni di ulteriori vittime civili e ingenti danni materiali nei quartieri di Ain Zara e Al Twaisha. Numerosi individui rimangono intrappolati a causa dei combattimenti, tra questi vi sono anche rifugiati e migranti. 

Infine, anche gli Emirati Arabi Uniti (EAU) si sono espressi sulla crisi nel Paese Nord-africano. Un ministro degli EAU ha dichiarato che le “milizie estremiste” che controllano la capitale libica, Tripoli, stanno facendo “deragliare” la ricerca di una soluzione politica alla crisi del Paese. “L’accordo di Abu Dhabi aveva offerto l’opportunità di supportare il processo di pace guidato dalle Nazioni Unite. Nel frattempo le milizie estremiste continuano a controllare la capitale e a far deragliare la ricerca di soluzioni politiche”, ha riferito, in un post su Twitter, il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash. “La priorità in Libia è contrastare l’estremismo/terrorismo e sostenere la stabilità in questa lunga crisi”, ha aggiunto.  L’attuale situazione in Libia è la conseguenza di una generalizzata instabilità che è iniziata a seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. La Libia oggi è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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