Le crisi di Brasile e Argentina frenano l’economia dell’Uruguay

Pubblicato il 29 aprile 2019 alle 6:10 in America Latina Uruguay

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Una serie di dati economici negativi minaccia la fine dei 16 anni di crescita ininterrotta dell’Uruguay, uno dei principali risultati dei tre governi consecutivi del Frente Amplio, l’alleanza di sinistra al potere a Montevideo sin dal 2005. In pieno anno elettorale, l’entità e le conseguenze di questo stallo sono oggetto di controversie tra i politici e rappresentano una fonte di angoscia per gli uruguaiani, che hanno da sempre il timore di essere risucchiati dalle crisi di Argentina e Brasile. L’economia uruguaiana è infatti strettamente dipendente da quella dei due grandi vicini.

I dati ufficiali sono incontestabili: nel 2018, l’economia dell’Uruguay è cresciuta meno del previsto, +1,9% rispetto al 2,7% del 2017, secondo la Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL) e i dati dell’inizio del 2019 sono poco promettenti (+1,5%). Un pericoloso aumento del deficit e del debito pubblico si somma alla drastica riduzione degli investimenti e delle esportazioni. Importanti economisti segnalano come cause le circostanze regionali sfavorevoli e gli errori che una piccola economia paga a caro prezzo, come la crescita della spesa pubblica e la mancanza di una reale spinta riformista. Il Governo riconosce la necessità di contenere la spesa pubblica, ma si ritiene che gli investimenti nelle infrastrutture e quello che si prevede essere un raccolto di soia ottimo riescano a salvare l’anno.

Le svalutazioni delle monete di Argentina e Brasile hanno messo sotto pressione i prezzi delle merci in Uruguay, mettendo il paese in una situazione di svantaggio competitivo.

Gli esperti ritengono da anni che il modello paese latinoamericano non sia sostenibile a lungo, a meno che l’Uruguay non diventi una piattaforma logistica regionale e un fornitore di servizi di qualità. La stabilità politica e giuridica, così come i bassi livelli di criminalità, di corruzione e di povertà, ha trasformato l’Uruguay in una eccezione in seno all’intera America Latina, il che attrae investitori stranieri. Le aziende multinazionali si installano a Montevideo e nelle zone franche e le potenze mondiali si contendono i migliori accordi con l’Uruguay.

Il vicepremier cinese, Hu Chunhua, uno degli uomini più potenti del pianeta, ha visitato l’Uruguay lo scorso 23 marzo: la notizia è passata inosservata dai grandi mezzi di comunicazione sia a livello locale che latinoamericano, ed è stata annunciata solo da un comunicato ufficiale. Tuttavia, l’Uruguay è diventato il primo paese del Mercato comune del Sud (Mercosur) che aderisce alla Nuova via della seta lanciata dalla Cina, l’iniziativa mondiale attraverso la quale il colosso asiatico vuole ottenere la sicurezza commerciale e alimentare. Inoltre, la Cina ha in programma di installare in Uruguay una sede logistica di pesca dell’Atlantico del Sud.

Anche i governi di Giappone e Russia prendono in considerazione l’Uruguay nei loro piani espansivi e di sviluppo e, per quanto riguarda le aziende, il settimanale locale Búsqueda ha rivelato che il vicepresidente del gruppo bancario spagnolo Santander, José Antonio Álvarez, ha visitato l’Uruguay lo scorso marzo e si è riunito con i principali candidati alle elezioni presidenziali del prossimo ottobre.

D’altra parte, la multinazionale finlandese UPM prosegue a lavorare al suo progetto di installare in Uruguay lo stabilimento di cellulosa più grande del mondo con un investimento di oltre 2 miliardi di euro, cifra che presupporrebbe la costruzione di infrastrutture ferroviarie e portuarie, oggetto di negoziati tra Montevideo ed Helsinki ed esplicitamente discussi durante la visita ufficiale del presidente Vázquez in Finlandia lo scorso anno. 

L’Uruguay suscita dunque grande interesse sia nelle multinazionali che nelle grandi potenze internazionali, ma la verità, secondo gli economisti, è che alla base della prosperità del paese continua a esserci l’agricoltura e, più concretamente, le esportazioni di soia in Cina. Solo il raccolto della soia e la sua vendita al colosso asiatico possono sistemare il bilancio 2019 e aggiungere un altro anno di crescita economica allo straordinario periodo di espansione economica del paese.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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