Iran: i Fratelli Musulmani non sono un’organizzazione terroristica

Pubblicato il 1 maggio 2019 alle 11:33 in Iran USA e Canada

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L’Iran critica e osteggia fortemente il piano degli Stati Uniti di designare come organizzazione terroristica i Fratelli Musulmani. È quanto ha riferito oggi, mercoledì 1 maggio, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, a Doha. “Gli Stati Uniti non sono nella posizione di iniziare a denominare gli altri come organizzazioni terroristiche. Rifiutiamo qualsiasi tentativo in questo senso”, ha dichiarato ai giornalisti a margine di una conferenza. “Gli Stati Uniti, inoltre, sostengono il più grande terrorista della regione, ovvero Israele”, ha aggiunto il ministro.

L’amministrazione del presidente americano, Donald Trump, sta spingendo per inserire la Fratellanza Musulmana nella lista delle organizzazioni terroristiche. Tale etichettatura risulterebbe in pesanti sanzioni contro il movimento politico islamico, diffuso in tutto il Medio Oriente. Si tratterebbe altresì di sanzioni economiche e restrizioni di movimento di ampia portata per tutte le società e gli individui che interagiscano con il gruppo. 

Il 24 aprile i parlamentari iraniani hanno approvato un disegno di legge che definisce formalmente tutte le forze militari americane come “terroriste”. Il provvedimento è stato preso in risposta alla decisione, effettuata dagli Stati Uniti all’inizio di aprile, di inserire il Corpo iraniano delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) nella lista delle organizzazioni terroristiche. È stata la prima volta che Washington ha etichettato l’esercito di un’altra nazione come un gruppo terroristico. Questa mossa è stata definita dalle autorità di Teheran illegale e sciocca. Il governo iraniano aveva altresì annunciato che unulteriore decisione azzardata della presidenza americano potrebbe destabilizzare tutto il Medio Oriente.

La Casa Bianca ha ordinato di avviare i provvedimenti per inserire la Fratellanza Musulmana nella lista delle organizzazioni terroristiche dopo la visita a Washington del Presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, il 9 aprile. I rapporti tra l’attuale governo egiziano e l’organizzazione politica islamica sono da sempre estremamente difficili. Al-Sisi è salito al potere a seguito della cacciata dell’ex presidente egiziano Mohamed Morsi, esponente della Fratellanza Musulmana in Egitto, destituito il 3 luglio 2013. Da quel momento, le autorità del Cairo hanno iniziato a lanciare una dura repressione contro la Fratellanza, già dichiarata organizzazione terroristica dal Cairo, nel dicembre 2013.

Secondo il quotidiano americano New York Times, al-Sisi ha esortato il presidente americano a portare avanti tale misura ai danni dell’organizzazione politica rivale, durante il loro incontro privato di aprile. Trump ha risposto affermativamente alla richiesta egiziana, sostenendo che avrebbe avuto senso. Secondo quanto riferiscono alcuni dei consiglieri della Casa Bianca, l’assenso è stato interpretato come un impegno. La designazione sarebbe accompagnata da

La maggior parte di coloro che si oppongono a tale etichettatura sostiene che il movimento politico non soddisfi i criteri per essere definito un’organizzazione terroristica. Il gruppo, infatti, ha una diffusione geografica molto ampia e si differenzia enormemente in base al luogo. Diversi partiti politici in Paesi come la Tunisia e la Giordania si considerano parte della Fratellanza Musulmana o hanno legami con essa, ma sono movimenti totalmente pacifici e prendono le distanze da qualsiasi tipo di estremismo. Un altro timore diffuso è quello di incrinare ulteriormente i rapporti con la Turchia, il cui presidente, Recep Tayyip Erdogan, è un fedele sostenitore della Fratellanza. 

Inoltre, non è chiaro quali potrebbero essere le conseguenze per gli americani e le organizzazioni umanitarie americane che hanno legami con il gruppo. Le organizzazioni per la tutela dei diritti umani sono quindi preoccupate che il presidente egiziano voglia usare tale misura per giustificare una repressione ancora più dura contro i suoi avversari politici e i loro “sostenitori” internazionali. Tra le opzioni alternative proposte c’è quella di limitare la misura al ramo egiziano dell’organizzazione. La Fratellanza Musulmana è stata fondata nel 1928 in Egitto e per decenni ha utilizzato metodi violenti per perseguire l’obiettivo di plasmare una società governata dalla legge islamica. Tuttavia, l’organizzazione ha rinunciato a qualsiasi uso della violenza negli anni ’70 e ha abbracciato ideali democratici, sebbene alcuni rami locali e alcuni ex membri siano stati coinvolti in operazioni terroristiche.

Il rapporto tra USA e Iran è estremamente teso da quando è in carica l’attuale amministrazione Trump. Gli Stati Uniti, infatti, si sono ritirati unilateralmente dall’accordo sul nucleare del 2015, l’8 maggio 2018. Di conseguenza, Washington ha reimposto una serie di misure punitive contro Teheran. Il 5 novembre 2018, il Dipartimento del Tesoro ha annunciato il pacchetto di sanzioni più grande di sempre contro l’Iran, che ha colpito oltre 700 individui e società iraniane. L’obiettivo a breve termine delle misure, aveva spiegato il comunicato del Tesoro, era quello di impedire che il Paese mediorientale continuasse a finanziare le proprie attività maligne e ad esercitare una forte pressione sulla regione. La finalità ultima era quella che l’Iran fosse spinto a negoziare un nuovo accordo, in cui si impegnasse a non portare avanti nessun tipo di sviluppo o acquisto nucleare o missilistico. Recentemente, il 23 aprile, i Guardiani della Rivoluzione dell’Iran hanno minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz, un importante canale commerciale, e il Ministero del Petrolio ha comunicato di essere pronto ad affrontare i nuovi attacchi americani. Ciò si riferisce, nello specifico, al fatto che l’Iran non teme di affrontare l’ultima decisione americana, annunciata il 22 aprile, di non concedere più esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica.

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Chiara Gentili

di Redazione