Giuseppe Conte e il voltafaccia di Trump

Pubblicato il 1 maggio 2019 alle 23:55 in Il commento Libia

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La Libia riserva sorprese che stanno imponendo a Giuseppe Conte di prendere decisioni importanti. Tutto ha avuto inizio da una notizia esclusiva diffusa questa settimana dall’agenzia Bloomberg. La scoperta è notevole: Trump aveva dato, in segreto, il via libera all’assalto del generale Haftar contro Tripoli, una città che, in pubblico, Trump dichiarava di difendere. I colpi giornalistici sono tali soltanto se producono effetti politici e questo è uno di quei casi. Conte ha incontrato Putin a Pechino, nel quale ha riposto tutte le speranze sulla Libia. In Putin, non più in Trump. Il governo Conte aveva a lungo confidato nella Casa Bianca e il perché è presto detto. La Libia è divisa in due governi rivali: uno a Tripoli, difeso dall’Italia, e l’altro a Tobruk, sostenuto da Egitto, Francia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Russia. Dal momento che la sproporzione delle forze in campo è grande, Conte aveva chiesto a Trump di condannare l’avanzata di Haftar contro Tripoli ottenendo una dichiarazione di Mike Pompeo, segretario di Stato americano, contro l’assalto dell’ambizioso generale. Ma adesso Conte, grazie a Bloomberg, fa una scoperta davvero rilevante: Al Sisi, il presidente dell’Egitto, che è anche il più grande sostenitore del generale Haftar, aveva incontrato Trump alla Casa Bianca, il 9 aprile scorso. Accolto da manifestazioni di grande stima e amicizia, al Sisi ha chiesto a Trump di dare il via libera all’avanzata di Haftar su Tripoli e il presidente americano ha acconsentito. La ragione di questo cambiamento repentino da parte di Trump non si spiega soltanto con i suoi splendidi rapporti con al Sisi. Vi è di più. Sta maturando, in molti ambienti della Casa Bianca, la convinzione che la conquista di Tripoli da parte di Haftar sia la soluzione migliore per la stabilizzazione della Libia. Fino a qualche anno fa, Haftar non godeva di grandi consensi. Egli era visto come un aspirante dittatore che minava il progetto dell’Onu per pacificare la Libia. Ma adesso sono sempre di più i suoi sostenitori. Anche coloro che non nutrono simpatie verso di lui, iniziano a credere che sia l’unico uomo in grado di riportare l’ordine. Una ricerca pubblicata nell’ottobre 2018 dal Netherlands Institute of Foreign Relations aveva reso noto che la maggioranza dei libici ripone molta più fiducia in Haftar che in Serraj, il capo del governo di Tripoli. Detto più semplicemente, il governo di Tripoli, nato sotto l’egida dell’Onu e appoggiato dall’Italia, è caduto in una sorta di immobilismo per tutta una serie di ragioni troppo complesse da sviscerare in questa sede, e adesso Trump ne prende atto con realismo politico. Piaccia o non piaccia – questa è la sua logica – i fatti sono questi. In una situazione così difficile per l’Italia, che non potrebbe subire una sciagura peggiore di un peggioramento della guerra in Libia, Conte si è recato a Mosca e ha rilasciato una dichiarazione inimmaginabile fino a poche ore prima e cioè che “l’Italia non è né dalla parte di Haftar, né dalla parte di Serraj”, bensì soltanto dalla parte dei libici. Dal momento che Conte aveva sempre sostenuto fermamente Serraj e chiesto all’Unione Europea di approvare una dura condanna contro Haftar e la sua avanzata su Tripoli, è chiaro che siamo in presenza di un cambio di strategia causato dal “voltafaccia” di Trump, ammesso che sia lecito definirlo tale. Conte sta lentamente prendendo le distanze da Serraj perché teme che potrebbe cadere. La chiarezza è sempre il modo migliore di farsi capire: senza il sostegno di Trump, Tripoli è persa. Tra un mese o tra un anno, la città cadrà. L’Italia non può reggere da sola contro una coalizione in favore di Haftar composta da Egitto, Russia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Francia e, adesso, addirittura gli Stati Uniti. L’unica speranza, a nostro avviso vana, che rimarrebbe all’Italia di bilanciare le forze in campo è quella di ottenere il sostegno di tutta l’Unione Europea, che però non è compatta, visto l’appoggio della Francia ad Haftar. E così Conte ha investito Putin del ruolo di mediatore-protagonista in Libia, al quale Trump ha rinunciato. Il futuro della Libia è un enigma, ma Conte non sbaglia quando afferma che la conquista di Tripoli con la forza è destinata a creare più problemi di quelli che ambisce a risolvere.

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Articolo apparso sul Messaggero nella rubrica Atlante di Alessandro Orsini. Per gentile concessione del direttore

Foto Messaggero

 

di Alessandro Orsini

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