L’Italia è il primo Paese ad evacuare 147 rifugiati libici, 68 sono bambini

Pubblicato il 30 aprile 2019 alle 9:52 in Immigrazione Italia Libia

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Un volo con 147 richiedenti asilo, partiti da Misurata, è arrivato presso l’aeroporto militare di Pratica di Mare. Si tratta della prima evacuazione umanitaria d’emergenza dalla Libia. 

L’operazione è stata effettuata dalle autorità italiane, in collaborazione con quelle libiche e con la sezione italiana dell’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. La notizia è stata riportata dal sito ufficiale del Ministero dell’Interno italiano, che riferisce che gli individui evacuati provengono dall’Etiopia, dall’Eritrea, dalla Somalia, dal Sudan e dalla Siria. Tra questi vi sono 68 minori, di cui 46 non accompagnati. I richiedenti asilo sono partiti dall’aeroporto libico di Misurata, sono stati accolti dal sottosegretario all’Interno, Stefano Candiani, e saranno ospitati in centri di accoglienza straordinaria.

“Questa operazione di evacuazione è un’ancora di salvezza per le persone che hanno affrontato gravi minacce e pericoli in Libia” ha affermato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi. “Ora è di fondamentale importanza che anche altri Stati mettano in atto simili gesti di generosità, offrendo opportunità di evacuazione per i rifugiati coinvolti nel conflitto. Fingere di non vedere quanto sta accadendo avrà conseguenze drammatiche e reali”, ha aggiunto. L’UNHCR ha fatto più volte appello a tutta la comunità internazionale, chiedendo di contribuire all’evacuazione dei rifugiati che si trovano ancora nei centri di detenzione, sopratutto nella città di Tripoli. Secondo quanto riferisce l’agenzia delle Nazioni Unite, al momento, più di 3.300 persone sono a rischio, intrappolate in prossimità dei furiosi scontri in corso in Libia.

Centinaia di rifugiati e migranti sono stati soccorsi e allontanati dai pericoli più imminenti, grazie ad interventi umanitari. Alcuni di questi hanno trovato rifugio momentaneo in Niger, dove sono arrivati grazie all’Emergency Transit Mechanism. Molte altre persone si trovano Centro di Raccolta e Partenza dell’ONU, situato a Tripoli. Tuttavia, le Nazioni Unite chiedono supporto tramite operazioni di evacuazione diretta, come quella effettuata da Roma, perché le strutture di accoglienza in Libia e nei Paesi vicini sono al limite delle loro capacità. L’emergenza libica si è intensificata da quando il generale Khalifa Haftar, alla guida del sedicente Esercito Nazionale Libico (LNA), ha lanciato un’offensiva contro il governo rivale di Tripoli, guidato da Fayez al-Serraj, il 4 aprile. Da allora, la guerra ha trasformato la capitale libica in un campo di battaglia.

Ad oggi, uomini con cannoni anti-aerei si aggirano tra gli edifici abbandonati a piedi, perché le strade sono troppo strette per i mezzi pesanti e gli scontri, sopratutto nel Sud della città, non accennano a cessare. Secondo le Nazioni Unite, l’accesso al cibo sta diventando un problema sempre maggiore, per via della scarsità delle risorse, dell’impossibilità di movimento e dei prezzi proibitivi. Secondo le ultime stime, i combattimenti a Tripoli hanno causato circa 245 vittime, tra cui 22 civili. Inoltre, 3.700 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Secondo l’ultimo rapporto dell’Office of the Coordination of Humanitarian delle Nazioni Unite (OCHA), i bombardamenti indiscriminati sulle aree residenziali continuano, in violazione del diritto umanitario internazionale, con segnalazioni di ulteriori vittime civili e ingenti danni materiali nei quartieri di Ain Zara e Al Twaisha. Numerosi civili rimangono intrappolati a causa dei combattimenti, tra questi vi sono anche rifugiati e migranti. 

Questi ultimo sono uomini, donne e bambini che provengono da numerosi Paesi, da cui scappano per ragioni economiche o a causa di guerre e persecuzioni. La maggior parte di loro sono stati arbitrariamente detenuti dalle autorità libiche a seguito del loro tentativo di raggiungere l’Europa, sfruttati dai trafficanti di esseri umani. Già prima dell’offensiva contro Tripoli, le condizioni di vita di queste persone erano considerate inaccettabili e disumane dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), che ha sempre chiesto soluzioni alternative alla detenzione sistematica dei migranti effettuata dalle autorità libiche.

L’attuale situazione in Libia è la conseguenza di una generalizzata instabilità che è iniziata a seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO capeggiato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. La Libia oggi è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. L’uomo forte di Tobruk, Haftar, ha lanciato l’offensiva contro Tripoli il 4 aprile.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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