Iran: dopo sanzioni USA, recedere da trattato di non proliferazione nucleare è “un’opzione”

Pubblicato il 28 aprile 2019 alle 16:04 in Iran USA e Canada

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L’Iran, in seguito all’intensificarsi delle sanzioni statunitensi, ha annunciato che potrebbe uscire dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP), mentre un generale iraniano ha avvertito che la marina americana è in contatto con i Guardiani della Rivoluzione, nonostante siano stati recentemente proscritti da Washington.

Nella giornata di domenica 28 aprile, il ministro degli Esteri di Teheran, Mohammad Javad Zarif, ha annunciato che il Paese sta passando al vaglio varie opzioni, tra cui quella di rescindere dal trattato di non proliferazione dell’energia nucleare (TNP). A renderlo noto è stata l’emittente nazionale IRIB, che ha riportato le parole del ministro: “Le scelte della Repubblica Islamica sono numerose, e le autorità del Paese le stanno considerando… Uscire dal TNP è una di queste”. L’Iran aveva già in passato minacciato di uscire dall’accordo, quando il presidente americano, Donald Trump, si era mosso per far uscire gli Stati Uniti dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’accordo sul nucleare firmato a Vienna, il 14 luglio 2015, da Washington, l’UE, Mosca, Pechino, Berlino, Londra e Parigi con Teheran.

Separatamente, il capo di Stato maggiore delle forze armate iraniane ha affermato che il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica iraniano, organo militare che monitora la sicurezza nelle acque del Golfo e nello Stretto di Hormuz, non ha rilevato alcun cambiamento nella condotta dell’esercito americano nei suoi confronti. Il generale maggiore Mohammad Baqeri, domenica 28 aprile, ha spiegato che le navi militari americane sono obbligate a rispondere al passaggio dei Guardiani della Rivoluzione iraniani lungo lo Stretto di Hormuz, e che tale procedura resta a presente invariata.

Mercoledì 24 aprile, Zarif aveva commentato l’aggiunta del Corpo dei guardiani della rivoluzione alla lista nera di Washington affermando che si tratta di una “mossa assurda”, ma aveva altresì fatto intendere che il Paese non ha in mente di rispondere militarmente a tale decisione, a meno che gli Stati Uniti non vogliano anche cambiare le regole di condotta che sanciscono il modo in cui le forze nordamericane interagiscono con quelle iraniane. Washington, da parte sua, non ha finora palesato una simile intenzione.
Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, come anche alcuni importanti comandanti dell’esercito, ha minacciato di perturbare la rotta commerciale e i carichi di petrolio provenienti dai Paesi del Golfo qualora Washington cerchi di danneggiare le esportazioni petrolifere di Teheran. La tenente Chloe Morgan, portavoce del Commando Centrale delle forze navali statunitensi, domenica 28 aprile, ha affermato che lo Stretto di Hormuz è una rotta marittima internazionale, e minacciare di chiudere tale tratta avrebbe un impatto sulla comunità internazionale e minerebbe il libero flusso commerciale, e la libera navigazione. In tal senso, Washington è pronta a “rispondere a ogni atto di aggressione”. L’agenzia di stampa locale semi-ufficiale Fars ha citato le parole del maggiore generale Baqeri in merito all’ipotetica reazione di Teheran; l’uomo ha affermato che il Paese non intende chiudere lo Stretto di Hormuz, a meno che le ostilità non raggiungano livelli che “non permettano di evitarlo”. In particolare, Baqeri ha spiegato che “se il nostro petrolio non passa, allora non passerà per lo Stretto di Hormuz neanche il petrolio di altri Paesi”.

Lo Stretto di Hormuz divide la Penisola arabica dalle coste dell’Iran, mettendo in comunicazione il Golfo di Oman a sud-est, con il Golfo Persico a ovest; così facendo, lo Stretto connette i produttori di petrolio greggio ai mercati dell’Asia Pacifica, dell’Europa, del Nord America, e vi è pertanto un enorme traffico commerciale e di petroliere.

I rapporti tra Iran e Stati Uniti sono peggiorati da quando gli USA si sono ritirati unilaterlamente dall’accordo sul nucleare del 2015, l’8 maggio 2018. Di conseguenza, Washington ha reimposto una serie di misure punitive contro Teheran. Il 5 novembre 2018, il Dipartimento del Tesoro ha annunciato il pacchetto di sanzioni più grande di sempre contro l’Iran, che ha colpito oltre 700 individui e società iraniane. L’obiettivo a breve termine delle misure, secondo un comunicato del Tesoro rilasciato in tale occasione, era quello di impedire che il Paese mediorientale continuasse a finanziare le proprie attività maligne e ad esercitare una forte pressione sulla regione. La finalità ultima è quella che l’Iran sia spinto a trattare un nuovo accordo, in cui si impegni a non portare avanti nessun tipo di sviluppo o acquisto nucleare o missilistico. Recentemente, l’1 aprile, il governo degli Stati Uniti ha annunciato che sta considerando l’imposizione di ulteriori sanzioni contro l’Iran, che potrebbero andare a colpire alcuni settori dell’economia della Repubblica Islamica, non ancora toccati dalla crisi diplomatica tra i due Paesi. La Repubblica Islamica, in risposta, ha condannato l’atteggiamento americano e ha accusato Trump di fare del “terrorismo economico”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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