Spagna al voto: socialisti favoriti, rischio di un nuovo stallo politico

Pubblicato il 28 aprile 2019 alle 6:10 in Europa Spagna

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Trentasette milioni di spagnoli sono chiamati oggi, domenica 28 aprile, alle urne per eleggere le nuove Cortes, 350 deputati e 266 senatori, per la XIII legislatura dal ritorno del paese alla democrazia nel 1977.

I sondaggi, che non si pubblicano nell’ultima settimana di campagna elettorale, prevedono l’affermazione del Partito socialista (PSOE) del premier Pedro Sánchez. Tuttavia Sánchez, secondo gli istituti demoscopici, non raggiungerà la maggioranza assoluta, nemmeno alleandosi con Unidas Podemos (UP), la coalizione di sinistra radicale guidata da Pablo Iglesias. Potrebbe essere necessario per il premier allearsi con le formazioni nazionaliste locali, prima fra tutte Sinistra Repubblicana di Catalogna, la formazione indipendentista che dovrebbe conquistare la maggioranza dei seggi in Catalogna.

Le tre formazioni di destra potrebbero superare in voti le due forze di sinistra, ma non basterebbe, sempre secondo i sondaggisti, a conquistare un numero di seggi sufficienti a governare. Il Partito Popolare (PP) è favorito sui liberali di Ciudadanos (C’s) per la corsa interna al centro-destra spagnolo, mente Vox, la formazione di destra radicale, dovrebbe fare il suo ingresso in parlamento, riportando l’estrema destra alle Cortes per la prima volta dal 1982, e secondo alcuni istituti potrebbe anche essere la terza forza dopo socialisti e popolari. Lo scorso gennaio tre partiti di destra si sono alleati, nonostante le distanze tra Ciudadanos e Vox sulla maggior parte dei temi sociali, per il governo dell’Andalusia (un bicolore PP-C’s con l’appoggio esterno di Vox), la regione più grande e più popolosa del paese.

Il rischio di uno stallo politico dopo il voto è forte, dato l’alto prezzo che le formazioni nazionaliste potrebbero imporre a Sánchez, e al fatto che una potenziale maggioranza Socialisti-Ciudadanos è al momento esclusa dai liberali.

Il sistema, che distribuisce la maggioranza dei seggi in province piccole e poco popolose, non favorisce la destra, divisa su tre candidature forti, e penalizzerebbe i socialisti solo in caso di crescita di UP.

I sondaggi non tengono conto dei due dibattiti a quattro, in cui il premier Sánchez si è confrontato con il liberale Rivera, il leader di UP Iglesias e il popolare Casado. Secondo le rilevazioni in tempo reale, in entrambi i dibattiti il grande protagonista è stato Albert Rivera, anche secondo i media considerati “di sinistra”, assieme a Pablo Iglesias, il che potrebbe aver inciso sugli indecisi, oltre il 23%.

Attesa un’alta affluenza per la polarizzazione della campagna elettorale, in cui il liberale Rivera ha smentito in più occasioni possibili accordi con i socialisti, con cui negli anni scorsi aveva stretto accordi di governo sia a livello locale sia nazionale. La posizione di Rivera ripresenta il clivage destra-sinistra che sembrava tramontato con la fine del bipolarismo. Il voto per posta, permesso per chi risiede fuori dal comune dove vota, ha superato ogni record, mandando in tilt il sistema previsto dalle poste spagnole e dando adito a numerose polemiche.

Nella Spagna che oggi è chiamata alle urne il voto andaluso dello scorso dicembre pesa particolarmente, non solo per l’inedita alleanza delle cosiddette “tre destre”, ma anche perché allora tutti i sondaggi prevedevano una facile affermazione dell’esecutivo socialista uscente. Una previsione dimostratasi poi totalmente erronea.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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