Spagna, le reazioni al voto: festa socialista, Ciudadanos punta all’egemonia nel centro-destra

Pubblicato il 30 aprile 2019 alle 6:30 in Europa Spagna

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

“Con Rivera no! Con Rivera no!” cantavano i militanti del Partito Socialista spagnolo la notte di domenica 28 aprile, festeggiando una vittoria elettorale che, per il partito egemone della Spagna democratica (22 anni al governo nei 42 trascorsi finora dalle prime elezioni libere dopo il franchismo), mancava dal 2008. Rivera è il leader di Ciudadanos, formazione liberale che ha fatto dell’opposizione frontale all’indipendentismo catalano la sua bandiera e che, con i suoi 57 seggi, è l’altro grande vincitore delle elezioni. Non solo, Rivera è l’unico a poter assicurare ai socialisti la maggioranza assoluta. Ogni altra opzione di governo passa per l’accordo, o almeno una benevola astensione, di partiti nazionalisti e indipendentisti catalani e baschi.

Pedro Sánchez, nei suoi 10 mesi alla Moncloa, ha capitalizzato i frutti dell’azione di governo, riconquistando l’egemonia della sinistra messa in dubbio nelle due elezioni consecutive del 2015 e del 2016 dall’ascesa di Podemos e doppiando il Partito Popolare, che crolla da 137 a 66 seggi. 

Parlando ai socialisti in festa fuori dalla storica sede di Calle Ferraz a Madrid, Sánchez, in risposta ai “Con Rivera no!” che scandivano i militanti, ha risposto “ho capito, ma non faremo come loro, non poniamo cordoni sanitari a nessuno, parleremo con tutti”. Promettendo un governo progressista ed europeista, sottolineando che la socialdemocrazia è l’unico baluardo contro l’auge dell’estrema destra in tutto il continente, Sánchez ha detto che l’unico limite che pone è “il rispetto della Costituzione spagnola”.

La vicepresidente Carmen Calvo ha assicurato che i socialisti (123 seggi su 350, 38 in più rispetto al parlamento uscente), cercheranno di formare un governo “in solitario”, sebbene i risultati lascino presagire che, per la prima volta nella sua storia democratica, la Spagna avrà un governo di coalizione. 

A una coalizione di sinistra hanno fatto appello i leader di Unidas Podemos, Alberto Garzón e Pablo Iglesias, preannunciando che le conversazioni con Sánchez “saranno lunghe” e chiedendo al leader socialista di non “cedere alla tentazione” di stringere un patto con i liberali. Con 42 seggi (25 in meno rispetto al 2016), tuttavia, la coalizione di sinistra radicale non basta ai socialisti per raggiungere la maggioranza assoluta, rendendo così necessario il ricorso al voto favorevole, o almeno all’astensione, degli altri grandi vincitori della notte elettorale, i nazionalisti baschi e catalani e in particolare Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC), che con 15 seggi ha vinto per la prima volta le elezioni in Catalogna.

Globalmente gli indipendentisti catalani ottengono un notevole successo. ERC passa da 9 a 15 seggi, mentre Junts per Catalunya, la formazione di Puigdemont e del presidente catalano Torra, perde un seggio, scendendo da 8 a 7. Buona affermazione anche per i nazionalisti baschi. Il Partito Nazionalista Basco, di centro-destra, conquista 6 seggi (uno in più rispetto al parlamento uscente), la coalizione di sinistra radicale indipendentista Bildu, raddoppia i seggi, passando da 2 a 4. Tutte queste formazioni hanno salutato con favore la “sconfitta della destra” e si sono presentate come il vero argine all’estrema destra. 

Pur entrando in parlamento per la prima volta in 40 anni, la destra radicale di Vox, con 24 seggi e il 10,2% dei voti, è molto al di sotto di quanto pronosticavano alcuni sondaggi. Gli analisti sono concordi nell’attribuire al timore di un successo di Vox la mobilitazione dell’elettorato di sinistra, indipendentista e regionalista. Un’analisi respinta dal leader della formazione, Santiago Abascal, che attribuisce la sconfitta della destra al Partito Popolare, una “piccola destra codarda”, incapace di governare quando aveva la maggioranza assoluta e “piena di complessi” nei confronti dei partiti nazionalisti locali. 

Il leader popolare, Pablo Casado, ha ammesso la sconfitta, il peggior risultato nella storia del partito. I 66 seggi conquistati non solo sono 71 in meno rispetto al parlamento uscente, ma sono anche 31 in meno ai 107 conquistati da José María Aznar nel 1989, finora il minimo storico della formazione di centro-destra. Se, tuttavia, quel risultato diede slancio ad Aznar per rifondare la destra e conquistare il governo sette anni dopo, il risultato attuale mette a rischio la tenuta stessa del PP.

Casado ha impresso al partito una svolta a destra per frenare il voto in uscita verso Vox, perdendo così il voto centrista a favore dei socialisti e soprattutto di Ciudadanos, che passa da 32 a 57 seggi e aspira alla guida del centro-destra. I Popolari, infatti, si confermano prima forza del centro-destra per appena 210.000 voti (lo 0,9%), un risultato dovuto al voto della Galizia. In Galizia, dove governa il popolare Alberto Nuñez Feijóo, moderato e contrario alla svolta a destra, il PP supera Ciudadanos di 250.000 voti, il che significa che nel resto del paese i liberali superano i popolari di 40.000 voti.

Albert Rivera, leader di Ciudadanos, punta a capitalizzare il momento. Fra meno di un mese la Spagna torna alle urne per eleggere sindaci, governi regionali e deputati europei e i liberali, che hanno già superato il PP in regioni importanti come l’Andalusia, la Catalogna, l’Aragona e la Comunità di Madrid, puntano a diventare il partito egemone del centro-destra. “Con Rivera no!” – scandivano i militanti socialisti; “Con Sánchez mai” – ha ribadito Rivera che, se supera i popolari il 26 maggio, fino al 2023 diventerebbe, de facto, il leader dell’opposizione. Tuttavia, come hanno dichiarato politici e politologi, la strada per la formazione del governo è ancora lunga.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.