Corea del Nord: “conseguenze indesiderate” se gli USA non cambieranno posizione

Pubblicato il 1 maggio 2019 alle 9:31 in Corea del Nord USA e Canada

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Il vice ministro degli Esteri della Corea del Nord, Choe Son Hui, ha affermato che gli Stati Uniti potrebbero affrontare “conseguenze indesiderate” se non presenteranno una nuova posizione ai futuri colloqui sulla denuclearizzazione, previsti entro la fine dell’anno. Choe ha rilasciato un’intervista all’agenzia di stampa ufficiale KCNA, mercoledì 1 maggio, dopo che, la settimana scorsa, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha riferito alla CBS che gli USA potrebbero cambiare strada se le trattative dovessero fallire nuovamente. Il vice ministro nordcoreano ha risposto che “la decisione di cambiare strada non è un privilegio riservato agli Stati Uniti, ma, se vogliamo, può anche essere la nostra scelta”. “Se gli USA non riusciranno a ridefinire la loro posizione entro la scadenza temporale che abbiamo fissato, vedranno conseguenze davvero indesiderate”, ha aggiunto Choe.

Il leader nordcoreano Kim Jong Un ha chiesto un terzo incontro, prima della fine dell’anno, per invitare gli Stati Uniti a mostrare maggiore flessibilità. Il secondo summit con il presidente americano Donald Trump non era riuscito a raggiungere l’obiettivo desiderato, ovvero quello di porre fine al programma nucleare di Pyongyang in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni. Trump e il Segretario di Stato Mike Pompeo hanno tuttavia respinto la nuova scadenza e hanno incoraggiato Kim a prendere provvedimenti seri, dopo anni di programmi nucleari e missilistici da parte della Corea del Nord a dispetto delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Choe ha dichiarato che la determinazione del suo Paese in materia di denuclearizzazione rimane invariata. “Avrà luogo quando sarà il momento”, ha chiarito il vice ministro, “ma solo se gli Stati Uniti cambieranno la loro posizione corrente. Le osservazioni di Choe continuano l’attacco nei confronti di Trump rispetto ai negoziati sul nucleare, dopo che un altro funzionario del Ministero degli Esteri aveva respinto Pompeo come controparte, chiedendo il cambio con qualcuno “più attento e maturo”.

Alla domanda sulla richiesta da parte della Corea del Nord di un nuovo approccio americano, Pompeo ha dichiarato di rimanere “fiducioso sulle prospettive di denuclearizzazione ma questa deve essere una mossa di Pyongyang”. “Siamo pronti a impegnarci in nuovi colloqui per arrivare a un processo attraverso il quale i nordcoreani possano vedere rispettato l’impegno che il presidente Kim aveva fatto a Singapore nel giugno dello scorso anno”, ha affermato il Segretario di Stato. Alla domanda sulla richiesta di sostituzione avanzata dalla controparte nordcoreana, Pompeo ha ribadito di essere ancora il responsabile della squadra negoziale statunitense.

Trump, dal canto suo, ha dichiarato di essere aperto a un terzo summit con Kim, ma ha sottolineato che le sanzioni resteranno in vigore. Pompeo è rimasto vago sulla possibilità di un nuovo incontro dopo la fine dell’estate ma ha chiarito che, se i due leader dovessero riunirsi, gli Stati Uniti vogliono assicurarsi di creare le condizioni per fare progressi sostanziali.

Dopo la disfatta del summit di Hanoi, a fine febbraio, Washington ha incolpato dell’insuccesso la controparte, con le sue domande di sgravi dalle sanzioni senza in cambio alcun impegno concreto nel disarmo nucleare, mentre Pyongyang ha reso noto di aver chiesto solo un parziale alleggerimento delle pressioni, e non una totale eliminazione delle stesse. Usando le parole pronunciate da Kim, a Hanoi gli Stati Uniti sono “giunti ai negoziati solo spremendosi le meningi per trovare vie assolutamente impraticabili”, e non erano davvero pronti, loro in primis, a “sedere vis-à-vis davanti a noi e risolvere il problema”.

Sempre venerdì 12 aprile, la KCNA ha diffuso la notizia che Kim è stato rieletto come presidente della Commissione degli Affari di Stato, l’organismo decisionale più importante del Paese, proprio durante la sessione dell’Assemblea Popolare Suprema nella quale il leader si è espresso sul potenziale nuovo summit con l’America. Secondo gli analisti, la sua riconferma potrebbe essere il segnale del desiderio di Kim di continuare con la strategia diplomatica portata avanti negli ultimi mesi con gli USA, piuttosto che ridirigersi verso un ritorno alle minacce di test nucleari che hanno fatto esplodere le tensioni internazionali nel 2017. Tuttavia, l’indugiare della politica di Kim sul concreto avviamento della denuclearizzazione della Penisola Coreana ha fatto sorgere dubbi sulla sua effettiva volontà a procedere in tal senso.

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Chiara Gentili

di Redazione

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