Cina: quanto è influente l’esercito?

Pubblicato il 30 aprile 2019 alle 14:23 in Asia Cina

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La Cina continua a sviluppare la sua marina e a mostrare all’Asia e al mondo intero come stia diventando sempre più competitiva. Di fronte a tale sviluppo, gli analisti si domandano se a questa crescita di potenza corrisponda anche un aumento dell’influenza burocratica dell’esercito cinese all’interno del governo di Pechino e in che misura questo sia in grado di plasmare i processi decisionali in materia di sicurezza e politica estera.

Nell’ultima parata militare dell’Armata Popolare di Liberazione del 23 aprile, sono state presentate molte navi da guerra e sottomarini Made in China, di cui i più significativi sono i sottomarini dotati di missili balistici nucleari denominati 094-Jin, una versione avanzata dei precedenti e le navi destroyer 055 con missili guidati da 10 mila e 13 tonnellate. Si tratta della dimostrazione di come una percentuale sempre maggiore, il 25-30% secondo TheDiplomat, del budget annuale per la spesa militare cinese viene allocato alla marina e della volontà del governo cinese di trasformare il Paese in una “grande potenza marittima” già espressa dall’ex presidente Hu Jintao e ribadita da Xi Jinping.

In generale, il budget per l’Armata Popolare di Liberazione ha registrato una crescita sostenuta negli ultimi anni di circa il 7,5% ed è stato investito per realizzare l’aggiornamento e la modernizzazione degli armamenti in dotazione all’esercito, come stabilito dal presidente Xi Jinping. Il ruolo del Presidente nelle politiche militari è significativo e legato al suo incarico di presidente della Commissione Militare Centrale, l’organismo governativo di massimo livello che si occupa di affari militari.

Nonostante ciò e nonostante la volontà della Cina di contare su un esercito moderno e in grado di muoversi anche aldilà dei confini nazionali, guardando allo sviluppo storico dell’Armata Popolare di Liberazione è evidenziabile un suo declino all’interno dei processi decisionali a Pechino, a partire dagli anni ottanta del secolo scorso. Guardando alla composizione del Comitato Centrale del Politburo del Partito Comunista Cinese, l’organo di Partito più importante composto dai 7 persone, emerge che i membri dell’esercito ne sono stati tagliati fuori dal 1997. TheDiplomat presenta un’analisi generale della presenza dei membri dell’esercito nelle istituzioni cinesi e ne rileva una diminuzione nel corso delle ultime decadi. In particolare, a livello politico anche la marina sembra non essere particolarmente influente anche all’interno della Commissione Militare centrale in cui non ha mai occupato più di un seggio, nonostante le sue responsabilità sono aumentate negli ultimi due decenni.

Un altro aspetto che mostra una ridotta influenza politica dell’Armata Popolare di Liberazione è il numero di ufficiali – 100 tra quelli di grado più alto inclusi Guo Boxiong e Xu Caihou, ex vice presenti della Commissione Militare Centrale– che sono stati oggetto della campagna anti-corruzione lanciata dal presidente Xi Jinping nel 2015.

Secondo alcuni analisti, l’influenza dell’esercito arriverebbe per canali informali grazie ai legami personali degli ufficiali con i leader del Paese, una teoria che risulta difficile da verificare.

In conclusione, nonostante l’aumento delle capacità belliche, del budget di spesa e delle attività all’estero dell’esercito cinese e della sua marina in particolare, sembra che il suo ruolo nelle stanze del potere si sia ridotto in modo significativo rispetto alle prime decadi della Repubblica Popolare Cinese. La riduzione del ruolo politico dell’esercito, secondo TheDiplomat, potrebbe voler dire che la sua attenzione sarà d’ora in poi sempre più focalizzata sugli armamenti e sulla difesa nazionale rendendo l’Armata Popolare di Liberazione un esercito sempre più temibile e professionale.

In particolare, la marina cinese è destinata, nei prossimi anni, ad avere un ruolo sempre maggiore nella politica estera della Cina, soprattutto nella regione dell’Oceano Indiano dove sono presenti sempre dalle sei alle otto navi da guerra cinesi e presumibilmente si avrà anche un aumento delle basi militari cinesi all’estero in aggiunta a quella già presente in Gibuti. Tale sviluppo sarà, presumibilmente, frutto di decisioni dei leader politici del Paese che intendono svilupparne la potenza e non tanto risultato di pressione da parte dei leader militari.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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