Il Marocco e il terrorismo

Pubblicato il 30 aprile 2019 alle 6:01 in Approfondimenti Marocco

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Il Marocco è il Paese più sicuro del Nord Africa. Lo conferma il Global Terrorism Index 2018, il quale lo ha inserito al 132esimo posto in una lista di 163 nazioni che indica il rischio di minaccia terroristica. Rispetto al 2017, quando si trovava al 123esimo posto, il Marocco ha guadagnato ben 9 posizioni, attestandosi come Paese più sicuro non solo della fascia nordafricana, ma anche di Stati Uniti e Francia che, invece, si trovano rispettivamente al 20esimo e 30esimo posto con un indice di minaccia terroristica più alto.

La strategia antiterrorismo del Marocco ha ricevuto elogi da diverse potenze internazionali, che l’hanno definita un esempio dal quale imparare. Nel Country Report on Terrorism 2017, il Dipartimento di Stato americano ha lodato gli sforzi del Marocco nella lotta alle minacce terroristiche a livello internazionale. Dall’attentato terroristico di Marrakech dell’aprile 2011, in cui morirono 17 persone, il sistema di sicurezza modernizzato del Marocco è divenuto un baluardo internazionale contro la radicalizzazione e il crimine organizzato. Il successo del suo modello antiterrorismo, ha spiegato il direttore del Central Bureau of Judicial Investigation, Abdelhak El Khiam risiede in una “filosofia anticipatoria” che affronta il fenomeno al suo interno. In particolare, l’eccezionalità marocchina sta anche nella concezione del Paese come patria di un Islam tollerante, che ha accolto le differenze come fattore di stabilità e coesione sociale durante e dopo gli eventi della Primavera araba, scoppiata in Marocco nel febbraio 2011 e finita nell’aprile 2012. L’efficace combinazione di ri-orientamento teologico e leggi sulla sicurezza è un ingrediente cruciale dell’apparato antiterroristico del Marocco.

La principale agenzia di sicurezza responsabile per le operazioni anti-terrorismo, che opera sotto la stretta sorveglianza della Corte d’Appello, è la Maroccan Central Bureau of Judicial Investigation (BCIJ), definita anche “l’FBI marocchino”, un’istituzione centrale creata nel 2015 all’interno del General Directorate for National Security (DGST), il corpo della polizia statale. Agli agenti del General Directorate for National Security è stato conferito il grado di funzionari di polizia giudiziaria, permettendo loro di condurre indagini, interrogatori, arresti e persino la sorveglianza telefonica, previa concessione da parte di un giudice o della Corte di Appello. Nel corso del 2016, gli ufficiali di polizia giudiziaria hanno collaborato a stretto contatto con gli USA per gestire i migranti intenzionati a oltrepassare i confini illegalmente per entrare in Marocco. A tal fine, le autorità di Rabat si sono coordinate con lo US Customs and Border Protection’s Regional Carrier Liasion Group e lo US Department of Homeland Seccurity (DHS). Tuttavia, ad avviso del governo americano, le autorità aeroportuali marocchine, nonostante abbiano eccellenti capacità gestionali, presentano carenze nelle attività di screening biometrico.

Il primo giugno 2018, il re del Marocco, Mohammed VI, ha inaugurato l’Institute for Specialized Training (IST), un sistema di sicurezza pensato per rafforzare le attività di intelligence e antiterrorismo nel Paese. Annunciato il 24 aprile 2018, l’istituto opera sotto l’ombrello della Direzione Generale per la Sicurezza Nazionale (DGNS) e la Direzione Generale per la Sorveglianza Territoriale (DGST) e viene descritto come un organismo modernizzato, orientato alla protezione dei civili e reattivo. L’istituto è volto a dotare le reclute delle competenze necessarie a contrastare le crescenti minacce alla sicurezza e all’integrità territoriale del Paese e, con le sue strutture di formazione all’avanguardia, è destinato a concentrarsi su servizi di intelligence, indagini penali, decodifica e intercettazione della comunicazione. L’obiettivo è quello di sconfiggere l’estremismo violento, il terrorismo e il crimine organizzato, con il fine ultimo di riuscire a sviluppare meccanismi per anticipare e neutralizzare le minacce terroristiche, garantendo in tal modo l’integrità territoriale e la sicurezza dei cittadini.

Nel dicembre 2018, l’ISIS ha rivendicato la sua prima azione terroristica in Marocco. Il 17 dicembre, le autorità marocchine hanno scoperto i corpi decapitati di due turiste scandinave, in un campeggio vicino al Monte Toubkal. Le vittime sono state identificate essere la danese Louisa Vesterager e la norvegese Maren Ueland. Pochi giorni dopo, l’ISIS ha rivendicato la morte delle due donne diffondendo in video in cui 4 militanti giurano fedeltà al califfato e poi uccidono le turiste. Nel filmato, una voce spiega che l’azione è stata una vendetta per ciò che è accaduto in Siria, dove l’ISIS è rimai stato sconfitto militarmente.

Nonostante l’efficacia del modello antiterrorismo marocchino, l’allerta nel Paese rimane abbastanza alta per via della presenza di numerose cellule sparse in tutto il territorio nazionale. Il governo marocchino, inoltre, continua ad essere preoccupato per il potenziale ritorno di foreign fighters, i quali potrebbero commettere attentati in Marocco o nell’Europa occidentale. Secondo le stime delle autorità di Rabat, circa 1.500 marocchini sono partiti nel 2015 per unirsi ai gruppi terroristici all’estero. Nel 2016, grazie alla collaborazione internazionale e alle misure di sicurezza sempre più stringenti, soltanto pochi cittadini locali sono partiti per la Siria e l’Iraq. Sono state attuate 2 strategie per gestire i foreign fighter che sono rientrati in patria: la prima riguarda la de-radicalizzazione, mentre la seconda un programma di prigioni. 

Nelle carceri, il Dipartimento di Stato americano ha sostenuto gli sforzi della Delegazione Generale per l’Amministrazione e la Reintegrazione delle Prigioni (DGAPR) per modernizzare la loro gestione, sviluppare strumenti di classificazione dei detenuti che mantengano i terroristi separati dalla popolazione carceraria tradizionale e costruiscano nuove strutture più sicure. Per riabilitare i combattenti terroristi stranieri di ritorno, la DGAPR ha lavorato a stretto contatto con il Centro nazionale per i diritti umani e i leader religiosi di Rabita Mohammedia. Nell’agosto 2017, il re ha graziato 14 detenuti in seguito alla loro rinuncia a opinioni terroristiche dopo il completamento con successo del programma di riabilitazione della DGAPR.

Per quanto riguarda la strategia per il contrasto all’estremismo violento, le autorità di Rabat si sono focalizzate sui giovani e sulle attività economiche. In primo luogo, sono state create diverse iniziative dirette ai giovani, ritenuta la fascia della popolazione più vulnerabile ai processi di radicalizzazione, e a rafforzare il ruolo della donna all’interno della società marocchina. Inoltre, per contrastare la diffusione dell’ideologia islamista, il Marocco ha sviluppato una strategia nazionale per sostenere e istituzionalizzare l’adesione all’Islam moderato. A tal fine, le autorità marocchine hanno rinnovato le moschee, promuovendo l’insegnamento moderato, rafforzando il ruolo del Ministry of Endowments and Islamic Affairs (MEIA) che si occupa di formare gli imam locali e stranieri. La strategia per contrastare la radicalizzazione, oltre ad avere l’obiettivo di proteggere i cittadini dalle forme estreme dell’Islam, include anche il rinnovo delle moschee, la pubblicazione di elenchi ufficiali di imam e la revisione delle leggi che governano i luoghi di culto.

Sul piano della cooperazione internazionale anti-terrorismo, il Marocco, oltre a essere un membro fondatore del Global Counterterrorism Forum (GCTF), fa parte della Global Coalition to Defat ISIS, e partecipa a tutti i Coalition Working Groups. Nell’aprile 2016, Rabat ha assunto il ruolo guida del Global Counterterrorism Forum, precedentemente ricoperto dalla Turchia. Il Marocco è rientrato nell’Unione Africana nel 2017 e, nello stesso anno, è stato co-presidente del gruppo di lavoro GCTF Foreign Terrorist Fighters con i Paesi Bassi.

Gli Stati Uniti e il Marocco sono stati co-conduttori dell’iniziativa per affrontare il terrorismo in collaborazione con l’Istituto internazionale di giustizia e stato di diritto (IIJ). Nel dicembre 2017, il Marocco ha co-sponsorizzato la risoluzione 2396 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla restituzione e il trasferimento di combattenti terroristi stranieri. Il Marocco è un membro attivo dell’Organizzazione della cooperazione islamica e della Lega araba. È anche un importante alleato dell’Organizzazione del Trattato non nordatlantico ed è un partner stabile per l’esportazione di sicurezza che forma addetti alla sicurezza, alle forze armate e alle forze dell’ordine dell’Africa subsahariana. Rabat partecipa altresì attivamente all’iniziativa di difesa 5 + 5 per affrontare le questioni di sicurezza del Mediterraneo. Infine, il Marocco ospita l’esercizio multilaterale annuale African Lion e partecipa a simulazioni regionali multilaterali di formazione, come la Phoenix Express, focalizzata sul mare, e Obangame Express e l’esercizio di operazioni speciali Flintlock.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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